direttore Paolo Di Maira

BERLINALE/Orso d’Oro ai Taviani

Dopo ventun anni l’Italia ‘riconquista’ l’Orso d’ Oro grazie a “Cesare deve morire” dei Fratelli Taviani, che oltre al premio più prestigioso del Festival si sono anche aggiudicati il premio della giuria ecumenica. Un film in bianco e nero, la messa in scena del “Giulio Cesare di Shakespeare” da parte dei protagonisti, che sono i veri detenuti del carcere romano di Rebibbia (in un momento in cui il cinema e la televisione sembrano particolarmente attenti al mondo dei penitenziari, un esempio per tutti è quello di Werner Herzog, che proprio alla Berlinale ha presentato il suo “Death Row”, la serie di quattro documentari per la tv sui condannati alla pena capitale negli USA).  Ci sono tutti, insomma,  gli elementi per convincere un pubblico internazionale, e non è un caso, infatti, che nei quattro giorni successivi alla sua anteprima, il film sia stata venduto (da Rai Trade) in venti territori.

“Diaz- Don’t Clean Up this Blood” di Daniele Vicari ha conquistato invece il premio del pubblico riservato alla sezione Panorama, assieme al serbo “Parada” e al brasiliano “Xingu”.

L’Orso d’Argento-Premio Speciale della Guria è andato allìungherese “Just the Wind”di Bence Fliegauf, il miglior regista è invece il tedesco Christian Pedoltz con “Barbara”, Rachel Mwanza migliore attrice (“Rebelle”) e il miglior attore Nikolaj Arcel, Rasmus Heisterberg, per “A Royal Affair”, film che ha conquistato anche l’Orso d’Argento alla sceneggiatura.

La fotografia di Lutz Reitemeier  in “White Deer Plain” di Wang Quan’an ha ottenuto l’Orso d’Argento per il rilevante contributo artistico, mentre l’Alfre Bauer Prize (premio intitolato al fondatore del festival, che viene assegnato ad un’opera particolarmente innovativa) è andato a “Tabù” di Miguel Gomez. Il Premio Speciale- Orso d’Argento è invece di “Sister” di Ursula Meier.

Sempre di più la Berlinale si afferma come un momento di grande festa per un pubblico sempre più numeroso e appassionato, ( 300 mila i biglietti venduti)  che, come gli scorsi anni, si è diffuso in tutta la città, grazie anche alla pregevole iniziativa “Berlinale goes Kiez”, che porta il tappeto rosso (e alcune star del cinema) nei cinema di quartiere di Berlino.

Quest’anno la Berlinale ha acquisito una nuova location: la Haus der Berlinale Festspiele, che è stato restaurato l’anno scorso ed equipaggiato con la più avanzata tecnologia per il cinema. Questa nuova sala è nata per  sostituire lo Zoo-Palast, ed è stata inaugurata dal debutto alla regia di Angelina Jolie, “In The Land of Blood and Honey”. Chiuso l’anno scorso per restauro, lo Zoo-Palast riaprirà nel 2013, ma anche allora la Haus der Berlinale Festspiele continuerà a far parte delle sale del Festival, per venire incontro alle richieste di un audience in continua crescita, come dimostra anche il simpatico gesto di Robert Pattison, protagonista di “Bel Amì”, che sul Red Carpet ha regalato ai fans alcune  centinaia di biglietti per una proiezione extra del film, in concomitanza con lo screening ufficiale all’interno del Berlinale Palast)

A fronte di un budget di 19,5 mln di euro (di cui 7 provengono dal fondo federale), la Berlinale genera sulla città un indotto diretto di 66 milioni di euro, che crescono a 122 se si considerano le ricadute indirette.

Come ben dimostra il film dei Fratelli Taviani, la fame di cinema degli spettatori è andata di pari passo con l’eccezionale vitalità del mercato, che conferma l’EFM tra i tre maggiori mercati, assieme a AFM e Cannes.

Più che confermate le rosee premesse di dicembre, quando il Martin Gropius Bau e l’Hotel Marriott, principali venues dell’EFM, già registravano il tutto esaurito. Nonostante la crisi, il mercato del festival del cinema di Berlino rialza la testa rispetto alle ultime due edizioni, quando i professionisti decidevano solo all’ultimo momento se effettuare o meno “l’investimento EFM”. Nonostante il numero delle società partecipanti sia rimasto tutto sommato invariato (da 400 a 403) quello  dei partecipanti è balzato da 6982 a 7800 e quello dei buyers da 1532 a 1700. I paesi che hanno fatto il loro primo ingresso al  mercato sono Filippine, Colombia, Kosovo e Sud Africa.

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