EMILIA ROMAGNA/Le storie che sopravviveranno

The Forgotten Front

“Questa crisi straordinaria richiede uno sforzo di creatività ed energia: non deve passare il messaggio che dobbiamo tornare alla normalità. C’è bisogno di risposte innovative, che tengano assieme la questione sociale ed ambientale, e questo passa senz’altro anche attraverso la cultura.” Così Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia Romagna ha aperto la serata dedicata alle realtà produttive del territorio e ospitata dalle pagine Facebook di Pop Up Cinema e I Wonder Pictures. Che si è svolta proprio, e forse non a caso, nella Giornata Mondiale della Terra.

A trovare risposte innovative alle domande che più di tutte assillano il settore audiovisivo, e cioè quelle della riapertura delle sale e della ripartenza dei set, hanno provato, fra gli altri, assieme alla vicegovernatrice, Fabio Abagnato, responsabile di Emilia Romagna Film Commission, i Manetti Bros, Michele Cogo, direttore della scuola di scrittura e casa di produzione bolognese Bottega Finzioni, e Andrea Romeo, a capo della distribuzione I Wonder Pictures e recentemente nominato Creative producer di Palomar Doc.
Due domande, quelle sulle sale e sui set, che ne portano sottotraccia un’altra, di carattere più generale ma non per questo meno pratico: quali storie sopravviveranno alla pandemia? E ancora, quale ‘mutazione genetica’ sarà auspicabile per le storie del futuro?

Non bisogna scordare che anche prima dell’emergenza sanitaria, sottolinea Romeo “i cinema erano già da un po’ al limite della loro sostenibilità. Sarà necessario considerare, dunque, se una riapertura all’insegna di norme di sanificazione molto stringenti, non porti più costi che incassi”, e rilancia la proposta di legare sempre più strettamente le politiche dell’audiovisivo a quelle giovanili, “ad esempio, usando, nel periodo di ritorno alla normalità, le sale cinematografiche come aule, laddove nelle classi non ci sia abbastanza spazio per la distanza sociale”.  Inoltre, l’aumentato consumo di audiovisivo in streaming e la maggiore familiarizzazione col digitale che questo ha comportato, hanno creato le condizioni favorevoli per quella che Romeo definisce “la sfida di una finestra digital-theatrical che, sperimentata in un periodo come questo, forse potrà essere poi usata come strumento per affrontare la competitività con le piattaforme in futuro.”

Ma una riapertura non immediatamente a pieno regime delle sale può essere un’opportunità, ribatte Marco Manetti, “per quei film piccoli e indipendenti, o per i film più vecchi, che sicuramente possono permettersi, più di un film grande, una sala aperta con un posto sì ed uno no”

Gli fa eco il fratello Antonio, dichiarando che per un film come il loro “Diabolik”, ad esempio, “non mi auguro che sia fra i primi a uscire al cinema, proprio per questo motivo.” Sostanzialmente d’accordo Abagnato, che rileva come il documentario sia un prodotto che può affrontare più agilmente di altri le sfide del momento, sul piano produttivo e distributivo, come è emerso, precisa, “da una tavola rotonda organizzata in questi giorni dai documentaristi dell’Emilia Romagna (DER). Autenticità e sperimentazione possono dare, in questo momento, una marcia in più”. Cita come esempio,  l’operazione di “Forgotten Front”, il documentario di Paolo Soglia e Lorenzo K. Stanzani sulla Liberazione di Bologna, prodotto da Orso Rosso che, grazie ad un’iniziativa di Comune, Cineteca di Bologna e Hera, è ‘in sala’ (online) su Mymovies, dal 21 al 25 aprile con un biglietto al costo speciale di 3 euro,  e “nella prima serata ha venduto 2500 biglietti”, aggiunge la giornalista Benedetta Cucci.

In favore del documentario si spende anche la vicegovernatrice Schlein: “negli ultimi anni è uno dei settori più vivaci della nostra produzione, anche se ha grandi problemi legati alla distribuzione.” Si dice orgogliosa, però, del fatto che “La nostra è una Regione che nell’ultimo mandato ha triplicato le risorse per la cultura, che per noi resta un settore fondamentale.”

Se non tutti i film, o non tutti subito, torneranno in sala, è vero anche, sostiene Abagnato, che anche le produzioni non ripartiranno tutte assieme. Non ci sarà, cioè, quell’effetto imbuto di cui si  parla spesso. Anche in questo caso, dice, “sarà paradossalmente forse più semplice per le produzioni a micro-budget o i documentari riiniziare, anche perché le case di produzione tecnicamente potrebbero girare anche adesso, nessuno vieta di fare riprese con una camera, con le dovute autorizzazioni; è solo l’organizzazione complessa dei set che ha fermato tutto, e finché non ci sarà un prodotto assicurativo acquistabile, i produttori non potranno fornire date certe.”

Ed è proprio nella direzione di coprire i rischi assicurativi che dovrebbe indirizzarsi l’intervento pubblico, fa notare Marco Manetti, un’operazione che, secondo Romeo, potrebbe mettere in campo a breve il CNC francese e da cui dovremmo prendere esempio, “e le risorse potrebbero essere reperite da altre contribuzioni mancate, come il tax credit o i contributi automatici, che, non essendoci box office, saranno praticamente inesistenti quest’anno.”

Per tornare al quesito inziale sulle storie che sopravviveranno, Antonio Manetti fa ancora una volta un distinguo fra le tante storie differenti che si possono girare: “il cinema non è come una fabbrica, non può valere un protocollo unico per la ripresa dei set. Ci sono storie che si girano con una camera e un attore in una stanza, e altre che richiedono un dispiegamento di forze e la messa in piedi di set molto impegnativi. “Il Mostro della Cripta”, ad esempio avrà sicuramente bisogno di un sistema collaudato per ripartire.”

“Il Mostro della Cripta” diretto da Daniele Misischia e prodotto dai Manetti Bros con Monpracem, è uno dei set “che abbiamo provato a difendere con le unghie e con i denti dalla chiusura, cercando di individuare soluzioni alternative affinché non fosse bloccato”, spiega Abagnato, che con la Film Commission ha sostenuto il film

“L’interruzione delle riprese a metà è un problema economico urgente: abbiamo un distributore privato, Vision Distribution, che ci finanzia e al quale dobbiamo rispondere-  rincara la dose Marco Manetti, -non possiamo aspettare i consigli della Francia. Anzi a questo proposito, non sarebbe male dare un occhio a quello che sta accadendo in Cina e in Corea del Sud, dove i set hanno riaperto: Zhang Yimou, ad esempio, sta girando. Perché e come accade questo?”

Altro prodotto made in Emilia e firmato Manetti è il tanto amato Ispettore Coliandro, per il quale, rivelano i fratelli, “ci siamo messi al lavoro in questi giorni, rileggendo le sceneggiature delle quattro puntate che dovremmo girare e cercando di capire tutte le modifiche che potremmo fare per essere pronti a un’eventuale riapertura del set con restrizioni. Ad esempio, stiamo riconsiderando la presenza di attori stranieri nel cast, che forse non potranno subito rientrare in Italia.”

Nella sezione: Rivista