direttore Paolo Di Maira

IL CASO/ Borat: Lost in Translation?

di Marco Spagnoli


Uscirà  in Italia il 2 marzo “Borat” il tanto atteso secondo film con protagonista l’alter ego del comico britannico Sacha Baron Cohen.


Una scelta criticata dall’esercizio cinematografico e dalla grande parte dei media all’indomani della presentazione del film al Festival di Roma e del clamoroso successo al box office statunitense.
Una strategia comprensibile viste le problematiche intrinseche alla pellicola.
Da un lato la conquista del botteghino Usa non era per nulla “˜scontata’. Dall’altro in America va in onda da due anni su HBO l’Ali G Show, che ospita regolarmente le strampalate avventure del finto reporter kazakho, ed è quindi stato facile ideare una campagna di marketing che, a partire da una presentazione privata al Festival di Cannes, è proseguita a tappe forzate tra le lamentele delle autorità  del Kazakhistan, accuse di plagio e una proiezione trionfale al Festival di Toronto, replicata qualche settimana dopo in forma più pacata all’auditorium di Renzo Piano a Roma.


Cosa accadrà , quindi, in Italia? L’Amministratore delegato di 20th Century Fox Osvaldo De Santis si dice molto fiducioso e sta approntando una campagna di marketing apposita per il nostro paese.


 La tiepida se non addirittura flebile accoglienza ricevuta dal film nei paesi dove è stato doppiato (Francia e Spagna) dimostra, però, che non basta pensare di importare un fenomeno, bensì è necessario gestirlo secondo le esigenze culturali di un paese.
In questo senso molto dipenderà  dalla riuscita del doppiaggio curato da Tonino Accolla in cui è stata utilizzata la voce di Pino Insegno per doppiare Cohen nonostante i due attori abbiano tra loro ben dodici anni di differenza”¦
Inoltre resta lecito domandarsi se l’umorismo visionario e volgarotto di Cohen si adatterà  al gusto del pubblico italiano.
Basti pensare al fenomeno americano “Jackass” di Mtv, in grado di generare due film di enorme successo in Usa e Uk che “” in Italia “” sono stati spediti direttamente straight on video dalla Uip guidata da Richard Borg.


Ovviamente “Borat” è un evento differente dove attraverso situazioni estreme si affrontano temi seri come pregiudizio, razzismo e ipocrisia ed è dunque destinato ad un pubblico più raffinato e “” potenzialmente “” assai più vasto.


A gettare un’ombra sul risultato finale degli incassi italiani ci si mette, poi, anche l’uscita del Dvd americano che potrebbe avvenire in contemporanea con quella theatrical italiana alimentando come spesso accade una pirateria “” peraltro “” già  molto forte su questo titolo che è uno dei più scaricati dalla rete.


L’uscita di “Borat”, dunque, rappresenta un vero test per il mercato italiano. Non solo dal punto di vista commerciale, ma soprattutto strategico, che potrà  dare molti insegnamenti riguardo la necessità  di calibrare le uscite adattandole al gusto del pubblico del nostro paese. Si capirà  così se il marketing cinematografico dipende in generale più dal fattore tempo o dalle strategie locali.


Cinema&Video International   11/12-2006

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