direttore Paolo Di Maira

FONDI/Girare in Lazio

di Adriana Marmiroli


La Regione Lazio si dota di un Fondo a favore dell’audiovisivo da 15 milioni di euro all’anno. L’annuncio è stato dato durante il RomaFictionFest.
Ormai fuori dalla Film Commission (a gennaio 2011 fu annunciato il recesso, operativo quindi da fine anno), la Regione ha in dirittura d’arrivo una legge quadro a favore dell’audiovisivo, cinema e fiction.
Il comparto è considerato essenziale nell’economia della regione, tuttavia ha conosciuto nel triennio 2007-2009 un calo di circa il 30 per cento di investimenti: quasi tutti “volati” in altre regioni italiane più attive sul fronte delle sovvenzioni alla produzione o addirittura all’estero, in Paesi dai costi più contenuti (Est Europa e perfino Argentina).
Un campanello d’allarme che ha spinto a cercare nuovi strumenti. Ne abbiamo parlato con Alex Voglino, direttore dell’Assessorato alla Cultura Arte e Sport, sotto le cui competenze ricadrà  (almeno inizialmente) la gestione del Fondo:
“Il fondo è già  operativo, perché ne è stata anticipata la costituzione con la legge di assestamento di bilancio 2011 a fine agosto. Quanto alla legge, è stato approvato in Giunta, è passata alla Commissione Cultura del Consiglio regionale e ora l’aspetta solo l’approvazione definitiva con il voto dell’aula”, assicura.


Quali sono le caratteristiche del Fondo?
Il regolamento attuativo non è ancora stato approvato (sarà  in giunta a fine ottobre).
Per questo primo anno pensiamo di aprirlo solo alle produzioni.
A partire dal 2012 vorremmo invece allargarlo a esercizio e distribuzione.
Il fondo nasce con l’intento di combattere la delocalizzazione, a compensazione del maggior costo del Lazio, che è la ragione che i produttori adducono per giustificare la scelta di girare altrove.
Si tratta di un fondo ad esaurimento, rinnovato annualmente, per il quale (a presentazione di fatture quietanziate), la Regione rimborsa una parte delle spese “sotto la linea” fatte da quelle produzioni che sono state girate nel Lazio per almeno il 40 per cento dell’ammontare totale dei costi.


Da chi verrà  gestito il Fondo?
La legge prevede la creazione di un ente denominato Centro Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo a cui farà  capo tutto quanto riguarda questo comparto.
Nelle more della sua creazione (i tempi burocratici sono sempre lunghi e complessi) verrà  gestito dalla Direzione Generale della Cultura della Regione.
Il Centro supplirà  anche all’uscita dalla Film Commission, che a nostro giudizio non si è dimostrata efficace.
Non solo: riassumerà  in sé la funzione di almeno 4-5 diversi organismi a cui ci si doveva finora rivolgere per avere permessi e finanziamenti a livello regionale.
Quando si è insediata, questa Giunta si è trovata di fronte a una politica dispersiva e poco chiara.
Abbiamo pensato fosse essenziale una semplificazione dell’esistente: la nostra risposta è la creazione di un unico interlocutore a cui rivolgersi in materia di audiovisivo e di un unico strumento finanziario .
E’ un suggerimento che ci è arrivato dagli stessi operatori.
Quindi la Film Commission viene svuotata, esautorata.
Io mi sono diplomato Film Commissioner nel 1999 a Denver, Colorado. Credo quindi di sapere cosa sia il lavoro di una FC, ma sinceramente continua a sfuggirmi come l’attività  di quella laziale potesse contribuire a frenare l’emorragia di produzioni dal territorio.


Significa che Roma e altre realtà  locali finiranno col creare proprie Film Commission?
Mi risulta che il Comune di Roma, anche su richiesta della Regione, stia lavorando a una serie di semplificazioni regolamentari e procedurali per favorire chi vuole girare in città .
Ho partecipato ai tavoli di lavoro iniziali.
Mi risulta anche che l’intenzione sia quella di fare un protocollo d’intesa con la Regione, anche perché il Comune è un fondamentale prestatore di servizi, ma non ho notizie di fondi a beneficio delle produzioni.
La cosa migliore sarebbe se anche tutte le provincie adottassero la stessa strada.


L’accesso al Fondo sarà  aperto solo alle produzioni nazionali o anche a quelle internazionali?
Non esistono discriminanti.
Il fondo non fa differenze: anche gli stranieri possono accedervi alle stesse condizioni degli italiani.
C’è da dire che il tetto di spesa massimo – ancora da definire, ma – penso in linea con i costi nazionali ed europei, potrebbe non essere molto incentivante nel caso di produzioni ad altissimo budget.


Conferma che la quota sarà  di 10 milioni di euro per cinema e di 5 per la fiction?
Per ora è solo un’ipotesi.
La suddivisione del fondo sarà  definita in sede di regolamento.


Ci sono le stesse regole di accesso sia per le produzioni televisive che cinematografiche?
Certo. Magari per le produzioni televisive il tetto sarà  maggiore poiché quando la serialità  è lunga i costi sono decisamente maggiori di quelli del cinema.


Pensate di rendere fruibile il Fondo già  a partire dal 2011?
Sì, l’approvazione del regolamento è imminente.
E, poiché il Fondo è a rimborso di spese sostenute su presentazione di fatture, tutti quelli che hanno le carte in regola potranno accedervi, anche a film finito.


Considerati i tempi di vacche magre, come avete trovato i 15 milioni?
Lo si deve alla determinazione dell’assessore Santini e alla intelligenza di chi regge le sorti del nostro Bilancio.
D’altronde per l’economia del Lazio il comparto audiovisivo è strategico e le sue imprese devono essere sostenute.
Ricordiamoci che malgrado l’emorragia avvenuta, più del 60 per cento della produzione audiovisiva nazionale si realizza tuttora nella nostra regione.
E dà  lavoro a decine di migliaia di persone.


Un’ ultima domanda, forse sgradevole: sulla sua nomina non pende un ricorso al Tar?
C’è una sentenza del Tar, ormai, che annulla la nomina di alcuni dirigenti regionali, tra cui la mia.
La Regione ha fatto ricorso al Consiglio di Stato.
Stiamo a vedere che accadrà . Ho sperimentato lo spoil system sulla mia pelle 6 anni fa, per cui ho imparato a essere filosofo.
Nel caso tornerò a fare il dirigente al Comune di Roma, dove tra il 2009 e il 2010 sono stato a capo del dipartimento delle politiche culturali. Certo mi spiacerebbe non poter portare a termine quanto iniziato in veste di direttore dell’Assessorato alla Cultura regionale.

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