direttore Paolo Di Maira

GIRARE IN ITALIA/ IL GRAND TOUR DEL CINEMA

L’Italia è un paese piccolo che, tranne i deserti, vanta tutti i tipi di paesaggio possibile: ghiacciai perenni, catene montuose, città  d’arte, km di spiagge, scogliere, e da sempre il paesaggio italiano è protagonista di film ma anche di spot pubblicitari e prodotti televisivi di tutto il mondo.
Sono parole di Marco Valerio Pugini: “L’unica differenza è che oggi se ne parla di più, perché si è scoperto il mondo delle società  di service, che fanno da legame fra il nostro paese e le produzioni estere (l’APE ne raggruppa una quindicina e rappresenta quasi il 90% del fatturato della produzione esecutiva in Italia).
C’è poi un’altra fondamentale differenza: prima gli stranieri venivano qui per ambientare il loro film e finivano per girarlo tutto in Italia. Oggi, purtroppo, il nostro paese è utilizzato solo per girare gli esterni: non siamo più competitivi, e non è solo per il problema dell’euro forte, perché anche gli altri paesi europei sono in difficoltà  a venire da noi.”

Può farci qualche esempio?
“Basta pensare a “Pompei”: un investimento di 120 milioni di dollari, che poteva essere realizzato al 100% in Italia, e che invece si girerà  negli studios di Ciudad De La Luz, grazie agli incentivi fiscali spagnoli.
O anche a “Munich”, girato fra Parigi e Budapest.
C’era tutta una parte del film ambientata a Roma, ma si è preferito ricreare la città  a Budapest. Tutto ciò che noi abbiamo è il territorio, per il resto complichiamo la vita.”

In che modo?
“Intanto con le enormi difficoltà  burocratiche, tipicamente italiane. I tempi lunghissimi per ottenere i visti d’ingresso nel nostro paese ne sono un esempio, poi ci sono le problematiche connesse alla restituzione dell’Iva.
Ma soprattutto sarebbe necessaria una politica d’incentivi e agevolazioni, anche dal punto di vista fiscale.”

Eppure sembra che qualcosa si stia muovendo: penso alla Regione Lazio che ha previsto il rimborso anticipato dell’Iva”¦. “Quella della Regione Lazio è un’operazione apprezzabile e intelligente. Sta comunque cercando di mettere riparo ad una prassi burocratica sbagliata, che considera l’IVA come qualcosa di acquisito, che quindi può essere restituita con tutta calma.
Bisogna considerare però che chi va a girare in Inghilterra, ad esempio, ha indietro l’IVA dopo 2 mesi.
Si è tolto un pesante disincentivo, ma per poter parlare di incentivi bisogna far lavorare il mercato italiano.
Siamo arrivati ad una situazione parossistica per cui le società  straniere (e parlo di Europa occidentale) preferiscono portarsi dietro tutta la troupe piuttosto che assumere gli italiani.
Incentivi fiscali mirati al mercato del lavoro forse risolverebbero questa situazione.”

E a questo proposito l’APE è attualmente impegnata in uno studio, che si avvale del patrocinio dell’Ice e ricerca la collaborazione di Cinecittà  Holding.
L’obiettivo è quello di creare una “mappa” degli incentivi fiscali in giro per il mondo, ma soprattutto di capire quali di questi sono stati benefici e quali dannosi per i diversi territori.

“Mi piace il sistema canadese, che prevede un’ incentivazione fiscale a doppio binario, rivolta da un lato alla produzione locale, e dall’altro a quella di service, ma non è detto che si possa trasporre in Italia”.

Può farci un esempio di un incentivo che si sia rivelato dannoso? “Il sistema del “sale and leaseback” utilizzato in Inghilterrra, che adesso è stato abolito. La società  che girava in Inghilterra riceveva un beneficio fiscale che era pari al 15% del preventivo indipendentemente dalla percentuale del film che era girato lì e dalla nazionalità  del cast tecnico. Più che usato è stato abusato.”

Che rapporto avete con le Film Commission italiane?
“Un buon rapporto, su cui puntiamo molto. Ci teniamo ad avere ottime relazioni con loro, con l’Ice, con i vari assessorati. Sono i nostri interlocutori giornalieri, e cerchiamo di cooperare per promuovere il nostro paese all’estero.”


 


Cinema&Video International                         n. 6-7 Giugno/Luglio 2007

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