direttore Paolo Di Maira

FIRENZE/Il Polo della discordia

di Paolo Di Maira


La crisi delle sale di città  non risparmia Firenze.
Anche qui gli amministratori cercano di dare una risposta al problema. Nell’annunciare a palazzo Vecchio il progetto “Casa del Cinema”, lo scorso ottobre, l’assessore alla Cultura, Turismo e Commercio della Regione Toscana, Paolo Cocchi, e Giuliano Da Empoli, assessore alla Cultura del Comune di Firenze, hanno lanciato la grande sfida.
“Sarebbe un atto di pigrizia voler riaprire semplicemente le sale”, ha detto Cocchi, individuando nella Casa del Cinema il nodo di una rete capace di riportare la gente al cinema.
“Vogliamo costruire un polo”, ha chiosato Giuliano Da Empoli. Nella stessa giornata, su un altro piano del Palazzo, le rappresentanze dell’esercizio cittadino negoziavano con il vicesindaco Dario Nardella una serie di misure per un obiettivo più “modesto”: non far chiudere le sale esistenti.
Maurizio Paoli, presidente Anec Firenze e vicepresidente Agis Toscana, è molto preoccupato per il calo delle presenze di pubblico nell’ultimo anno.
A partire dal meno 19% del dicembre 2008, i dati dei mesi successivi, confrontati con gli stessi dell’anno precedente, mantengono costante il segno meno.
Dopo anni di incomprensione con l’amministrazione comunale, Paoli ha trovato nella compagine guidata dal sindaco Matteo Renzi un’interlocutore finalmente disponibile e che, fatto politicamente importante, ha definitivamente liquidato l’ipotesi della nascita del Multiplex nel quartiere di Novoli, dando sostanzialmente ragione all’Agis Toscana che contro quell’insediamento si è strenuamente battuta.
Il citato incontro con il vicesindaco ha prodotto un’intesa di massima. Sul modello delle iniziative già  realizzate dal Comune di Bologna, è stato definito un pacchetto di iniziative promozionali per chi va al cinema: sconti in ristoranti e pizzerie, agevolazioni per i parcheggi, convenzioni con aziende di trasporto pubblico e taxi, eventuali deroghe alla ZTL. Nardella “” che non esclude, ma rinvia a tempi più lunghi, agevolazioni sui tributi, quali ICI e TARSU – conta di attuare questi dispositivi entro la primavera.


Aprirà  prima la Casa del Cinema, progetto concepito dalla Regione Toscana “” più volte annunciato, ma stavolta con date e cifre – con gli stessi obiettivi del Comune, rivitalizzare il consumo di cinema in città , ma con strumenti molto diversi.
L’intento è “fare un volume di fuoco comunicativo, con la concentrazione degli eventi e la concentrazione in una struttura”, ha sintetizzato l’assessore Cocchi a Cinema & Video International.
In attesa che sia restaurato il Teatro della Compagnia, in procinto di essere acquistato dalla Regione e destinato a sede stabile, la Casa del Cinema aprirà  il prossimo 1° febbraio al Cinema Odeon.
Fondazione Mediateca Regionale Toscana Film Commission, responsabile operativa del progetto, rileverà , a partire dal 2010, la gestione della sala con un contratto triennale d’affitto di 300 mila euro l’anno.
L’Odeon ospita attualmente ( a cavallo tra novembre e dicembre) i “50 giorni di cinema internazionale”, un fitto calendario di eventi e festival cittadini coordinati dalla Fondazione.
La Casa del Cinema avrà  un contributo regionale di 400 mila euro, e il bilancio annuo previsto un milione di euro, sarà  coperto, per la rimanente cifra di 600 mila euro, da “contributi statali e privati, affitti, biglietti, introiti pubblicitari”, recita il comunicato ufficiale. Sempre nel comunicato si illustra il progetto culturale : retrospettive, omaggi, prime visioni di cinema indipendente, anteprime, incontri e seminari, oltre ovviamente ai festival fiorentini.


Qualunque riferimento alla Casa del Cinema di Roma sarebbe fuorviante: lo spazio romano (ne abbiamo parlato diffusamente sul n. 7-8 in occasione dell’anniversario dei suoi primi cinque anni di attività ) non è un cinema ma un luogo di passaggio e di sosta per gente che fa cinema e ama il cinema.
Deve la sua ragion d’essere e gran parte del suo successo al fatto che è a Roma, città  che vive di cinema.
In comune con il progetto fiorentino ha soltanto il budget (1 milione di euro).
Ma nel caso romano il finanziamento pubblico è praticamente inesistente (l’8% nello scorso anno, e quest’anno sembra nemmeno quello), e le iniziative rivolte al pubblico sono rigorosamente gratuite. Tornando a Firenze, l’iniziativa, nella sua originalità , ha trovato accoglienza entusiastica tra alcuni operatori culturali che organizzano spazi di cinema nella città , e un convinto sostenitore in Mario Lorini, presidente della FICE (la federazione dei cinema d’essai), ma non “” seppure con sfumature diverse – tra i gestori del circuito dei cinema commerciali in città  . ”
Avremmo preferito che l’intervento della Regione si fosse orientato verso la creazione di una “vetrina diffusa” nei cinema della città , invece che su un’unica sala”, commenta Maurizio Paoli.
Ma aggiunge: “Non siamo pregiudizialmente contrari alla Casa del Cinema, anche se aspettiamo di conoscere nel dettaglio il piano culturale e finanziario, per ora affidato a una generica comunicazione alla stampa”.
Pienamente d’accordo sul concetto di “vetrina diffusa”è Francesco Rinaldi, il maggior esercente fiorentino con i 5 schermi del Variety e i cinque schermi del Fulgor, quest’ultimo unico cinema superstite del centro storico, nel momento in cui l’Odeon, ospitando la Casa del Cinema, verrà  di fatto sottratto alla programmazione commerciale. Grazie alla società  guidata da Rinaldi presto riaprirà  il Marconi, tre schermi, attualmente in restauro.
“Non condivido l’operazione Odeon, che può andar bene per i “50 giorni”, ma non per una programmazione di 365 giorni l’anno. Lo trovo un investimento sballato: dal momento che la Regione ha comprato il Teatro della Compagnia, perché non accelerare i tempi per mettere a posto quel cinema, invece di aspettare tre anni?”


Ma la crisi non aspetta, occorreva dare un segnale subito, secondo l’assessore Paolo Cocchi.
E l’Odeon, già  collaudato con successo per gli eventi dei “50 giorni”, è la risposta migliore.
L’assessore non sottovaluta l’importanza dell’impegno economico assunto dalla Regione, ma lo considera un investimento necessario per “attuare una politica di promozione del cinema che sia forte, potente”. La Casa del Cinema è una “infrastruttura culturale”, il cui obiettivo è rieducare al linguaggio cinematografico, creare nuovo pubblico.
Della programmazione commerciale preesistente all’Odeon, assicura l’assessore, verrà  mantenuta solo la proiezione dei film in lingua originale.
Cocchi ammette che la sfida “” riportare la gente al cinema passando per un processo di alfabetizzazione – ha tempi lunghi, tuttavia la ritiene l’unica via praticabile, avendo escluso “interventi a pioggia sui cinema”. Ma il tempo è tiranno per gli esercenti cittadini.

E se Rinaldi giudica l’iniziativa “inutile ma non dannosa per le altre sale”, un altro esercente, Stefano Stefani, è invece convinto che una programmazione continuativa inevitabilmente andrà  a scontrarsi ” con un’attività  diffusa nei cinema di Firenze”, fatta di anteprime, cicli, rassegne, alla presenza di attori e registi.
Stefani cura le strategie di promozione di Circuito Cinema di Firenze su tre sale, Fiorella, Flora e Colonna, e cinque schermi.
Negli anni “” con la formula delle Carte Cinema – Stefani ha costruito un patrimonio fatto di un migliaio di spettatori altamente fidelizzati, lo zoccolo duro del pubblico cinematografico fiorentino.
In risposta alla politica di “concentrazione degli eventi” praticata dalla Regione con l’Odeon, Stefani ha iniziato a condividere il “suo” pubblico con gli altri cinema della città , distribuendo le anteprime delle “carte cinema” in sale di quartiere non appartenenti al Circuito. Perché è convinto che: ” dalla crisi o si esce tutti assieme, o non esce nessuno”.


Fuori campo, per il momento, c’è il Comune, che pur avendo “condiviso” il progetto Casa del Cinema non ci ha messo un euro.
La ragione, ha spiegato Dario Nardella, è nei tagli dei trasferimenti dello Stato ai bilanci comunali.
E con Cinema & Video International ha puntualizzato:”Condividiamo il progetto Casa del Cinema nella misura in cui viene individuata la destinazione definitiva in una struttura pubblica qual è il Teatro della Compagnia, e nella misura in cui si collega non solo all’attività  dell’Alfieri (cinema di proprietà  del Comune, attualmente in restauro per essere trasformato in spazio multifunzionale, ndr) ma all’intero tessuto delle sale cinematografiche della città “.
In attesa che il progetto “si completi” e dimostri che la Casa del Cinema non soltanto sostiene, ma anzi aumenta la domanda di cinema a Firenze, Nardella assicura: “il Comune si adopererà  perché ci sia non solo un patto di non belligeranza, ma una collaborazione reale, concreta, effettiva tra la Casa del Cinema e le sale cinematografiche della città “.

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