direttore Paolo Di Maira

IL CASO/Vivere e girare a Scampia

“A Scampia la domenica è un giorno peggiore degli altri. E’ lontano da tutto e vicino a niente”. L’immagine è pescata dentro uno dei frequenti articoli pubblicati nello scorso gennaio sul quotidiano “Il Mattino” di Napoli, nei giorni della polemica divampata sulla fiction televisiva “Gomorra, la serie”, ispirata al romanzo di Saviano, e ambientata a Scampia.
Difficile sfuggire a tentazioni “letterarie”, anche per un giornale che meglio di altri capta gli umori della comunità locale.
Inevitabile che questo “rischio” possa correrlo un prodotto di finzione: rischio che ha messo in allarme la comunità di Scampia, preoccupata che la fiction tv rilanciasse il binomio Scampia-camorra.
Alla protesta ha dato forma Angelo Pisani, presidente della Municipalità di Scampia, che, stando alle cronache, avrebbe negato “qualsiasi autorizzazione allo sfruttamento di immagini e luoghi in danno del territorio”. Insomma: Scampia non vuole Gomorra.Le riprese sarebbero dovute iniziare a fine gennaio, ma le proteste hanno bloccato tutto tranne le polemiche che hanno investito anche i piani alti delle istituzioni locali e gli ambienti intellettuali, coinvolgendo il sindaco De Magistris e lo stesso Saviano, saldando inedite alleanze e rinfocolando vecchie rivalità.
“Se c’è un appunto che devo fare a me stesso – ammette Maurizio Tini, responsabile per il settore televisivo di Cattleya , che produce la serie – è forse di avere un po’sottovalutato la particolarità del territorio, la gravità dei problemi di ordine sociale, ambientale, e anche la grande esasperazione che c’è da parte di tutta la popolazione. Bisognava avere un’attenzione che forse, ripeto, non abbiamo adeguatamente valutato all’inizio: capire come muoversi, spiegare le nostre esigenze, ma stando in ascolto”.
Cattleya ha cercato e trovato un supporto nella Film Commission Regione Campania che, sottolinea il direttore Maurizio Gemma, “aveva da subito segnalato la complessità e la gravità dei problemi di Scampia e delle periferie di Napoli”. Gemma ha avviato un’ opera di mediazione tra una comunità “che si è sentita vittima di un assalto mediatico” e le esigenze e le intenzioni della produzione.E’, questo, un caso, drammaticamente esemplare, di come una Film Commission possa essere partecipe e interprete di esigenze diverse, ea volte contrapposte. Il ruolo è delicato in una terra come la Campania, ancor più lo è a Scampia dove la gente è stanca di essere rappresentata in storie raccontate solo dal punto di vista dei personaggi negativi.

In effetti, Tini lo conferma, nella serie vigono i canoni di “genere”, protagonisti sono i cattivi.
Ma Tini rifiuta l’accostamento a “Romanzo criminale” (anch’esso prodotto per Sky e girato da Stefano Sollima) fatto da alcuni: lì c’era la banda della Magliana che

consentiva una relativa “distanza storica” che la camorra non consente, lì ci si poteva permettere di trattare i personaggi in modo letterario, e ci si poteva affezionare a qualcuno, “ovviamente in termini narrativi”. Niente di questo è presente in “Gomorra”, assicura il produttore: “il giudizio morale che sorgerà nello spettatore sarà inequivocabilmente negativo”.

Ma alla gente di Scampia questo non basta: “premesso che il problema non è raccontare la camorra ma la camorra stessa – tiene a sottolineare Gemma – siamo di fronte a una comunità esasperata, il cui desiderio è che di Scampia si racconti anche la “normalità”.
Da uomo di cinema direi subito che non si può chiedere ad un autore di non raccontare; da cittadino credo vada fatto uno sforzo sia da parte della produzione che da

parte del territorio per trovare soluzioni soddisfacenti per entrambi”.
Così, “in accordo con Municipalità e Comune di Napoli – continua Gemma – ho sondato con Cattleya la possibilità di realizzare un secondo prodotto, parallelo alla serie, dove si racconta il quotidiano, il lavoro delle tante persone per bene che popolano il quartiere.
Vogliamo approfittare della potenza mediatica di Sky e della professionalità di Cattleya per rappresentare, magari anche attraverso lo sguardo di giovani autori locali, chi vive di normalità, chi cerca di contrastare il malaffare con una vita d’impegno sia nelle istituzioni che nella vita civile”.

La proposta ha trovato aperta la porta di casa Cattleya: “avevamo già intenzione di realizzare un bakstage ampliato” dice Tini, “parlando poi con Gemma e alla luce di

quanto stava accadendo, abbiamo pensato che potremmo modificare questa idea iniziale trasformandola in una sorta di documentario, un racconto che documenti la varietà delle esperienze, ad iniziare da quelle dal mondo associativo, molto presente a Scampia”.
Anche se il progetto non è definito (“Dobbiamo avere un’adesione certa da parte di Sky”, che vuol dire trovare una collocazione nel palinsesto) la vicenda “Gomorra, la serie” sta percorrendo una strada nuova rispetto a quella inizialmente imboccata.

Lo spirito di collaborazione si riverbera sul prodotto, che darà maggiore enfasi ai personaggi positivi.
“La storia – precisa Tini – già contiene personaggi che per semplicità possiamo definire ‘positivi’. Quel che faremo, come peraltro è normale che avvenga nella fase di revisione dei copioni, è cercare il massimo dello spessore e della verità nel mettere in scena queste figure”.
E anche per quanto concerne le location “ci siamo resi conto che non sarà possibile girare esattamente in tutti i posti in cui ci sarebbe piaciuto girare, per cui limiteremo le riprese a Scampia allo stretto necessario”, il resto verrà ricostruito in altre zone di Napoli. Prosegue con la Film Commission lo scambio di informazioni, “non solo per la ricerca di location ma anche per l’individuazione di figure professionali locali che possono essere coinvolte e per i rapporti con le istituzioni locali”.

“Ci sono Film Commission che hanno più risorse , quelle che ne hanno meno, e chi come quella della Campania non ne ha per niente”, commenta Maurizio Tini alla fine della conversazione. “ Chi non ha Fondi deve sopperire con un accompagnamento intenso delle produzioni. E’ un lavoro che Maurizio Gemma fa molto bene”. Le riprese avranno inizio il 25 febbraio.

 

 

LA SERIE/Da Saviano a Sollima

“Gomorra. La serie”, è articolata in 12 episodi da 50 minuti l’uno, prodotta da Cattleya e Fandango per Sky Italia; Gianluca Arcopinto è organizzatore della produzione.
Il progetto nasce dal lavoro di Roberto Saviano che ha partecipato anche all’elaborazione del soggetto e collabora alla sceneggiatura dove Stefano Bises è head writer. La supervisione artistica è di Stefano Sollima (“Romanzo Criminale – la serie” e “Acab”) che farà anche la regia dei primi 6 episodi, mentre Francesca Comencini e Claudio Cupellini dirigeranno i successivi sei (tre episodi ciascuno). Le riprese avranno inizio il 25 febbraio e i primi episodi della serie andranno in onda su Sky Italia nella prima metà del 2014.

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