direttore Paolo Di Maira

EVENTO/Un Festival
nazional-popolare

di Adriana Marmiroli


Un po’ a sorpresa a fine febbraio è giunta la notizia che Felice Laudadio non sarebbe più stato direttore del Roma Fiction Fest: divergenze non appianate su alcuni punti del contratto per l’anno in corso, che si apprestava a firmare, lo hanno indotto a rimettere il mandato.


Nuovo direttore è stato subito nominato Steve Della Casa, già  tra i collaboratori della manifestazione (membro della commissione di selezione, a lui erano poi affidate le master class, gli eventi all’Auditorium, la conduzione delle conferenze stampa), attuale presidente della Film Commission Torino Piemonte ed ex direttore del Festival di Torino.


Se la sua nomina, comunicata congiuntamente alla notizia dell’abbandono di Laudadio, è stata una sorpresa anche per il diretto interessato (“Tutto è avvenuto in meno di 48 ore” tra dimissioni, proposta di incarico e “benedizione” del direttore uscente), tale scelta, a così poco tempo dalle date della manifestazione (7-12 luglio), è garanzia di continuità  ed esperienza.


«Si prosegue nel solco tracciato da Laudadio “” spiega il neodirettore -, che aveva già  iniziato il lavoro per questa edizione. E quando una macchina è partita, è meglio non fermarla».


Restano le persone, resta l’impostazione.
La presenza poi di Apt tra coloro che hanno promosso il festival, «fa sì che tutta una serie di contatti siano ovviamente agevolati. Un vantaggio che sono poche altre manifestazioni hanno».

Tuttavia qualche ritocco appare inevitabile, anche per via della personalità  e delle predilezioni del nuovo direttore.

Innanzitutto la necessità  di caratterizzare meglio la programmazione delle sale in funzione del tipo di fiction proposta.
«All’Auditorium della Conciliazione, anche per via delle sue dimensioni, le anteprime della grande fiction nazional-popolare, gli eventi Rai/Mediaset.
Al cinema Adriano tutto il resto: il concorso, le serie, gli omaggi, le produzioni straniere della panoramica».


«Un’altra cosa che vorrei, e che discende direttamente dalla mia personalità  e cultura, è dare una maggior impronta nazional-popolare. Ovvero: largo alla produzione nazionale di qualità Â».


Altro punto importante per un festival, secondo Della Casa, l’esigenza di vincolare la selezione dei titoli anche alla disponibilità  di produttori e broadcast di portare insieme alle opere anche i talent, gli artisti, in modo da soddisfare l’esigenza del pubblico di incontrare i propri beniamini e della stampa di avere di che scrivere.
«Lo scopo del festival è promuovere la fiction italiana ed europea. E promuovere il prodotto significa qualcosa di più complesso del farlo solo vedere».
Anche per questo cono già  stati presi contatti con i due maggiori gruppi italiani, con Sky, e con le rappresentanze italiane delle major televisive americane.
«Tutti si sono dichiarati molto disponibili in questo senso. Poi si vedrà “¦Â».


E per finire una novità  riguardante l’organigramma, non dipendente da Della Casa: nella gestione del festival quest’anno il direttore artistico sarà  affi ancato da un direttore generale, Raimondo Astarita. «Ottimo. Così avrò più tempo per pubbliche relazioni e selezione, e sarò meno distratto da incombenze tecniche e di gestione anche spicciola. Soprattutto nei giorni del festival (lo so per esperienza) davvero faticosi».

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