direttore Paolo Di Maira

FRIULI VENEZIA GIULIA/ Nasce il fondo per audiovisivo

DIALOGO TRA ALESSANDRO SIGNETTO E FEDERICO POILLUCCI


Signetto: Ho visto la nuova legge cinema che il Friuli Venezia Giulia ha appena approvato, tra l’altro con un solo voto contrario in consiglio, mi risulta”¦Una cosa che mi ha colpito favorevolmente di questa legge è che cerca di convogliare l’impegno di più assessorati, Cultura e Attività  Produttive. Andando nel dettaglio, mi pare che la parte che riguarda il sostegno alla produzione sia la più innovativa: aiuterete i locali in tutte le fasi della produzione.


Poillucci: Sì, la legge parla esplicitamente di fondi allo sviluppo e alla distribuzione; ciò non toglie, peraltro, che un progetto beneficiario di fondo allo sviluppo possa poi accedere anche al Film Fund per la fase di riprese. Quanto alla definizione di “locali”, va detto che non c’è ancora un regolamento definitivo, ma non ci vogliamo irrigidire e stare a guardare la carta d’identità  di chi chiede il fondo; anche la tematica fortemente legata al territorio avrà  il suo bel peso, e penso ovviamente al documentario”¦



S: “¦documentario che questa legge finalmente cita in maniera esplicita e privilegiata, insieme a corto e animazione. Altre leggi dimenticano l’audiovisivo e continuano a parlare solo di cinema, questo vostro fondo invece nasce proprio per questi formati cosiddetti regionali, pur senza escludere a priori la fiction.


P: Il primo fondamentale obiettivo è il consolidamento delle case di produzione locali, e in una regione come la nostra dove i soggetti sono ancora pochini e per la maggior parte abbastanza deboli, pensare di sostenere da subito la fiction sarebbe utopistico”¦


S: “¦in un secondo momento magari”¦ Ci sono in altre regioni europee dei meccanismi che sono stati pensati apposta per questo”¦ penso a Rotterdam dove si danno sostegni a chi gira venendo da fuori, ma questi contributi raddoppiano se c’è un coproduttore locale, in modo che anche chi viene da fuori cerchi nelle società  locali i primi alleati. Capisci bene che chi lavora “casa e bottega” può comodamente continuare così, ma chi è obbligato a confrontarsi con chi lo viene a cercare deve per forza accrescere la sua professionalità .


P: Abbiamo parlato di sviluppo e distribuzione, dimenticando che andremo a sostenere anche la formazione. L’idea però non è quella di tirar su le ennesime quattro mura dell’ennesima scuola di cinema; parliamo piuttosto di borse di studio, formazione di eccellenza”¦


S: Ho visto. Questo ha molto a che fare con le specificità  e con le problematiche del mio ruolo di direttore di Antenna Media, lo sportello italiano del Programma MEDIA dell’UE. Noi ci occupiamo di tutti i settori della filiera del sostegno all’audiovisivo, e tra questi anche il settore della formazione: ebbene, ci sono circa 50 corsi europei di eccellenza nei vari settori… di questi circa 48 non sono italiani… e mi chiamano spesso per chiedere come mai non ci sono partecipanti italiani, e di dare una mano a trovare partecipanti italiani. Allora io comincio a dire che gli italiani hanno qualche problemino con le lingue, e poi che i corsi sono a pagamento”¦


P: “¦beh, noi ci occuperemo solo della seconda cosa, cioè di assegnare borse di studio per pagare i corsi, per il problemino dell’inglese non spetta a noi”¦


S: “¦anche perché, prendendo al volo la tua battuta, per le lingue la vostra legge fa già  abbastanza: c’è l’elemento di valorizzazione delle lingue minoritarie che mi sembra rilevante e sacrosanto. Alle Giornate Europee di Torino abbiamo presentato le politiche di sostegno di Slovenia e Croazia, e credo che abbiate una grande occasione di mettere assieme le forze.


P: Certamente, ricordo un altro panel molto interessante che ho seguito a Torino, quello di due regioni confinanti, Vallonia e Nord- Pas de Calais, che, invece di contendersi gelosamente i progetti, hanno concepito politiche speciali per chi utilizza entrambi i fondi; dici bene, vanno messe assieme le forze, le idee, le capacità , che spesso sono diverse ma complementari. La prima cosa che mi viene in mente, ad esempio, è che la Slovenia ha gli studios e la post produzione, noi abbiamo le location e il Fund alle riprese: credo che se uno viene a fare un film dalla A alla Z a cavallo di questo vecchio confine, vada premiato senza star lì col misurino a contare i giorni di ripresa o le fatture di spesa”¦ci vuole elasticità “¦


S: Mi permetti di parlare anche di quello che è storicamente il tasto dolente, la gamba rotta che spesso in Italia non permette al tavolo di stare in piedi”¦il tavolo dell’audiovisivo intendo”¦


P: “¦dici il broadcaster?


S: Per forza”¦.Quello che mi ha forse colpito di più della vostra legge, anche se poi è una partita tutta da giocare, è che avete avuto il coraggio di dire che andrete a trattare in rapporti paritetici con la sede regionale della Rai. Molte delle questioni irrisolte del sistema televisivo italiano, nonché una tra le maggiori zavorre/alibi del servizio pubblico, è la quasi totale assenza delle sedi regionali, che contano come il due di picche. E invece è chiaro che alcune sedi Rai come Palermo, Aosta, Bolzano e Trieste hanno ancora un ruolo; ma se vengono sollecitate allora possono avere un ruolo positivo, se invece vengono lasciate alla loro quiete, il loro ruolo si svuota di significato.


P: “¦e quest’opera di sollecitazione spetta alle istituzioni.


S: Sì, spetta alle istituzioni andare a dire: “io faccio questo e quest’altro per far crescere una produzione audiovisiva di respiro europeo in questa regione. Ma il respiro europeo me lo dà  solo un’ottica di mercato, che per un prodotto audiovisivo significa poter essere visto. Quindi tu, Rai regionale, devi assicurarmi una messa in onda”.


Cinema&Video International     11/12-2006

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