direttore Paolo Di Maira

INCONTRI/Il Rumore dello Strappo

Chiedermi se mi sono piaciuti i film tratti dai miei libri è un po’ come chiedere ad un sedicenne se la sorella di quindici anni è bella o no”¦
E’ impossibile dirlo!”

Con questa risposta all’ argentino Alberto Manguel, Alessandro Baricco ha aperto la conversazione che ha visto i due scrittori confrontarsi sul rapporto che la letteratura ha con il cinema.
L’evento ha avuto luogo nel mese scorso a Odeon Firenze, nell’ambito del Premio Vallombrosa- Gregor Von Rezzori.


Ma Baricco non si sottrae alla domanda:
“Mi piace “” dice – l’idea che mi rubino una storia, strappandola al mio mondo per riconsegnarla ad un altro, anche quando si sente forte il “rumore dello strappo. Penso a “900”: è stata una bellissima sensazione vederlo “entrare” nel mondo coerente e coeso di Tornatore, che è l’eredità  vivente del melodramma nel cinema italiano.”
Tornatore offre a Baricco lo spunto per riflettere sulle diverse abilità  richieste alla letteratura e al cinema, che ubbidiscono ciascuna a proprie logiche.
“In “900” il personaggio femminile non c’era, ma Tornatore mi disse che è impensabile realizzare un film di tale budget senza una bella donna, perché il cinema è “˜sporco’, è commerciale anche nelle sue interpretazioni più alte.
Ha delle regole in cui è necessario incasellare tutta la nostra libertà  letteraria, e il talento del cineasta sta proprio nel non farle percepire allo spettatore, che, senza rendersene conto, si lascia condurre a spasso come un cagnolino”.


“E’ curioso anche vedere l’uso che il cinema fa dei materiali che tu gli metti a disposizione.
Per ragioni esclusivamente ritmiche avevo scritto di 900 che, scendendo dalla nave, si toglie il cappello e lo lascia cadere.
Quando ho visto la riduzione teatrale, ma soprattutto il film di Tornatore, mi sono reso conto che proprio su questo gesto del cappello, che io consideravo materiale di scarto, era stato costruito tutto un mondo, da parte di chi aveva evidentemente una visione altra.”


E anche i problemi, e i limiti che il cinema vede nei romanzi non corrispondono mai a quelli che uno scrittore immaginerebbe:
“Il mio ultimo libro “Tutti gli uomini sono bugiardi”, – dice Manguel, – è una storia raccontata cinque volte da cinque angoli diversi, e non so figurarmi come potrebbe essere rappresentata sullo schermo”
“Questo sicuramente sarebbe il minore dei problemi”,- gli fa eco Baricco, portando ad esempio invece un’altra difficoltà  con cui si è scontrato durante la trasposizione di “Seta”:
“Il protagonista maschile non ha uno sviluppoche lo fa uscire dalla storia modificato. Non è un uomo d’azione: è il mondo intorno a lui che si muove, lui si limita ad osservare e non incide quasi per niente su ciò che lo circonda. Questo al cinema in genere non piace, non funziona.”

E a proposito di quello che il cinema cerca nei libri, Baricco ha modo di parlarne ampiamente, quando Manguel lo invita a scegliere un romanzo da cui trarrebbe volentieri un film:
“Non rifarei mai i libri che amo di più, perché mi mancherebbe la freddezza.
Un autore adatto al cinema (e che infatti il cinema ha ampiamente utilizzato) è Conrad, di cui non apprezzo particolarmente lo stile di scrittura.
Nei suoi romanzi, però, si trovano sempre quattro o cinque scene che ogni regista vorrebbe girare; degli splendidi personaggi per i quali mi viene subito in mente il casting e un plot forte, strutturato.
La sua scrittura è piena di cose a cui devi credere perché non sono descritte precisamente, e questo suscita in un regista il desiderio di tradurle visivamente .
Dagli aggettivi che “˜appioppa’ a Kurtz, ad esempio, non se ricava niente: io l’ho visto, finalmente, solo in “˜Apocalipse Now’ ” .


Baricco sembra assecondare la regola secondo la quale da libri modesti si traggono bellissimi film:
“Il finale di “Full Metal Jacket” rivela tutta la grandezza di chi sa fare cinema. Un gruppo di soldati americani ventenni tornano nella notte da un’operazione di guerra: le loro sagome prendono corpo nel buio solo grazie al bagliore di un incendio che scoppia in lontananza. E intonano la canzone di Mickey Mouse, che dal Vietnam ci riconduce idealmente in America, nel benessere delle casette a schiera da dove probabilmente loro provengono.
Ero convinto che questa fosse un’idea di Kubrick, e invece, andando a rileggere il romanzo di scarso successo da cui il film è stato tratto, mi sono accorto che questa descrizione era già  lì, condensata in poche righe.
Mi è sembrato di rivedere l’iter creativo di Kubrick dal momento in cui l’aveva letta fino alla messa in scena.
“L’atteggiamento del cinema nei confronti della letteratura è predatorio, ed è per questo, spiega Baricco, sollecitato dalla domanda di Manguel, che non ci possono essere romanzi tratti da film:
“Uno scrittore è troppo presuntuoso e narcisista per pensare di “˜rubare’ da qualcun altro, mentre chi fa cinema è un vampiro.”


 


IL MERCATO/Tanti Libri al Festival del Film di Roma
Nello scorso giugno in viale De Coubertin, quartier generale del Festival del Film di Roma, si registrava un’affluenza inusuale: non film ma libri, tanti libri, che gli editori, convinti del loro forte potenziale per una trasposizione cinematografica, hanno inviato fino all’ultimo momento ( la deadline era il 18 giugno) al Festival.
E’ l’effetto di “Industry Book”: progetto prodotto da Fondazione Cinema per Roma insieme alla Associazione Calipso, l’Associazione Italiana Editori ( AIE), ANICA e APT, che avrà  la sua prima edizione domenica 31 ottobre al Grand Hotel Flora di Via Veneto, all’interno della prossima edizione di The Business Street (28 ottobre “” 1° novembre) .
Sarà  una giornata d’ incontro tra il mondo della narrativa e quello dell’audiovisivo.
Ispirandosi al modello di “New Cinema Network”, basato sulla selezione di storie e progetti e su incontri mirati, “Industry Book” inaugurerà  una piccola “˜vetrina’ in cui gli editori presenteranno i propri progetti/romanzi ai produttori interessati.
Saranno dodici titoli , frutto di una selezione di un comitato costituito da rappresentanti di ANICA, l’APT, Associazione Calipso, Festival del Film di Roma. Entro fine agosto si conosceranno i titoli della “fortunata dozzina” .

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