direttore Paolo Di Maira

IL CASO 1/Barbarossa, primo Kolossal padano

di Adriana Marmiroli


E’ stata polemica prima ancora che venisse girato un solo metro di pellicola sul film “Barbarossa”: lo Stato che finanzia una pellicola filo secessionista dagli intenti propagandistici.
Raccontare la lotta dei comuni lombardi riuniti in lega a Pontida e guidati da Alberto da Giussano che si oppongono al potere dell’imperatore Federico che ne vuole stroncare ogni velleità  autonomista, pareva cosa troppo contigua a certi discorsi politici per non essere sospetta.
Il plauso di Bossi e dei suoi, la presentazione alle feste leghiste, il loro sostegno, avvallo e promozione, tutto ha subito fatto pensare al film di Renzo Martinelli come a un’opera di propaganda incentrata sulla figura del capopopolo milanese più che a un film su un pezzo di storia italiana. «Faccio i film che amo. Ovvio che questo piaccia alla Lega “” si difende Martinelli, che ha portato recentemente i primi 10 minuti proprio a Pontida alla festa della Lega -. Ma piace soprattutto a me, milanese, poter dirigere un film da dedicare al mio territorio. Non ho avuto nessuna ingerenza dall’alto».
E comunque: «Parlo di un imperatore e del suo sogno “” grande e un po’ folle – di rifare l’impero di Carlo Magno, dalla Germania alla Sicilia.
Il possesso delle terre dell’Italia del Nord era fondamentale.
Alberto da Giussano c’entra nel racconto, ma il film non è su di lui».


Tutto questo Martinelli lo ha riassunto in 139 minuti di film (il doppio quando “Barbarossa” passerà  nella versione in due puntate in tv) in cui, allo sfondo storico tratteggiato dal lavoro di studiosi e medievalisti, sono stati aggiunti elementi drammaturgici per dare maggior pathos alla vicenda: Alberto e il suo amore per Eleonora, Alberto la cui vita si incrocia a più riprese con quella del sovrano, i tempi degli eventi storici compressi”¦

«In un film storico non conta l’accuratezza del dettaglio storico, non si tratta di un documentario o di un trattato, ma di cogliere lo spirito del tempo».
Non si teme quindi il rischio una ricostruzione “deviata”, perché di suggerimenti, di suggestioni si tratta.

Opera molto ambiziosa, “Barbarossa” è costata 30 milioni di euro (i finanziamenti sono pervenuti da Rai Cinema, Ministero dei Beni Culturali, Lombardia Film Commission, oltre a un gruppo di investitori privati), impiegate migliaia di comparse, 4500 cavalli, più di 800 scene con effetti speciali.
Insomma un kolossal che aspira a trovare un mercato anche fuori dai confini italiani per il tono epico e lo sfondo medievale e bellico, appassionanti anche nel caso che delle storiche vicende nulla si sappia o nulla interessino.
Molto suggestivo infatti il titolo internazionale, “La Compagnia della Morte” (era il nome del nucleo di combattenti che componevano il cuore dell’esercito lombardo).
Tra gli interpreti Rutger Hauer «carismatico, alto, dal fantastico profilo adunco» nel ruolo di Federico, F. Murray Abraham nel ruolo del Siniscalco Barozzi «il cattivo, una specie di podestà  che tradirà  la sua città Â», Angela Molina, Cecilie Cassel, Kasia Smutniak, Antonio Cupo e Raz Degan in quello di Alberto da Giussano.
«Il suo era un ruolo estremamente fisico “” spiega ancora il regista -. Ho lungamente cercatotra gli attori italiani chi potesse interpretare quel ruolo: Boni, Preziosi”¦ Alla fine ho scelto Degan per quello sguardo che buca lo schermo, per la sua capacità  di resistere alla fatica. E’ uno sportivo, un atleta. Ha cavalcato, combattuto con 12 chili di armatura”¦ Anche se non è imponente “” ma a renderlo tale ci penso io -, funzionava meglio di qualunque altro attore».


Preparato per sei mesi, le settimane di riprese sono state 10, tra giugno e agosto 2008, in Romania, dove è stato ricostruita la città  di Milano («300 metri lineari di mura con due torri e relative porte, la cattedrale, il palazzo consolare, vie e piazze») e dove esiste un’ampia pianura disabitata che si prestava a rifare quella padana.
«Il vero problema è stata l’assenza di materiale iconografico su quel periodo.
E quella Milano è stata distrutta. Abbiamo attinto a quel poco che c’è, abbiamo lavorato per approssimazione».
Un anno circa invece è durata la postproduzione, dal montaggio, all’inserimento degli effetti speciali, alla stesura delle musiche (di Pivio e Aldo De Scalzi).
Martinelli si è sempre molto appassionato alla storia: da “Porzus” a “Vajont”, “Piazza delle Cinque Lune”, lo stesso “Carnera”.
E ora “Barbarossa”.
La storia continua: il regista ci ha infatti raccontato di essere in procinto di avviare un nuovo ambizioso progetto cinematografico incentrato sulla battaglia di Vienna, che nel 1683 vide l’esercito austropolacco- tedesco fermare l’avanzata dei turchi e quindi dell’islamismo in Europa.

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