FeatureLab
“E’ strano e molto emozionante essere qui come giurato sullo stesso palco che mi ha visto partecipante, in quell’occasione non ho vinto niente, ma è andata benissimo così, perché fare cinema non è uno sprint, è una maratona che dura tutta la vita, per cui il vero premio non è vincere, è avere l’opportunità di essere parte di questo programma”

Così il regista Mo Harare, parte della giuria di FeatureLab di TorinoFilmLab, ha introdotto la consegna dei TFL Production Awards, i premi (del valore di 40 mila euro ciascuno) che il laboratorio del Museo del Cinema di Torino assegna alla fine del percorso di lavoro di un anno che culmina nel TFL Meeting Event.
Harare aveva partecipato a ScriptLab con The Village Next to Paradise, che ha avuto la sua anteprima al Festival di Cannes in Un Certain Regard, ed è stato poi presentato anche nella scorsa edizione del Torino Film Festival.
“Mentre quando partecipi si focalizzato sul tuo progetto, stare da questa parte ti dà una prospettiva più ampia, e ti fa capire che i sogni, i problemi, le aspirazioni che raccontiamo alla fine sono gli stessi in tutte le culture e latitudini del mondo.”
Il senso di dislocamento (displacement), che porta con sé la questione dell’identità e dell’appartenenza rispetto ai luoghi è il tema ricorrente in questi dieci progetti in fase avanzata di sviluppo che si affacciano alla produzione secondo Andrea Occhipinti fondatore di Lucky Red, anche lui parte della Giuria di Feature Lab (assieme a Dorota Lech, programmatrice del Toronto International Film Festival, a Thania Dimitrakopoulou, responsabile vendite di The Match Factory e alla produttrice francese Marie-Ange Luciani di Les Films de Pierre).

Questo è immediatamente evidente in due dei progetti vincitori: Lucky Girl, storia autobiografica di Linda Lô, prodotta da Didar Domehri (co-produzione Francia Senegal), in cui una bambina del Gabon cresciuta a Bordeaux crea dei ‘doppi’ di se stessa per affrontare il razzismo e la separazione dalla madre. “Questo premio significa moltissimo per me: è importante raccontare storie complesse del Sud del Mondo” ha detto commossa l’autrice.
Lucky Girl è anche uno dei tre progetti vincitori dei Green Filming Awards, del valore di 4000 euro ciascuno, iniziativa congiunta di TFL and Trentino Film Commission, che consiste nel dare un contributo per l’implementazione di una produzione sostenibile, ed è rivolto ai progetti di FeatureLab.

Sempre una storia autobiografica di distacco e ‘ricollocamento’ è Three ages di Jiajie Yu Yan, prodotto da César Esteban Alenda, su un bambino di sette anni che arriva a Barcellona nel 1992, dove l’aspetta la famiglia emigrata lì quando lui è nato e che lui non ha mai conosciuto.

Per Dorota Lech quello che più accomuna le storie di questa edizione di FeatureLab è “l’essere dei drama coming of age in senso ampio, dove i personaggi, anche se già adulti, prendono coscienza di qualcosa che li cambia profondamente.”
Così è per Angela Simmons, ex ballerina che cerca una forma di trascendenza dai vuoti rituali del ballo delle debuttanti imposti dall’alta società texana di cui fa parte. Personaggio principale di The Passion of Angela Simmons, che ha molto in comune con l’esperienza di vita della sua sceneggiatrice e regista Lucy Kerr, alla sua opera seconda dopo Family Portrait, che le ha valso il Boccalino d’Oro come migliore regista al Festival di Locarno.

Ancora una storia personale che parla di repressione e di presa coscienza di genere attraverso lo sconfinamento nell’immaginazione e nel fantastico è La Canícula, scritto e diretto da Rod Llaverías, co-sceneggiatore di Darling, miglior cortometraggio ad Orizzonti nel 2022.
Il senso di scoperta, di sorpresa è in fondo “il sogno di ogni programmatore: trovare qualcosa che non avresti mai immaginato. E’ così che costruiamo al TIFF il nostro Discovery Programme dedicato alle opre prime e seconde.” Il processo di selezione però, è diverso da quello di valutazione dei progetti di FeatureLab, continua Lech: “quando scelgo per il festival cerco di non sapere niente altro rispetto al film in sé, spesso anche di ignorare fino alla fine il nome del produttore o dell’autore. In questo caso, ovviamente non è possibile, e tuttavia, con i miei colleghi giurati abbiamo deciso di concentrarsi soprattutto sulle sceneggiature, più che sui pitch, che sono comunque legati alla performance e alle personalità di ognuno.”
Il lavoro dei giurati va decisamente in profondità: “abbiamo letto le sceneggiature per intero, poi approfondite in interviste di mezz’ora con ciascun team. E abbiamo consultato il budget, le informazioni sui team creativi e tutto il materiale disponibile.”
“E’ stimolante incontrare produttori e registi in un momento in cui il progetto può essere ancora modellato, ed è molto utile sentire dalla voce dell’autore o dell’autrice le loro motivazioni.- Aggiunge Occhipinti.- E’ interessante anche vedere la qualità dei tutor che lavorano al lab, e avere opinioni da persone dell’industria con esperienze diverse.”
ScriptLab

Ex alunno del TorinoFilmLab (con Milk Teeth, presentato nella scorsa edizioni di Orizzonti a Venezia) è anche il produttore rumeno Radu Stancu, che quest’anno era parte della Giuria che assegnava l’Eurimages Co-Production Award, del valore di 20 mila euro, a uno dei 16 progetti di ScriptLab, il percorso del TFL focalizzato sulla prima fase dello sviluppo.
Questa duplice esperienza nei percorsi del TFL (con Milk Teeth aveva partecipato a FeatureLab) gli consente di avere un’interessante prospettiva sulle voci, i temi e lo stato del nuovo cinema in Europa.
In maniera simile ad Occhipinti, rileva che: “ritorna il tema dell’esilio, affrontato non solo dal punto di vista geografico, ma anche individuale, legato al’isolamento in cui viviamo. Se qualche anno fa circolavano più progetti che davano l’allarme sui tempi bui che incombevano, oggi questi sono un dato di fatto, e ci si concentra più sul bisogno di imparare a convivere con le guerre e le incertezze. Ma con l’accettazione arriva anche la forza di ricominciare, quindi forse fra poco saremo davanti a nuovi inizi.”
Il progetto vincitore ha molto a che fare con tutto questo: in History of Illness il croato David Gašo riesce a “raccontare con sguardo leggero, ironico e una sceneggiatura molto potente, le assurdità e le falle di un organismo apparentemente perfetto ma in realtà estremamente fragile come un ospedale attraverso le storie di tre personaggi: un chirurgo in crisi spirituale, un’infermiera del controllo di qualità in cerca di riconoscimento e un paziente il cui tic all’occhio non si mostra di fronte ai medici”.
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