direttore Paolo Di Maira

IL CINEMA CHE VERRA’ / La sala (non) può attendere

Il pubblico ha voglia di tornare in sala: ne sono sicuri Carlo Verdone e Francesca Cima, Presidente della Sezione Produttori di ANICA, intervenuti a “Il Cinema che verrà”, l’incontro organizzato dal Festival del Cinema Europeo di Lecce che si è svolto ieri, 8 gennaio, guidato dal direttore del festival Alberto La Monica e da Laura Delli Colli. 
La questione è quando questo potrà avvenire e se ciò permetterà di salvare tutte le sale, “ci auguriamo che, anche grazie ai sostegni che il governo ha dato agli esercenti, riusciremo a non chiudere neanche una sala” afferma il presidente dei distributori di ANICA Luigi Lo Nigro. Manifesta la sua preoccupazione in questo senso Mario Lorini, presidente dell’ANEC, citando le 1350 strutture associate, “siamo i più numerosi”, dice, e si dichiara disponibile a ripensare la politica di gestione delle sale verso un maggiore dinamismo, “che consenta di recuperare il pubblico e in special modo quello dei giovani, che più di tutti hanno voglia di uscire di casa”.

“Per riallacciare il filo emotivo con spettatori servono film importanti e a tesi, – aggiunge Lo Nigro, visti anche gli slittamenti pazzeschi dei film americani: il prodotto italiano è dunque determinante per la ripartenza.”  Fra i titoli nostrani che “non hanno ceduto alle lusinghe delle piattaforme e aspettano le sale”, Lo Nigro cita “Non ci resta che il crimine” di Massimiliano Bruno, “Freaks out” di Gabriele Mainetti, “Diabolik” dei Manetti Bros, “Tre piani” di Moretti (che ha detto no anche a Cannes online e “speriamo possa essere quest’anno sulla Croisette”) e “Si vive una volta sola” di Carlo Verdone, uno dei titoli più ‘bastonati’ dalla pandemia, in stand by dal 26 febbraio scorso, data in cui doveva andare nelle sale, e per il quale l’investimento promozionale era stato ingente.

Non si da per vinto, Verdone però, ricordando i danni ben più gravi che il Covid ha prodotto, e augurandosi che le cose inizino a cambiare a primavera, ribadisce la decisione, presa in accordo con la produzione di “aspettare la sala finché sarà possibile”. Nel frattempo, racconta, “ho scritto molto: la sceneggiatura della serie tv “Vita da Carlo”, autobiografica e romanzata, 10 puntate da girare fra 3 4 mesi, il soggetto di un nuovo film, e poi il seguito della serie.”
Sono le serie, infatti, i prodotti che si stanno girando in prevalenza, ricorda il il regista romano, che ci tiene a precisare:
“Io però non abbandonerò mai il cinema che è mio vero lavoro, la mia sfida, il mio inizio importante.”

Sulla questione cinema-serie tv torna Francesca Cima, che precisa che “come produttori riaffermeremo la necessità che i due settori in cui si divide nostro ecosistema convivano e si mantengano, perché esiste uno fondamentale scambio creativo e di maestranze fra i due.” Non è dunque vero, conclude, che i produttori si sono buttati sulle serie, “inseguendo la tendenza economicamente allettante del momento e dimenticando i film. In realtà se ne stanno girando molti, direi che tutti i nostri associati sono al lavoro. C’è stato un momento in cui era addirittura difficile trovare le persone, anche perché quasi tutti i protocolli adottano orari ridotti, per cui si lavora più a lungo e abbiamo investito sul personale, le troupe si sono ingrandite, è stata introdotta figura del Covid manager, abbiamo i presidi sanitari presenti sul set…”

Fra le categorie che hanno individuato anche delle opportunità nuove da questa pur penalizzante situazione, c’è quella dei festival: quasi tutti trasferiti online, (con alcune eccezioni come Bergamo Film Meeeting, la cui 38° edizione non si è svolta), molti hanno conquistato nuovo pubblico, tanto che, sottolinea Chiara Valenti Omero, Presidente dell’Associazione Festival Italiani di Cinema, anticipando i risultati di un questionario a cui AFIC sta lavorando, “fra i circa 200 festival che hanno risposto ad oggi, più della metà dice che farà versioni ibride, il ritorno in presenza totale non sarà l’unica soluzione. Il fatto di andare sulle piattaforme ha consentito di intercettare il loro pubblico che spesso non conosceva i festival e ha iniziato a seguirli in questo modo. Un pubblico che va mantenuto.”

Anche Stefano Francia di Celle direttore del Torino Film Festival, ha evidenziato l’opportunità di arrivare in luoghi e a fasce di pubblico che normalmente erano escluse dal festival, come, ad esempio, “il mondo della scuola, su cui abbiamo investito molto quest’anno, costruendo un grande laboratorio di relazioni che speriamo di svolgere con più agio nel 2021, in sala anche.” Perché il rapporto con la sala, comunque, ribadisce di Celle, resta fondamentale per noi, e ci impegneremo per risarcire il nostro pubblico recuperando le cose che abbiamo fatto solo online.”

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