direttore Paolo Di Maira

GAETANO BLANDINI/ DA QUEST’ANNO UNTA VOLO DI COORDINAMENTO

Dottor Blandini, l’Unefa è uscita dall’Anica, è tornata autonoma. Gli esportatori sono scontenti, si sentono abbandonati.
Sono straordinari professionisti, ma”¦ Come mai anche i produttori preferiscono dare i loro film a società  estere?


Dicono che l’abitudine ai minimi garantiti e l’arretratezza del nostro sistema bancario buttano i nostri film in mani straniere.
E’ vero. Il nostro sistema bancario in questo senso è arretrato. Non ha know-how: il cinema è un sistema produttivo ad alto rischio di capitale. E le nostre banche in questo senso sono “prudenti”.


Una nuova legge non potrebbe sbloccare la situazione, incentivare le banche a essere più coraggiose?
Forse si conosce poco, ma la legge Urbani, che era una legge di riordino e che quindi ha solo iniziato a dare delle indicazioni di massima, qualcosa ha fatto. Mentre prima non c’era niente, questa ha creato un primo fondo per la distribuzione del nostro cinema all’estero. Certo le risorse che lo alimentano sono poche “” 300-400mila euro -, ma ha sancito un principio molto importante. E con la legge di sistema il finanziamento può aumentare. Senza polemiche, mi pare però che anche i membri Unefa debbano modernizzare la loro attività . Io ho come avuto la sensazione che negli ultimi tempi si siano un po’”¦ come dire”¦ “addormentati” rispetto ai cambiamenti del mercato. Le loro sono richieste giustissime, ma non c’è novità , non c’è innovazione.


Forse danno per scontato che le loro richieste non verranno esaudite, e preferiscono muoversi per obiettivi minimi e vitali.
Se è vero che “de minimis praetor non curat”, forse la politica dei piccoli passi non paga. Forse sarebbe meglio che dimostrassero una visione più strategica e generale del campo in cui si muovono. Forse dovrebbero cambiare le loro stesse strutture in senso industriale, capitalizzarsi, adeguarsi a un mercato globale. Si basano troppo sul carisma di un titolare che su una struttura aziendale con professionisti a 360 gradi. Sono troppo artigianali, troppo one-man show, troppo piccoli e soli, per non avere il fiato corto. E’ vero, il terreno dell’imprenditoria non è il mio in questo momento, ma conosco bene loro e le problematiche in cui si dibattono. In questo momento il cinema ha bisogno di industria e non di artigianato, di idee e proposte più che di sostegno. Ecco, spero che essere usciti dall’Anica li muova a una progettualità  nuova.


Da parte sua comunque il “pubblico”, visto che risorse non ne ha o ne ha poche, come può intervenire a sostegno del nostro cinema? Spesso si ha l’impressione che sia in grado solo di organizzare manifestazioni di facciata, che però non generano affari.
Da quest’anno abbiamo creato un tavolo di coordinamento delle iniziative all’estero che raggruppa i vari soggetti interessati “” Ministero degli affari Esteri, Ice, Confindustria, Anica “” al fine di organizzare manifestazioni che non siano il fine ma il mezzo. Operando tutti insieme in accordo si dà  maggior concretezza e si razionalizza l’investimento. Abbiamo concluso accordi con India e Cina, che prevedono non solo la creazione di eventi ma anche di accordi industriali. Un altro stiamo studiandolo con l’Argentina: è possibile che un paese che ha una delle più importanti comunità  italiane emigrate non importi neppure un film italiano?


Ma – si dice “” voi fate promozione, non passate alla fase “operativa” e mercantile. Non siete dei “venditori porta a porta” come sanno essere (anche) i soliti cugini francesi di Unifrance che si portano sempre appresso le società  di export dei film coinvolti nelle varie manifestazioni e oppure fanno venire i buyer al cinema con gli appositi screening.
Se si confortano i nostri budget “” 3,5 milioni di euro contro i 22-25 all’anno dei francesi”” si scoprirà  che siamo piuttosto bravini. E noi gli screening li abbiamo organizzati in passato. Adesso c’è la festa del cinema di Roma che ha saputo convogliare l’anno scorso più buyer per il nostro cinema di quanti non animassero neppure il Mifed nei momenti migliori. Perché creare un doppione, quando c’è già  un appuntamento che sta crescendo e piace anche tanto agli stranieri?


 


Cinema&Video International    5-2007

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