Impossibile parlare di rinascita del cinema di genere a Torino senza citare Dario Argento: ma al di là del doveroso tributo a uno dei maestri dell’horror, è l’attualità a chiamarlo in causa: sono stati recentemente annunciati al Festival di Sitges in Spagna due nuovi film che Argento curerà e di cui ha scritto soggetto e sceneggiatura e che verranno girati in Italia, in spagnolo, in co-produzione fra i due paesi (che per l’Italia coinvolge la Mattia’s Film) e con un cast misto.
Ne ha parlato Steve della Casa, direttore della Cineteca Nazionale e grande amico di Argento, all’interno del panel Fantastico cinema italiano! in programma agli Industry Days di Torino Film Industry.
Della Casa sta collaborando con Argento alla scrittura dei due film ci cui titoli provvisori sono La bambina dagli occhi di Cristallo, che sarà girato in Sicilia, (e che come L’Uccello dalle piume di cristallo vedrà un personaggio americano accusato di un delitto che dovrà trovare il colpevole per scagionarsi), e Carne della mia Carne, il cui set sarà a Latina, dove la storia sarà incentrata su un rapporto madre-figlia.
Non solo: il cinema di genere è nei progetti correnti e futuri della Cineteca. “Una delle soddisfazioni più grandi è aver restaurato Sei donne per l’assassino e Ecologia del delitto di Mario Bava, restauro che è stato totalmente finanziato da due case di produzione americane che ri-editano film di genre su blue ray e si sono offerti di sostenere tutte le spese. Adesso questi film hanno iniziato un tour da capogiro per il mondo, partito dal Festival di Locarno e dalla Festa del Cinema di Roma.”
Della Casa ha poi aggiunto che uno degli elementi che rendevano questo cinema così vitale e amato nel mondo fra gli anni ’60 e ’80 (e che tutt’ora sono citati come cult da autori come Tarantino) era “la capacità di fare un mix di interventi attoriali pescando in ambiti diversi, come quello della musica, della televisione e del varietà.” E prendendo spunto dall’attualità della morte di Ornella Vanoni e Alice ed Helen Kessler, ha citato proprio due film che le videro protagoniste: Gli Invasori di Mario Bava, in cui le gemelle tedesche erano due vichinghe combattenti, e Romolo e Remo di Sergio Corbucci, dove Rea Silvia è interpretato da Ornella Vanoni.

Una preziosa indicazione per i filmmaker italiani contemporanei in cerca di una via per rendere il genere nuovamente protagonista. Non a caso, l’approfondimento organizzato da Torino Film Industry, è nato dall’incontro fra Torino Piemonte Film Commission e il nuovo Derry Social Club, creato lo scorso giugno per iniziativa del produttore e distributore Stefano Mutolo (Berta Film) con l’obiettivo di creare “maggior coesione attorno ad un’ industria che sta rinascendo e ha bisogno di essere sostenuta e ricompattata”. Fantastico cinema italiano!, moderato da Mutulo, è stata di fatto la prima uscita ufficiale del Club, che, nato da un gruppo whstsapp, conta già 50 membri.
La capacità di creare comunità sul cinema di genere è ciò che contraddistingue molte delle industrie straniere, a differenza da quanto succede in Italia: “Annick Mahnert programmatrice di Fantastic Fest e di Sitges, usa sempre l’espressione we, the genre people” dice Giorgia Priolo, responsabile delle vendite internazionali di EDI. Effetti Digitali Italiani, raccontando la sua esperienza in Italia e all’estero con il progetto di Ferine di Andrea Corsini, un horror d’autore a tema cannibalismo.
“Un film che siamo riusciti a fare perché il regista aveva quasi auto-prodotto un corto omonimo, che è stato alla SIC c e poi si è fatto notare in altri festival nel mondo. Il lungometraggio è stato poi selezionato in vari programmi di sviluppo nei mercati internazionali, quali Frontieres o l’European Genre Forum, attraverso cui abbiamo trovato subito un sales agent internazionale (PiperFilm International adesso PiperPlay) e due co-produttori. In Italia, il MiC ha finanziato sviluppo e produzione, Adler Entertainment ha messo un minimo garantito, cosa piuttosto rara per un’opera prima italiana, e lo stesso ha fatto anche il venditore internazionale. Il pezzo che è mancato è stato quello delle prevendite alle tv o alle piattaforme, indispensabile per mettere insieme un budget dignitoso Italia: Rai, Mediaset, Netflix e Sky non sono pervenuti.”
Uno specifico Interesse per il cinema di genere (interesse anche personale, grazie al padre che lo portò a vedere ciclo su Edgar Allan Poe interpretato da Vincent Price, ha rivelato) è stato espresso anche Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera che intervenendo al panel ha rivelato di aver inserito un paragrafo sul sostegno al cinema di genere nella menzione globale su cinema italiano che contiene le indicazioni del parlamento al governo per la nuova legge cinema.
Più pessimista sulla ‘rinascita’ del genere è lo sceneggiatore Jacopo Del Giudice, che ha detto della grande fatica della realizzazione del recente La Valle dei Sorrisi, di Paolo Strippoli presentato a Venezia: “Più che rinascita mi sembrano tentativi sparuti che spesso vanno male, disorganizzati, eterogenei. Quest’ultimo film ha fatto parlare di rinascita di cinema di genere, ma lo stesso era accaduto nel 2022 quando uscì Piove, sempre di Strippoli: tutti i giornali scrissero la stessa cosa. Ma se ogni volta si parla di rinascita, significa che alla fine questa non è mai avvenuta.”
E’ d’accordo Massimiliano Supporta, direttore artistico del TOHorror Fantastic Film Fest di Torino, che con una sagace e calzante metafora, paragona il cinema italiano di genere in continua rinascita ad uno zombie: “per parlare di rinascita ci devono essere tanti film!”
E anche se entrambi vedono uno spiraglio nell’aumentato interesse da parte degli spettatori più giovani verso l’horror, quello che manca è il coraggio, ribadisce Supporta. Quello di “Produrre mettendoci dei soldi e non lasciando che le istituzioni entrino troppo nel finanziamento delle idee: lo trovo rischioso.”
Se non l’avessero preceduto, le parole di Supporta sembrerebbero quasi un commento all’intervento di Mollicone, nel momento in cui quest’ultimo ha specificato: “I film di genere, come hanno dimostrato in passato, hanno la capacità di riempire le sale: riportarli al centro non è importante solo dal punto di vista produttivo, vuol dire anche recuperare la tradizione dell’eroe buono nella struttura narrativa, perché raccontare il male fa capire dove sta il bene.”
Fa eco a Supporta la sua collega Alessia Gasparella, programmatrice del TOHorror (nonché del Tribeca festival di New York e il Fantasia Festival di Montreal), con l’esempio del corto in stop motion di Matteo Burani Playing God, “su cui in Italia credevano e continuano a credere in pochi, ma che sta avendo un grande successo grazie alla fiducia degli altri paesi. Ho fatto di tutto perché andasse al Tribeca, dove, nella sezione Midnight ha vinto come Best Animated Short, per poi essere premiato in molti festival internazionali (fra cui il Ravenna Nightmare, dove ha vinto il Melies d’Argento). E’ venduto nel mondo da una società francese (Autour de Minuit) e il Festival di San Sebastian gli sta facendo campagna Oscar.”
Anche l’atteggiamento italiano nei confronti del cortometraggio, di chi lo vede come “uno strumento per fare qualcos’altro, e non un’opera che ha una dignità in se stesso va cambiato, ed è parte del problema”. Conclude Gasparella.



