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direttore Paolo Di Maira

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Vince Sentimental Value. I giovani premiano La Vita da Grandi

6 premi a Sentimental Value di Jachim Trier: è sempre un film a trionfare agli EFA (anche se, quest’anno, ‘tallonato’ da a Sirat di Olivier Laxe: che di riconoscimenti ne ha avuti 5, ma in categorie considerate meno prestigiose rispetto al primo).

Si è svolta ieri, 17 gennaio, nella cornice della Haus Der Kulteren Der Welt di Berlino, la 38° edizione degli EFA, ma nonostante le tante trovate della nuova veste degli EFA, è mancata la sorpresa che tutti forse più aspettavano: quella di una distribuzione più diffusa dei premi, prova implicita di un maggior impegno da parte dei membri dell’Accademia a vedere più film (che sarebbe stato consentito dai tempi più rilassati della nuova stagione del cinema europeo, che ha spostato gli EFA per la prima volta da dicembre).

Questo era uno degli auspici del direttore dell’EFA, Matthijs Wouter Knol, che aveva promesso una “celebrazione audace e magnetica” (leggi qui), e si è affidato per questo, alla conduzione di Mark Cousins. Dalle patate dell’ orto di Agnes Varda, marcate con il logo EFA, ia cappello di Marlene Dietrich  ne Shangai, Express, dal flip book in omaggio a Melies, ai Lumiere, a Edison e a tutti i pionieri del cinema, allle colonne sonore accennate al piano dalla compositrice tedesca Dascha Dauenhauer, responsabile del concept musicale dell’evento, il tutto condito dai collage che ci ricordavano come i registi europei hanno filmato la neve (con tanto di nevicata  in sala), gli alberi, le città: Cousins “ha portato la storia del cinema dentro gli European Film Awards” ha detto Asif Kapadia, uno dei tanti ospiti eccellenti che hanno consegnato i premi, annunciati dalle voci di altrettanto famosi colleghi (che parlavano ognuno nella propria lingua). 

sentimental value team

La ricchezza dell’incontro fra le diverse lingue europee nelle co-produzioni, sottolineata anche da Alice Rohrwacher come uno dei valori del cinema europeo, ha senz’altro caratterizzato il set dell’asso piglia tutto di quest’ann , Sentimentale Value ( premiato come Miglior Film, Miglior Regista, Migliore Attore e la Migliore Attirice -Stellan Skarsgård e Renate Reinsve-, Migliore Sceneggiatura -firmata da Trier e Eskil Vogt-, Migliore Colonna Sonora -Hania Rani-)

Se si guarda alla sua compagine co-produttiva, (che comprende Norvegia, Francia, Danimarca, Germania e Svezia), sicuramente il film realmente figlio di quell’Europa del cinema che è molto più efficiente della politica nel fare le cose assieme, come è stato più volte ricordato, a cominciare da Trier, che nel suo discorso ha citato il nonno, prigioniero di guerra e poi diventato cineasta, “ma ha realizzato solo due film, perché mancava quell’infrastruttura che abbiamo oggi  e che spesso diamo per scontata.” 

E ha sottolineato il potere del cinema di “creare empatia, nel buio di una sala, facendoci capire  che l’altro non è un nemico, e facendoci restare umani in un momento oscuro come questo.”

Sirat ha vinto nella categoria Miglior Direttore della Fotografia (Mauro Herce); Migliore Scenografia (Laia Ateca); Miglior Sonoro (Laia Casanovas, Amanda Villavieja, Yasmina Praderas); Miglior Montaggio (Cristóbal Fernández), Miglior Direttrice di Casting (Maria Rodrigo).

Un ‘edizione dove il richiamo alla politica è stato costante, aperta, dal regista iraniano Jafar Panahi (è dispiaciuto che il suo Un Semplice Incidente non vincesse niente) che ha parlato della situazione in Iran, sottolineando come il dovere di un filmmaker sia non restare in silenzio: “il silenzio è partecipazione all’oscurità.”

Non è restata in silenzio Greta Scarano, vincitrice dell’ European Young Audience Award per il suo film d’esordio, La vita da grandi, citando nel suo ringraziamento la Palestina, accogliendo quindi l’appello di Venice4 Palestine (leggi QUI): “è un premio che viene dal futuro e spero che giovani ci aiuteranno a vedere un mondo più umano senza genocidi come quello del popolo palestinese.”

Liv Ullmann, che anche ha parlato di futuro nel suo discorso per il ricevimento del Lifetime Achievement Award consegnato dalla presidente dell’Accademia, Juliette Binoche: “Il cinema sarà la nostra eredità, come lo sono stati per noi i geroglifici rispetto alla conoscenza degli uomini delle caverne: noi saremo le rovine del futuro, se ci saranno ancora esseri umani fra 200 anni. E sono così orgogliosa di essere stata parte della grande famiglia del cinema, soprattutto oggi che il mondo è un luogo così spaventoso e difficile da risolvere.” E a questo proposito ha aggiunto: “Sono norvegese e nel mio paese abbiamo inventato il premio Nobel, che poi ‘altri’ vogliono accaparrasi a loro discrezione: menomale che  abbiamo leggi che dicono che se lo usi male il  Nobel ti viene tolto, anche se forse qualcuno negli USA potrebbe esserne deluso!”.

Ha preso spunto dal suo discorso Alice Rohrwacher al momento di salire sul palco per ritirare il suo European Achievement in World Cinema, che ha dedicato alla sorella e a Carlo Cresto Dina, produttore di tutti i suoi film (con Tempesta film), seduto al suo fianco in sala: “Ho frequentato abbastanza l’archeologia per rendermi conto quello che resta che attraverso millenni non è il centro, il monumento, ma il dettaglio, il bordo dell’affresco. Quindi, paragonandoci alle rovine del futuro, Liv mi ha fatto pensare che dobbiamo stare attenti ai dettagli trascurabili, ai bordi e ai contesti.”  E poi ha concluso con una metafora fedele alle locations da lei predilette, quelle lontane dal centro, appunto, parlando della sua ossessione per i cammini circolari. Per quello della Rocca di Orvieto, in specifico, che ha sempre percorso al contrario rispetto al resto delle persone, “credendo di essere l’unica e di essere nel giusto. Finché un giorno che mi sono fermata perché mi sono fatta male,  ho incontrato quelli che camminavano come me: ed erano tanti! Così, avendo visto tutti i lavori dei miei colleghi qui agli EFA, mi viene da pensare che c’è una direzione comune, ostinata e contraria. Possiamo ripassare dal via da un’altra prospettiva e non siamo soli, siamo tantissimi!”

Non poteva restare in silenzio, poi, Igor Bezinović, autore di un documentario che con la politica e la comunità è intimamente connesso: Fiume o Morte! Premiato come Miglior Documentario Europeo. “Vorrei usare questa occasione per ricordare che il mese scorso in Germania, in 55 città, gli studenti hanno protestato contro la militarizzazione e la coscrizione. Penso che sia importate che sia accaduto qui, perché la Germania spende molti soldi e energie nell’educare ai rischi e alle conseguenze della guerra. E mi auguro vivamente che questa loro protesta ispiri altri giovani in Europa, in Croazia e a Rjeka, la mia città natale, a cui dedico il film .”

Non sono mancati gli appelli per un cinema più al femminile: da parte della sopracitata Hania Rani, e della scenografa polacca Jagna Dobesz. 

Fuori dal palco, Valeria Bruni Tedeschi, candidata come Migliore Attrice Europea per il film Duse, ha parlato delle sue più importanti battaglie femministe “Assumere la mia età: mi ritoccherei per gioco, solo se lo richiedesse un ruolo, ma non per vergogna. Altra lotta necessaria e ancora da vincere è quella sulla disparita’ dei salari, e sul linguaggio, per destrutturare il patriarcato.”

Neanche Toni Servillo, candidato come Migliore Attore Europeo per La Grazia di Paolo Sorrentino è stato premiato, ma è salito sul palco per consegnare il premio più importante, quello al Miglior Film.

Matilda De Angelis, invece, protagonista de La Vita da Grandi, ha consegnato invece il il Miglior Corto Europeo-Premio Vimeo va a City of Poets di Sara Rajaei.

Il premio European Discovery-FIPRESCI annunziato da Halfdan Tondel Ullmann, vincitore nel 2024, è On falling, esordio alla regia di Laura Carrera, anch’esso film profondamente politico, che racconta appunto la ‘caduta’ di Aurora, immigrata portoghese in Scozia dove è impiegata in un magazzino di consegne, e in lotta contro la solitudine, la povertà e l’alienazione generata dall’algoritmo.

Deluse le aspettative dei molti che speravano in un maggior riconoscimento per Sound of Falling,seconda, ambiziosissima opera di Masha Schilinski (già premio della Giuria al Festival di Cannes), che anche Alice Rohrwacher aveva citato fra i film, che, come i suoi sono “in cerca di nuove forme”. Il film ha conquistato solo una statuetta per i Migliori Costumi, andata a Sabrina Krämer.

Per  la prima volta, quest’anno ci sono state le nominations per la categoria Trucco&Parrucco Europeo: il vincitore è Torsten Witte per Bugonia di Yorgos Lanthimos.

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