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direttore Paolo Di Maira

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Trionfa Anatomy of a Fall: Palmarès (e statuetta) al femminile

Ancora una volta una Palma d’Oro fa il pieno agli European Film Awards: dopo Triangle of Sadness, vincitore dell’anno passato, è Antomy of a Fall di Justine Triet l’asso piglia tutto di questa 36° edizione .
Un Palmarès decisamente al femminile, già in qualche modo anticipata dall’anatomia del premio, come ha fatto notare a tutti Sandra Hueller, protagonista del film, che sollevando la statuetta alla migliore Attrice ha esclamato: “E’ una donna!”, prima di invitare il pubblico a qualche momento di silenzio in cui ‘poter immaginare la pace’.

Miglior Film Europeo, migliore Regista, migliore Sceneggiatura, questi i premi che hanno visto Justine Triet salire tre volte sul palco durante la cerimonia di premiazione che si è svolta 9 dicembre a Berlino. Per il premio alla sceneggiatura ha condiviso virtualmente  il palco con Arthur Harari (intervenuto da remoto), suo partner nel lavoro e nella vita: “l’abbiamo scritto assieme durante il lockdown, testando la nostra relazione, e grazie a Dio siamo sopravvissuti!” Ha detto la regista.
Ad Anatomy of a Fall è andato, inoltre, l’European University Film Award (EUFA).
Se nel 2022 il premio al miglior attore era andato a Zlatko Buric, protagonista di Triangle of Sadness, quest’anno la miglior performance maschile è stata quella di Mads Mikkelsen per Promised Land, passato in Concorso a Venezia e nelle sale italiane.

@Sebastian Gabsch

Nessun premio per gli italiani dunque (fatta eccezione per l’Eccellence Award ad Emita Frigato).

Né per Matteo Garrone, candidato nelle categorie di Miglior Attore e Miglior Film per Io Capitano, arrivato a Berlino assieme ai giovani protagonisti direttamente dagli USA, dove accompagnavano il film nel tour promozionale che guarda agli  Oscar (lo scorso 29 novembre Cohen Media Group ha annunciato l’acquisto di Io Capitano per il Nord America, dove uscirà in sala all’inizio del 2024.
E dagli Stati Uniti arriva un’altra bella notizia: la candidatura ai Golden Globes (leggi qui).

Pablo Berger (@Sebastian Gabsch)

Nessuna statuetta anche per Enzo D’Alò e Chiara Malta (assieme a Sébastien Laudenbach) , registi di Mary e lo Spirito di Mezzanotte e Linda veut de Poulet, entrambi candidati nella categoria miglior film in animazione. Due storie al femminile con due giovani donne come protagoniste, e il cibo come testimone che passa di generazione in generazione e rinsalda i legami familiari facendosi cura e balsamo che  allevia la nostalgia, la lontananza, la mancanza.

É Robot Dreams, co-produzione Spagna-Francia diretta da Pablo Berger, il miglior Film in Animazione. Unico premio delle varie categorie ad essere andato ad un uomo, fatta eccezione, ovviamente, per l’interpretazione maschile, e per il riconoscimento al miglior Cortometraggio che va al team degli austriaci Total Refusal (Susanna Flock, Robin Klengel, Leonhard Müllner e Michael Stumpf) per Hardly Working.

Il miglior Documentario è Smoke Sauna Sisterhood scritto e diretto da Anna Hints che invece del discorso ha cantato una canzone del ringraziamento, con tanto di coro. La co-produzione fra Estonia, Francia e Islanda ci porta nell’intimità fumosa di una sauna, dove le protagoniste si confidano condividendo i loro più profondi segreti.

Un altro gruppo di donne, in questo caso tre teenagers che vivono una vacanza-rito di passaggio, è protagonista del film vincitore dell’ European Discovery Award Fipresci Prize, andato a Molly Manning Walker e How to have Sex, da lei scritto e diretto, co-produzione fra Grecia e Regno Unito“Ringrazio MUBI per aver portato questo film al mondo” ha dichiarato la regista.
Sempre dal Regno Unito arriva Scrapper di Charlotte Regan che si aggiudica il Young Audience Award. 

Ai giovani si rivolge Béla Tarr, a cui è stato conferito l’Honorary Award dell’Accademia, dicendo di non avere consigli da dare, se non quello di “trovare il proprio linguaggio e mandare a quale paese l’industria del cinema:  se non avete soldi, potete fare film con i vostri telefonini e montarli al computer, l’unico imperativo è che devono essere liberi, come tutti noi.”

Il cinema come fonte di libertà è anche al centro del discorso di Isabel Coixet,  omaggiata con il premio all’European Achievement in World Cinema. Cresciuta in una famiglia operaia di Barcellona, ha iniziato a appassionarsi al cinema grazie alla madre, che era cassiera in una sala cinematografica: “ ho sempre sentito che dietro una camera, non ci sono confini, né limiti, nè passaporti. Dedico questo premio a tutti quei filmmakers a cui è stato detto che non sono  abbastanza Cannes, abbastanza Berlino, abbastanza Venezia”.

@Sebastian Gabsch

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