direttore Paolo Di Maira

IL PRODUTTORE ESECUTIVO/Perdiamo Competitività 

di Marco Spagnoli


L’Italia continua sempre ad attirare l’interesse delle produzioni, ma senza Tax Credit tutto diventa complicato, se non impossibile. Non riusciamo a competere con chi, invece, è dotato di strumenti di incentivazione e defiscalizzazione molto importanti”.
Marco Valerio Pugini, Presidente dell’Associazione dei Produttori Esecutivi (APE) insiste:
“Non ci facciamo illusioni; l’Italia sarà  sempre più cara di altri paesi.
Il problema è che senza Tax Credit il divario con i costi degli altri paesi sarà  esorbitante e non ci sarà  alcuna convenienza a lavorare qui da noi.”


Anche rispetto ai paesi dell’Est?
Non solo: oggi, per certi versi, è più conveniente lavorare perfino in Gran Bretagna, perché anche se i costi di produzione sembrano più alti rispetto a quelli italiani, ecco che sono i nostri costi aggiuntivi, contributi previdenziali, tasse regionali, personale tecnico produttivo ed amministrativo doppio o triplo (data la complessità  dell’apparato burocratico) rispetto agli altri paesi europei, a rendere tutto più alto, appesantendo il budget.


Quindi?
Dobbiamo guardare avanti a fare lavoro di squadra per mantenere il Tax Credit.
Senza, non ce la faremo mai.
Inoltre, dobbiamo avere accanto a noi le istituzioni che sono il nostro punto di riferimento: il Mibac, ma soprattutto le Film Commission e gli uffici cinema degli Assessorati alla Cultura.
Roma, ad esempio, non è più “˜cinema friendly’.
Viene il sospetto, però, che la difficile situazione del nostro settore sia un riflesso di una generale crisi del paese.


Una disfatta?
Tutt’altro. La resistenza italica è proverbiale, e dobbiamo sfruttare il più possibile questo momento di crisi, per reagire e farci venire le idee migliori.
Anche perché il “˜prodotto Italia’ è molto richiesto all’estero e questa attenzione nei confronti del nostro paese non sembra, comunque, subire alcuna flessione.
Quello che sarebbe importante, oggi, è riuscire a costruire una rete per snellire i tempi di risposta e per allinearci il più possibile all’orizzonte produttivo europeo.
Il cinema è un’industria molto veloce e, la pubblicità  lo è ancora di più. La produzione di uno spot può iniziare anche solo dieci giorni dopo lo stanziamento del budget.
Non si può rischiare che siano le lunghezze della burocrazia a minare questo processo produttivo. Un minimo di trenta giorni e un’attesa di quattro mesi costituiscono dei tempi inaccettabili. E non è detto che la risposta sia positiva.


Cosa la preoccupa di più?
Il fatto che la politica consideri il nostro un settore secondario e non strategico e sia, più in generale, distratta rispetto al sistema industriale del nostro paese.
C’è poca voglia di rinnovamento.


Il futuro?
Attualmente le grandi produzioni cinematografiche in Italia sono poche. La produzione esecutiva, però, riguarda tanti piccoli lavori che vanno dallo spot al reality show e questi, fortunatamente, non mancano. Anche qui, però, c’è un problema: nonostante i nostri associati fatturino milioni di euro e portino ricchezza in Italia, nessuno se li fila, perché solo il grande film con la star desta qualche attenzione.
A fronte di poche produzioni hollywoodiane, avremo avuto circa duecento tra documentari, spot e reality show che, sommati, hanno generato buoni profitti per l’Italia. Perché non dedicare attenzione a questi prodotti?


Allora è ottimista?
A patto che venga confermato il tax credit esterno ed interno, e tutti quanti si rimbocchino le maniche.


E senza Tax Credit?
Cambierà  tutto: solo le grandi produzioni avranno la possibilità  di sopravvivere, perché la maggior parte del lavoro svolto qui da noi finirà  all’estero.

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