direttore Paolo Di Maira

IL CASO/Ingorgo in Sala

di Marco Spagnoli


L’edizione Sessantasette del Festival di Venezia firmata da Marco Mueller e dal suo team di selezionatori è probabilmente una delle più ricche che nella sua lunga e prestigiosa storia il Lido abbia mai visto.
Un numero impressionante di titoli, in particolare italiani (47, su un totale di 140), si unisce a quelli presenti nelle sezioni collaterali, ma per questo non meno rilevanti e dense di possibili sorprese come “La settimana della critica” e le “Giornate degli Autori”.
L’Italia schiera ben quattro film in concorso: “La pecora nera” dell’esordiente Ascanio Celestini, “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo, “Noi credevamo” di Mario Martone,  “La passione” di Carlo Mazzacurati.


Una presenza enfatizzata dalla sezione Controcampo Italiano e ribadita nei “˜Fuori Concorso’.
Tre titoli per tutti: da “˜Vallanzasca’ in uscita da 20th Century Fox il 22 dicembre, continuando per “˜Gorbaciof ‘ distribuito da Lucky Red e “˜Sorelle Mai’ di Marco Bellocchio.
La rilevanza e l’autorevolezza di Venezia vengono ulteriormente confermate dall’ampia selezione di documentari tra cui spuntano titoli di grandi potenzialità  anche sul piano commerciale come “˜Passione’ di John Turturro (Cinecittà  Luce), “˜Niente Paura “” Come siamo, come eravamo e le canzoni di Luciano Ligabue’ di Piergiorgio Gay (Bim) e l’ultimo lavoro di Giuseppe Tornatore dedicato a Goffredo Lombardo ed intitolato “˜L’ultimo Gattopardo’.


Detto questo, non si possono tuttavia non rilevare i risvolti negativi di quest’abbondanza di prodotto per il mercato delle sale, che ovviamente non riesce ad assorbire una mole così elevata (e qualitativamente molto alta) di prodotto.
Sebbene nel corso degli ultimi anni l’estate cinematografica sia andata, via via, sempre più “˜normalizzandosi’ con una serie di uscite importanti a dispetto perfino di eventi come i Mondiali di Calcio, la rarefazione delle release di titoli italiani continua, in parte, a risentire dell’effetto delle scelte veneziane.
E’ evidente che nell’era dei Multiplex non sono certo i film d’autore a poter risollevare le sorti della stagione estiva, al tempo stesso, però, è altrettanto chiaro che nel corso dei mesi che seguono alla Mostra d’arte cinematografica, molti film non troveranno spazio per uscire nelle sale cinematografiche se non nei primi mesi dell’anno successivo vanificando, di fatto, il possibile benefico effetto promozionale della copertura stampa ricevuta al Lido.

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