GIORNATE DEGLI AUTORI/Esordiente di lusso

di Michela Greco


Una panoramica in 11 titoli provenienti da 11 paesi diversi, per capire se è possibile “conciliare la sacrosanta esigenza del dialogo con gli spettatori senza arrendersi all’omologazione dei gusti e del linguaggio”. E’ la missione delle Giornate degli Autori, la sezione parallela e indipendente della Mostra del Cinema di Venezia guidata da Fabio Ferzetti, che quest’anno si terrà  dal 28 agosto al 6 settembre.


Giunti alla 5/a edizione, i Venice Days continuano ad esplorare i territori più innovativi della settima arte, riuscendo spesso ad attirare anche l’attenzione del mercato, che ha premiato le scelte della scorsa edizione con la vendita in vari paesi di titoli come “La zona” di Rodrigo Plà , “Non pensarci” di Gianni Zanasi e “Sotto le bombe” di Philippe Aractingi.


In un programma particolarmente eurocentrico, che comprende 9 prime mondiali, 5 esordi e 4 opere firmate da donne, e che quest’anno si concentra sui “sentimenti, e in particolare sul dissidio interiore provocato dall’infedeltà  verso sé stessi e verso gli altri”, come spiega ancora Ferzetti, spicca il debuttante di lusso Uberto Pasolini, lungimirante produttore di “Full Monty” che ha deciso di esordire alla regia “per colpa” di una storia che lo ha fatto innamorare.
Il suo “Machan” “” co-produzione tra Italia-Germania e Sri Lanka (Studio Urania, Babelsberg Film e Shakthi Films con la collaborazione di Rai Cinegiornate ma e il sostegno di Eurimages e del programma Media) “” nasce da una storia vera riportata anni fa da un lancio di agenzia: 23 uomini cingalesi, alla disperata ricerca di un sistema per emigrare in Occidente, si sono spacciati per la nazionale di palla a mano dello Sri Lanka e hanno raggiunto la Germania, dove si disputava un torneo internazionale, per poi sparire subito dopo.


“Racconto in chiave comica una storia di emarginati e di esclusi che si scontrano con l’ingiustizia delle leggi sull’immigrazione.
Mi è sempre interessato trattare temi seri in modo non drammatico, anche perché questo rende più facile portare le storie al pubblico.
La sfrontatezza con cui questi cingalesi si oppongono a delle leggi assurde ha qualcosa di magico.
E’ un piccolo trionfo di follia e coraggio”, ha spiegato Pasolini.


Dieci settimane di riprese tra Colombo e la Germania con la volontà  di affidare tutto alla storia, “mantenendo invisibile la macchina da presa perché non avevo velleità  autoriali o di particolare grammatica cinematografica.
Ciò che mi interessava di più era trovare il giusto mix tra dramma e commedia, come è riuscito a fare Ken Loach in film come “Piovono pietre” o “Riff Raff”.


Ora però, torno a fare il produttore e mi dedico a un western di Alan Taylor e a un adattamento di “Bel Ami” con Gael Garcia Bernal”.


L’altro italiano alle Giornate è una curiosa opera prima no-budget che promette di creare qualche polverone.
“Un altro pianeta” di Stefano Tummolini (già  aiuto di Ferzan Ozpetek) racconta una giornata sulla sabbia di Capocotta, la spiaggia del litorale romano frequentata da nudisti e gay, e si apre con una cruda scena di sesso omosex.
Girato in digitale con soli 970 euro in sette giorni, il film è stato acquisito per le vendite internazionali da Ripley’s.

Dal “resto del mondo” arrivano, tra gli altri, le opere al femminile dell’argentina Celina Murga, che con “Una semana solos” ritrae un microcosmo popolato solo da bambini “che mettono in scena una crudele parodia del mondo adulto”, spiega Ferzetti, e della francese Sylvie Verheyde, che con “Stella” propone un “I 400 colpi” in rosa.


Forte la presenza dell’Europa centro-orientale con 5 titoli, tra cui il rumeno “Hooked” di Adrian Sitaru, “una stravagante commedia filosofica alla Ionesco, con pochi personaggi, che sarà  senz’altro una delle sorprese di questo festival”, il polacco “Scratch”, una sorta di “Le vite degli altri” retrospettivo e lo sloveno “alla Hitchcock” “Landscape n. 2”.


Nella sottosezione “Ritratti” si vedranno poi altri due titoli nazionali: “Il passato è il mio bastone” di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, in cui i due registi si esercitano in un’irriverente analisi del loro lavoro attraverso gli occhi dei critici, e “Che saccio” di Camille d’Arcimoles, diario di lavorazione che svela la crescita umana e professionale dei due giovani non-attori siciliani che Emanuele Crialese ha portato sul grande schermo in “Respiro” e “Nuovomondo”.


Infine, come ogni anno, la Villa degli Autori ospiterà  incontri e tavole rotonde sui temi più attuali: dai diritti d’autore alle sfide dei nuovi media, dall'”Emergenza cultura” al dossier del “Club des 13” francese, fino al punto sul progetto 100 + 1.


E, tra le curiosità , l’evento speciale dedicato al documentario di Silvio Soldini “Un paese possibile”, viaggio nel mondo della cooperazione italiana.

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