direttore Paolo Di Maira

EUROPA/Parola chiave, accessibilità

 Il Fontenelle potrebbe sembrare un piccolo complesso che, come tanti, serve una delle numerose cittadine che punteggiano la regione parigina. Se Marly-le-Roi (16.000 abitanti) è meno famosa della sua vicina Versailles, è altrettanto “fiera delle sue origini reali”, ma al tempo stesso “rivolta verso il futuro”.
Così recita infatti il sito del comune e a questa stessa filosofia sembra ispirarsi il Fontenelle, un cinema d’essai tradizionale ma recentemente equipaggiato con due schermi digitali, che da sempre mette l’accento su una programmazione di qualità.

Ma quello che rende il Fontenelle un cinema d’avanguardia è la sua capacità di rivolgersi anche al pubblico con difficoltà all’udito e alla vista. Propone infatti film sottotitolati in francese per sordi e ipoacusici e – dove l’audiodescrizione sia disponibile tra i canali audio del film – anche titoli adatti a ipovedenti.
Questa realtà si mostra dunque già in linea con l’orientamento europeo che vuole che le sale cinematografiche siano sempre più al servizio di ogni tipo di spettatore.
È questo il senso dell’articolo 7 della Direttiva sui Servizi di Media Audiovisivi (AVMSD) dell’Unione Europea, che recita:

«Gli Stati membri incoraggiano i fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione  a garantire che i loro servizi diventino gradualmente accessibili per le persone con disabilità visiva o uditiva».

“Perché mai chi soffre di un problema d’udito non potrebbe essere un cinefilo?” – osserva Pascal Humbert, direttore del cinema Lido di Castres, che dallo scorso giugno propone versioni adatte ai sordi e gli ipoacusici.

E così da qualche settimana il pubblico di questa cittadina nella regione di Tolosa assiste a proiezioni dove appaiono sottotitoli piuttosto diversi da quelli utilizzati per i film in versione originale.
Per essere più funzionali a chi non sente bene, le frasi, per esempio, hanno un colore diverso a seconda dei vari personaggi, i caratteri sono maiuscoli se l’attore sta urlando, dei commenti descrivono i rumori. “L’unico svantaggio – continua Pascal Humbert – “è che siano ancora pochi i film disponibili in questa versione”.

Su grande scala, l’esperienza del Fontenelle o del Lido viene proposta, sempre in Francia, da un gruppo presente su tutto il territorio come Gaumont Pathé, che il giovedì e il sabato propone nel suo circuito film con sottotitoli per sordi e ipoacusici.

Non solo la Francia si è già decisamente incamminata verso una meta a cui – come dice la direttiva europea – dovranno progressivamente puntare gli esercenti del Vecchio Contintente, ma anche la Gran Bretagna.

Qui, i maggiori circuiti – Vue, Odeon e Cineworld – propongono una gamma di servizi che comprende l’audiodescrizione e i sottotitoli offerti su dispositivi individuali, come minischermi o occhiali, che il cinema mette a disposizione di chi li richieda.
Il trasmettitore/ricevitore degli occhiali, inoltre, supporta anche le tracce audio con le descrizioni per gli ipovedenti.

A rendere tecnicamente praticabili queste soluzioni è sicuramente la tecnologia digitale.
Con la pellicola 35mm, il canale audio per disabili uditivi veniva creato dal processore audio, mentre il canale narrativo per gli ipovedenti o i non vedenti era disponibile soltanto con un Accessibility Disc for Digital Theatre Systems .
Il digitale ha decisamente migliorato questa situazione: i canali per persone con disabilità uditiva o visiva, infatti, sono già inclusi nei files con cui è fornito il film alla sala e per il loro utilizzo non sono richieste attrezzature particolarmente complicate.
Spesso ci si chiede come sarà il cinema del domani. Sicuramente una parola chiave sarà l’accessibilità, cioè la capacità di abbattere le barriere fisiche o sensoriali e consentire a un numero sempre maggiore di persone di fruire dell’esperienza del cinema sul grande schermo.

 

ITALIA/DISABILITA’ COME RISORSA

Non sempre la disabilità sensoriale rappresenta una barriera da abbattere : può anche rivelarsi uno strumento per approdare a un nuovo modo di fare cinema e di fruirlo.
Il ribaltamento di luoghi comuni si manifesta nel film “Le voci nel buio”, diretto da Rodolfo Bisatti, prodotto da Laura Pellicciari di Kineofilm in associazione con Gianluca Arcopinto (con il contributo del Fondo per l’audiovisivo FVG) e Studio Arkadena (con il contributo del Fondo per il cinema Sloveno).
Il film ha iniziato nello scorso gennaio il suo viaggio tra il pubblico nei circuiti non ufficiali di mezza Italia ed è stato invitato al SEEFest di Los Angeles e al Festival Internazionale di Shanghai, e al Festival di Vasto ha vinto nello scorso agosto il primo premio. Protagonista di “Voci nel buio” è un adolescente divenuto cieco all’età di quattro anni: la sua condizione attiverà complesse dinamiche familiari. La disabilità, nel film, si manifesta non come una minorazione ma come una risorsa.

Rodolfo Bisatti è fondatore di Terzocinema, al cui interno è nato V.A.M. (Video Alfabetizzazione Multisensoriale), laboratorio realizzato con persone abili e diversamente abili il cui intento è ridefinire i parametri del linguaggio audiovisivo.
Bisatti supera la dimensione autoriale per concepire il film come un momento di condivisione di nuove conoscenze, dove i non udenti e non vedenti guidano il percorso poetico, diventando “maestri di comunicazione che ci portano alle soglie dell’inconcepibile”.
Il pubblico è concepito come “comunità provvisoria”, che si raccoglie attorno al film.

 

 

 

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