direttore Paolo Di Maira

FESTIVAL DI ROMA/La carica dei Sixties

di Michela Greco


Il Festival internazionale del Film di Roma cambia strada.
La sua quarta edizione, in programma dal 15 al 23 ottobre, sarà  la prima sotto l’egida delle superdirettrice unica Piera Detassis che in passato aveva la responsabilità  della sezione Anteprima/Première, oggi scomparsa per confluire in un’unica selezione ufficiale che mescola il Pop e l’austerità , il glamour e le pellicole d’autore.


“Una vera e propria osmosi tra le due vecchie sezioni Première e Concorso “” spiega la direttrice “” che confonde volutamente i due piani per evitare separazioni”. Una scelta che influisce in modo determinante sull’identità  della manifestazione, nata nel 2006 come “Festa” dedicata in primo luogo al pubblico, a cui si dovevano offrire un luccicante red carpet di star internazionali e la possibilità  di essere decisivo nell’assegnazione dei riconoscimenti.
Oggi la prospettiva è decisamente cambiata: con un presidente di giuria di peso come Milos Forman (accompagnato da Assia Djebar, Gabriele Muccino, Gae Aulenti, Jean-Loup Dabadie, Pavel Lungin e Senta Berger) e ben quattro Marc’Aurelio assegnati dalla giuria a fronte dell’unico decretato dal pubblico con una tessera “gratta e vota”, i valori si sono invertiti, lasciando agli spettatori romani un peso minore.
Dopo aver visto circa 800 film, Detassis ha finito per selezionare, insieme a Fabia Bettini, Alessandra De Luca e Fabrizio Grosoli,”un gruppo di titoli ed eventi nel segno delle donne, con Margherita Buy che farà  da madrina della giornata di apertura, Meryl Streep protagonista di quella di chiusura e il debutto registico di Stefania Sandrelli fuori concorso con “˜Christine Cristina’.


“Ci sono importanti storie e ruoli femminili “” dice la direttrice – ma anche temi forti come il razzismo, il passato totalitaristico, il ritorno alla spiritualità , il rapporto tra ricchezza e povertà  e la presenza di una commedia “˜della crisi’ che si contrappone alla crisi della commedia”.
A confermare l’impronta femminile, nella selezione ci saranno ad esempio l’italiano “Viola di mare”, con cui Donatella Maiorca racconta la storia di un amore saffico interpretato da Valeria Solarino e Isabella Ragonese, “Vision” di Margarethe Von Trotta, in cui la rampolla di una nobile famiglia tedesca è alle prese con dei sorprendenti poteri visionari, e anche “Julie & Julia” (fuori concorso) di Nora Ephron con Meryl Streep.
Una delle rappresentanti, quest’ultima, della carica dei Sixties, intesa non come anni ’60, ma come i sessantenni che calcheranno la passerella del festival romano: da Richard Gere a Stefania Sandrelli, alla stessa Von Trotta.


Ad aprire il Festival ci penserà  il premio Oscar Denis Tanovic con “Triage”, dove Colin Farrell e Paz Vega devono confrontarsi con un trauma post-bellico, mentre si fanno notare, spulciando tra i titoli, i ritorni di James Ivory (con “The City of Your Final Destination”, tratto dal romanzo di Peter Cameron “Quella sera dorata”), Radu Mihaileanu (con “Le Concert”) e Carlos Saura (con “Io, Don Giovanni”), e le pellicole italiane già  annunciate da qualche tempo.
Si tratta di “Alza la testa” di Alessandro Angelini, che proprio al festival di Roma fece il suo exploit con “L’aria salata”, e “L’uomo che verrà “, l’attesa opera seconda di Giorgio Diritti dopo la rivelazione con “Il vento fa il suo giro”: qui il regista, che ha rifiutato l’apertura degli Orizzonti veneziani per essere nella capitale, si confronta addirittura con la strage di Marzabotto.
Altro rifiuto, ma stavolta della competizione in favore del fuori concorso, è quello dei fratelli Coen, che quindi mostreranno il loro “A Serious Man” senza lo stress della gara.
In quanto a divi, a offrirne diversi c’è “The Last Station”, per cui il regista Michael Hoffman ha chiamato a raccolta la monumentale Helen Mirren e il valido giovane James McAvoy, ma soprattutto “Up in the Air”, storia di una tagliatore di teste che non regge più il peso dello stress e decide di mollare tutto.
Nei suoi panni ci si è messo George Clooney, diretto da quel Jason Reitman che si aggiudicò la vittoria del festival capitolino con “Juno” due anni fa.


Attendersi il tutto esaurito per questa proiezione (e soprattutto per il suo red carpet) è sin troppo facile, come anche per l’evento per teenager dedicato al secondo capitolo della saga di “Twilight”.
Da segnalare, infine, l’omaggio allo scomparso Heath Ledger, con l’anteprima italiana de “The Imaginarium of Doctor Parnassus”, gli omaggi a Roma (grazie a Franco Zeffirelli) e a Luciano Emmer.

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