direttore Paolo Di Maira

Intervista con Andrea Rocco

di Paolo Di Maira


Che effetto fa essere corteggiati?
Come tutti i corteggiamenti genera una sensazione di gratificazione e diffidenza assieme.
Ci gratifica perché in questo atteggiamento ci vediamo non solo la ricerca di nuove risorse, ma anche il riconoscimento di un ruolo, della nostra presenza sul territorio.


Però siete anche un po’ preoccupati”¦
Preoccupati perché ci si chiede di fare cose per cui non eravamo nati. Per questo abbiamo voluto fare il Film Commission Day proprio adesso. Eravamo nati per promuovere le location e in parte le risorse umane del territorio, e questo ci sembrava esaurisse il nostro ruolo.
Inizialmente pensavamo alle grandi produzioni statunitensi”¦
Le cose sono andate diversamente
Ci siamo resi conto che bisognava lavorare molto sull’Italia, che lì era il nostro pane.
Che non esisteva solo il cinema, anzi: in questi dieci anni di profondi mutamenti, si sono sviluppati altri generi , la fiction televisiva, il documentario, il videoclip”¦


Quali sono i nuovi ruoli cui venite sollecitati?
Le richieste che ci vengono fatte, ma anche le nostre offerte, si sono evolute verso un sempre maggior sostegno alle produzioni.
Quello dei finanziamenti è una competenza nuova per noi.


Vi si chiede addirittura di gestire l’intera politica cinematografica sul territorio, alludo alle dichiarazioni di Sovena, ma anche alla proposta di legge presentata dalla Lega”¦
Non voglio entrare nel merito di questioni politiche.
Il problema è che i ruoli delle FC diventano sempre più complessi, anche se escluderei quello attinente alle sale cinematografiche, una competenza che ci è estranea.
Questi nuovi orientamenti devono fare i conti con il fatto che ogni FC ha una storia diversa, una diversa forma giuridica, alcune sono strutture interne alle Regioni, altre sono Fondazioni, altre sono associazioni.
C’è poi il problema della gracilità  di alcune strutture, e questo incide sulla loro capacità  di lavoro.
Altro aspetto importante da considerare è che le FC sono nate all’interno di sensibilità  di governi locali molto differenziate l’una dall’altra, perciò abbiamo strutture diverse, alcune gestiscono fondi di sostegno e lavorano sul turismo, altre no. I
l panorama è molto frastagliato, e non è stato un male, perché ha permesso di sperimentare strade diverse.
Io credo che questo sarà  uno dei terreni su cui ci confronteremo.


Lei un’idea se l’è fatta?
Dire uniamo tutto e rendiamo tutto omogeneo a livello locale, affidando le decisioni a una struttura centrale, non credo sia possibile.
Dire: vediamo le proposte dei territori e cerchiamo di indirizzarle in modo che stiano dentro il buon senso, questa penso sia una via percorribile.
Forse sarebbe bene partire dall’esperienza del territorio e avere un confronto con il governo centrale sugli indirizzi. 


Occorre dunque un salto di qualità . Sarete in grado di farlo da sole o sarà  inevitabile l’intervento esterno?
Il coordinamento che presiedo assieme a Giorgio Fossati e Maurizio Gemma, pur lavorando con scarse risorse ha molto aiutato la crescita del fenomeno.
Esempi di altri paesi ci dicono che un sistema di autogoverno è necessario, ma questo non vuol dire che debba essere conflittuale con il governo centrale.
Credo che sia difficilmente praticabile un modello centralizzato e dirigista, anche perché i quattrini arrivano dai governi locali.
E’ necessario mantenere la pluralità  delle vocazioni dei singoli territori di cui le FC sono espressione.
Questo non esclude che ci si possa muovere in un quadro nazionale”¦


Potrebbe essere la promozione all’estero un terreno su cui sperimentare il lavoro assieme?
Senz’altro qui l’omogeneità  ha un senso.
La nostra tendenza è sempre stata quella di presentarci uniti. Ultimamente abbiamo sperimentato un ottimo rapporto con l’ICE e l’UNEFA


L’ICE ha provveduto anche al finanziamento del FC Day. Il Ministero dei Beni Culturali, invece non ha dato un euro.. ed è già  da un pezzo che non finanzia le vostre iniziative. Come mai?
Un po’ perchè siamo caduti sotto la scure dei tagli, un po’ perché il nostro ruolo è trasversale.
Noi abbiamo una valenza che non rientra solo nell’ambito delle attività  culturali.
Abbiamo una forte vocazione allo sviluppo economico locale, cosa che non rientra negli obiettivi del Ministero dei Beni Culturali.
Ma battere cassa non rientra negli obiettivi della Giornata.


Qual è l’obiettivo del Film Commission Day?
Fare il punto su quello che è stato, come è cambiato il nostro ruolo e quale sarà  quello futuro.
Avere uno sguardo aperto a quello che sta succedendo in Europa ( per questo abbiamo invitato ospiti stranieri importanti), aprire il confronto con entità  esterne al settore audiovisivo, come il turismo e le attività  produttive.


Il day after come se lo immagina?
Bisognerà  iniziare a lavorare sulle nuove competenze: in questo incontro vogliamo convincere le istituzioni, comprese le nostre (Regioni e Conferenza Stato Regioni) a dare maggior sostegno alle FC per metterle in grado di assolvere ai nuovi ruoli.
Quello che sono sicuro uscirà  fuori dalla giornata è il riconoscimento dell’esistenza di una rete che copre sostanzialmente tutto il territorio nazionale.
L’Associazione rappresenta 18 Film Commission sulle 20 esistenti, in grado di garantire risposte adeguate ai principali interlocutori, i produttori, più o meno ovunque.
18 su 20: mancano Toscana e Sicilia Sono assenze che dipendono da dinamiche interne.
Alcune FC sono prima uscite poi rientrate nell’Associazione.
Confidiamo che anche Toscana e Sicilia possano presto rientrare.

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