direttore Paolo Di Maira

FERRANIA / Il borgo ligure dove nascevano le pellicole

Verrà presentato il prossimo 10 giugno al Biografilm Festival di Bologna “Fantasmi a Ferrania” il documentario del savonese Diego Scarponi che ripercorre le vicende della Ferrania la fabbrica delle pellicole impiantata in un piccolo borgo dell’entroterra ligure nel 1921 quando la precedente produzione di esplosivi destinati principalmente a soddisfare i fabbisogni dello Zar venne travolta dagli eventi storici della Rivoluzione d’ottobre e riconvertita in quella di pellicole per il cinematografo, che poi sarebbero state utilizzate da Pasolini, Rossellini, Fellini, Lattuada e da molti altri autori che hanno fatto grande il cinema italiano tra gli anni ‘30 e gli anni ‘60:  

Prodotto dalla bolognese Kinè Società Cooperativa in associazione con gargagnànfilm e in collaborazione con Ferrania Film Museum, Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia, Laboratorio Audiovisivi Buster Keaton Università di Genova, Associazione Culturale Geronimo Carbonò, “il film nasce come sviluppo di un lavoro di raccolta testimonianze chiamato “Ferrania a memoria”, realizzato dal Scarponi, con gli studenti del Laboratorio Buster Keaton dell’università di Genova, Campus di Savona”. Racconta il produttore, Claudio Giapponesi.
E porta con sé un progetto più ampio, che prevede “la creazione di un archivio di cinema amatoriale sul territorio di Ferrania, la digitalizzazione di parte dell’archivio di fabbrica, percorsi di formazione nelle scuole del territorio e un complessivo lavoro di ricerca e attenzione intorno alla storia industriale e sociale di Ferrania” 

“Raccontare Ferrania è un modo per raccontare un territorio, è un modo per descrivere un secolo, il ‘900, ed è anche il tentativo di rappresentare un processo, quello industriale, che in Val Bormida – affiancando e sostituendo il lavoro agricolo – ha garantito lavoro e benessere, sì, ma a costi altissimi per l’ambiente e la salute dei suoi abitanti. Fatalmente, con la chiusura della maggior parte degli impianti industriali della vallata, si è generato un enorme vuoto che oggi pervade questo territorio” racconta Scarponi, che da tempo si occupa, nei suoi lavori, di ritrovare le tracce della presenza industriale in ambito urbano

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