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direttore Paolo Di Maira

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FOCUS/La sostenibile leggerezza degli Olandesi

Nijkerk9“Non vogliamo far calare le regole dall’alto, ma motivare le persone con la sfida che si possa risparmiare con un approccio green”. Renée van der Grinten di Netherland Film Fund ha portato al convegno l’approccio olandese. “Il nostro impegno è condividere le conoscenze e comunicare entusiasmo, in modo che le persone sentano da sole la necessità di cambiare approccio”. Renè ha raccontato della creazione, nel 2011, del Green Film Making Project, (progetto conclusosi a dicembre 2014) rivolto ai giovani filmmakers, con lo scopo di introdurre il concetto di sostenibilità nel cinema: “Abbiamo connesso il Green Film Making Project con il nostro programma di cortometraggi che mira a produrre 10 corti ogni anno: da allora, per due anni, i 10 filmmakers hanno fatto workshops su cinema sostenibile e su come ridisegnare il loro processo produttivo”.
Alcuni autori erano entusiasti e hanno prodotto risultati apprezzabili, ma altri, pur trovando l’approccio interessante, consideravano troppo impegnativo imparare tutte le procedure.
“Per questo – continua Renè – da gennaio abbiamo deciso di impiegare un sustenability manager che segue ogni progetto che beneficia del Fondo. Dando consulenze ai produttori, l’eco-manager studia tutto il film per vedere quali azioni di sostenibilità siano le più indicate”. L’obiettivo è creare consapevolezza, in modo “che siano le stesse produzioni, in futuro, a sostenere i costi delle consulenze”.

Il vento green in Olanda muove anche la distribuzione . La produttrice Maureen Prins ha scaldato il pubblico cagliaritano presentando il progetto Solar Cinema, un sistema di proiezione a energia solare,capace di portare il cinema anche in luoghi dove non esistono sale cinematografiche. L’unità di proiezione è infatti montata su un furgone dotato di pannelli solari che la rendono autonoma e consentono di raggiungere qualunque luogo per la proiezione. Un cinema mobile, e sostenibile.
Spiega Maureen, che ha fondato Solar Cinema otto anni fa: “E’ un cinema che ha bisogno di soli 30 minuti per essere messo in piedi e 50 minuti per esser smontato. Si può allestire una proiezione per circa 700 persone”.
Solar Cinema realizza tra le 40 e le 50 proiezioni l’anno (durante l’inverno si organizzano proiezioni-evento in interni). Il pubblico non paga il biglietto: “lavoriamo sempre con festival e amministrazioni locali, e altri tipi di istituzioni o associazioni legate alla sostenibilità che ci contattano e ci chiedono di organizzare le proiezioni.”
Il progetto, che sembra evocato dal cinema di Tornatore (cui peraltro la produttrice dice d’essersi ispirata), funziona, perché “combiniamo due elementi: siamo una piattaforma per film arthouse, indipendenti, e usando l’energia solare facciamo una continua azione di sensibilizzazione sull’ambiente”. Maureen Prins ha ideato perfino un workshop a tema in cui i filmmakers sono invitati a pensare come racconterebbero una storia di sostenibilità in modo non moralistico per un audience  internazionale”.
Il primo workshop è stato organizzato l’anno scorso in Messico.
“Ci ispiriamo a un modello di franchise – conclude Prins – e cerchiamo partners . Ad oggi abbiamo messo su un network di 5 cinema: in Cile, Messico, Uruguay, Brasile e Ecuador; presto apriremo in Spagna, Portogallo, Bali, Indonesia; riceviamo molte chiamate dai luoghi più remoti; il nostro obiettivo è diventare veri e propri distributori green e lavorare su un catalogo internazionale: abbiamo anche un nostro programma di cortometraggi a tema sostenibile”.

“In questo slancio verso il cinema green c’è tutto lo spirito olandese, il modo giocoso con cui i suoi abitanti si pongono di fronte al nuovo”: ne è convinto Stefano Odoardi, pluripremiato regista e artista visuale, abruzzese di origine, da anni trapiantato ad Amsterdam dove vive e lavora.
Odoardi era a Cagliari assieme al montatore e coproduttore Gianluca Stuard in piena produzione di “Mancanza-Purgatorio”, secondo atto di una trilogia di “viaggio nell’anima”.
Anche Odoardi, che nel quartiere S.Elia ha coinvolto la popolazione nelle riprese del film, ha dato il suo apporto al think tank per un cinema sostenibile:
“L’operazione creativa – dice – è già di per sé un’operazione ecologica, perchè ti porta a capire l’importanza degli altri: tu ti prendi cura dell’altro”.
Odoardi si è formato in Italia all’Accademia di Belle Arti, viene dalla pittura, ma è l’Olanda, dove frequenta la Dasarts, che gli apre le porte del cinema.
“Il cinema arriva a più persone, ha un maggior impatto sociale”, dice Odoardi che, ammettendo che il suo è un cinema d’elite, un lavoro di ricerca sul linguaggio cinematografico, ne rivendica la funzione sociale: risvegliare le coscienze (“wake up”).
L’atto creativo è “privazione”, un atto doloroso. Un processo catartico, come appare da “Mancanza-inferno”, primo film della trilogia girato nel 2013 tra le rovine dell’Aquila post-terremoto: qui Odoardi lavora sulle macerie dell’anima, quella condizione di dannati che gli abitanti si portano dentro; condizione forse lenita dalla presenza di un angelo (interpretato dall’unica attrice professionista Angelique Cavallari), che è l’immagine narrante che lega i racconti straniati degli abitanti-prigionieri dell’Aquila.
“Mancanza – inferno” dopo essere stato selezionato al festival di Rotterdam, è arrivato alla Biennale Musica 2014 (per un particolarissimo uso della colonna sonora realizzata da Andrea Manzoli). E’ attualmente visibile anche su iTunes on demand all’interno del progetto ‘IFFR in the Cloud’ a cura del Festival di Rotterdam.
Tornando al mestiere d’ artista, Odoardi usa una metafora. “Per comprenderne la dimensione di necessità e urgenza, immaginiamo che l’arte sia il vento e gli esseri umani le pale eoliche. Attraverso il vento l’arte scuote gli esseri umani che a loro volta creano energia. Un’energia pulita”.

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