direttore Paolo Di Maira

FILM FUND/L’Emilia Romagna ricomincia da tre

Al convegno “La Regione per il cinema.Quando il film è un investimento”, tenutosi nello scorso 16 gennaio a Bologna con l’organizzazione del Consorzio Digicittà, l’assessore alla Cultura della Regione, Massimo Mezzetti, per il lancio del progetto ha potuto contare sulla partecipazione dei colleghi Gian Carlo Muzzarelli, assessore alle attività produttive e Maurizio Melucci, assessore al Turismo.

Il titolo del convegno, del resto, era programmatico, e non poteva fermarsi alla casella “cultura”.

Anzi, il senso dell’intervento di Massimo Mezzetti era volto a “ricostruire un pensiero”, voleva essere, a voler giocare con le parole, un’esortazione a cambiare cultura.

La notizia è che l’Emilia Romagna si doterà, entro l’anno, di un Fondo di sostegno alle produzioni audiovisive: 6 milioni di euro attinti dai Fondi Strutturali Europei (FESR) spalmati in sei anni.
Ma forse la vera notizia è che per la prima volta simile progetto è frutto di una elaborazione portata avanti da tre settori dell’amministrazione territoriale: la cultura, le attività produttive, il turismo. Infatti, l’Emilia Romagna è una terra ricca di tradizione cinematografica e di cultura, dove la cultura contribuisce in misura rilevante alla ricchezza del territorio. Secondo i dati forniti da ERVET, l’agenzia regionale di sviluppo territoriale, in regione sono presenti 33 mila aziende operanti nel campo della cultura e della creatività, che impiegano 78 mila addetti, che concorrono al PIL della Regione nella misura del 5%. Aggiungendo il turismo culturale si arriva al 19% del PIL.

Si parla di un settore che produce un fatturato di 7 miliardi di euro l’anno.
“Un attore importante sul territorio come il Gruppo Fiat impiega, al netto dell’indotto, 7 mila addetti, un decimo degli occupati dalle imprese culturali e creative. Ebbene – ha detto provocatoriamente Mezzetti a chiusura dell’incontro– se solo una delle aziende del Gruppo chiudesse, ci sarebbe giustamente una mobilitazione generale, se anche la metà di quelle 33 mila imprese culturali chiudesse, la cosa passerebbe nel silenzio generale”.
Sotto l’ombrello dell’Unione Europea che con un nuovo approccio alla cultura rimette al centro il valore dell’impresa creativa e dell’industria dell’immaginario, l’Emilia Romagna cambia passo.

Cinema & Video International ha chiesto all’assessore Mezzetti come l’istituzione del Fondo interpreterà il nuovo approccio al cinema e all’audiovisivo.

Il primo atto – anticipa l’assessore alla Cultura – sarà una legge regionale che istituisca la Film Commission (quella attuale è un organismo interno all’assessorato), mettendola nelle condizioni di gestire ed erogare i fondi. “Dovremo dare anche una legge specifica dove saranno indicati i canali di finanziamento: abbiamo indicato la media di un milione l’anno provenienti da FESR, ma credo che questa quota potrà salire grazie ad altri fondi provenienti sempre dall’Europa, e finalizzati alla formazione. Quindi il fondo potrà essere incrementato e superare i 6 milioni”.

Quali saranno i tempi?
Contiamo di portare in discussione la legge con l’assestamento di bilancio di metà anno, in modo da poter iniziare la gestione del Fondo già a fine 2014. Nell’elaborazione coinvolgeremo operatori di categoria e gli altri soggetti interessati.

Secondo lei, quali dovrebbero essere i criteri guida nell’assegnazione dei contributi?
I criteri, come dicevo, li stabiliremo in questo percorso partecipato.
Io penso che dovrebbero essere premiati quei progetti che coinvolgono maggiormente il sistema locale, sia esso produttivo che di maestranze. Dovrebbero essere privilegiate le produzioni di qualità, indipendenti, bisognerebbe rafforzare la vocazione documentaristica, molto forte nella nostra regione.
Scopo del Fondo è prima di tutto creare le basi strutturali di un’industria del cinema nella nostra regione. Quindi, vanno bene le produzioni esterne nella misura in cui impegnano maestranze locali. Faccio un esempio: se per ottenere un certo punteggio l’impresa del territorio deve impegnarsi ad assumere in loco il 50% delle maestranze, l’impresa esterna, per avere lo stesso punteggio, dovrà innalzare quella quota all’80%.

Non rischiate così di essere poco appetibili per le produzioni esterne?
Stiamo parlando di un Fondo pubblico, dunque un Fondo a perdere che non prevede ritorni diretti del capitale erogato, e che per giustificarsi deve portare elementi di strutturalità. Deve, cioè, fare in modo che rimanga sul territorio qualcosa dell’esperienza che viene fatta sul territorio stesso. In questa prospettiva le produzioni esterne sono utili a professionalizzare le maestranze locali, le produzioni locali perché possono crescere. In più, il Fondo che ho in mente deve essere finalizzato alla costruzione della filiera, quindi anche post-produzione, distribuzione e indotto.

Nel convegno si è parlato anche di un Fondo privato.
E’ vero, stiamo lavorando ad incentivare anche la costruzione di un Fondo costituito da capitali privati, in grado di affiancare quello pubblico, che possa attirare prodotti più commerciali e prevedere anche partecipazioni agli utili. Dovrà naturalmente lavorare in autonomia, anche se sarebbe molto utile una cabina di regia comune.

L’Emilia Romagna ha una grande tradizione nella cooperazione tra pubblico e privato. Come questo può rivolgersi anche all’audiovisivo?
Occorre un lavoro di diplomazia nei confronti di questo mondo. Attraverso l’esperienza concreta del Fondo dovremo dimostrare quello che altrove si va affermando, che cioè il cinema e l’audiovisivo possono rappresentare, se ben governati, un investimento che genera ritorni che nessun’altro settore merceologico è in grado di assicurare: si è parlato, nel convegno, anche di un rapporto 1 a 13.

Sempre in quella giornata sono stati lanciati segnali di grande apertura da parte dell’imprenditoria privata, e non solo la Lega delle Cooperativa, ma anche Unindustria. Ho trovato molto interessante la proposta di Daniele Vacchi di Unindustria: costruire una rete di scopo tra imprese private che possa investire nel cinema e interagire con il Fondo pubblico attraverso un tavolo di concertazione.
Insisto sull’ appetibilità del cinema per i privati. E’ sembrato che per le imprese dell’Emilia Romagna l’investimento sul cinema possa far parte di un disegno più ampio. E’ stato detto: “investire in intelligenza territoriale”.
Molto spesso c’è più consapevolezza nelle rappresentanze nelle organizzazioni che nelle singole imprese, che sono poi quelle che portano risorse. Lo spin off dell’intervento pubblico può servire proprio a questo: stimolare e sollecitare un investimento dimostrando che può avere un ritorno prima di tutto economico.

Ultima domanda: poche regioni come l’Emilia Romagna hanno dato tanto al cinema italiano e mondiale, con Fellini Antonioni e Bertolucci.
Ricordo anche che nella Regione è nata la prima Film Commission italiana. Da allora sono passati una quindicina d’anni. Perché questo ritardo ad intervenire in modo organico sul cinema e l’audiovisivo?
Siamo partiti per primi, ma purtroppo questa regione è sempre stata molto legata al manifatturiero, al meccanico tradizionale, e ha fatto fatica, a livello di classe dirigente sia istituzionale che imprenditoriale, a comprendere l’importanza dell’industria dell’immaginario, ivi compresa l’industria del cinema.

Siamo arrivati quasi ultimi, però possiamo coglierne i vantaggi, e non ripetere gli errori commessi da altri.

 

IL CONVEGNO/Quando il Film è un investimento

“La regione per il cinema: quando il film è un investimento” è il titolo del convegno promosso dalla Regione Emilia Romagna e organizzato da Digicittà a Bologna loscorso 16 gennaio a Bologna, nell’Auditorium della Regione.
All’incontro, realizzato per annunciare il progetto di un Film Fund regionale, hanno partecipato amministratori regionali e stakeholders del territorio.
Tax credit esterno, Film Fund regionali, Film Commission, Cineturismo gli argomenti trattati.
Sono intervenuti Iole Giannattasio, funzionario del Mibact, per illustrare i meccanismi del tax credit, Massimo Fantini presidente di Digicittà, che ha presentato una ricerca sulle nuove opportunità di sostegno alla produzione. I vantaggi di un effetto combinato tra tax credit e Film Fund sono stati spiegati da Alexia Demez, film funding consultant dell’altoatesina BLS e dalla line producer austriaca Katharina Bogensberger, mentre Federico Poillucci presidente di FVG Film Commission, assieme a Francesca Cima di Indigo Film hanno dialogato sui benefici effetti di Film Commission e Film Fund sia sul territorio che sulle produzioni. Di cineturismo hanno parlato Alberto Sironi nella veste di regista di tutti i 26 film del Commissario Montalbano, e Emanuele Burioni, direttore di APT Servizi della Regione, che ha tracciato un bilancio del coinvolgimento dell’Ente nella fiction tv “La Certosa di Parma” di Cinzia Th Torrini.
Intervenuti anche professionisti del luogo come l’organizzatore generale Luca Bitterlin, il produttore Beppe Caschetto, e Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna.
L’imprenditoria privata esterna al settore ha dato il suo apporto con gli interventi di Roberto Calari, responsabile cultura della Lega delle Cooperative, e di Daniele Vacchi di Unindustria Bologna. L’amministrazione regionale era rappresentata ai suoi massimi livelli, con Morena Diazzi, direttore generale alle attività produttive della Regione Emilia Romagna, Gian Carlo Muzzarelli, assessore alle attività produttive, Maurizio Melucci assessore al Turismo e Massimo Mezzetti, assessore alla Cultura, che ha chiuso il convegno.
Paolo Di Maira, direttore Cinema & Video International ha moderato l’incontro.

 

 

 

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