direttore Paolo Di Maira

EDITORIALE/ Quella parte del cinema italiano chiamato televisione

Coraggio e nuove idee per il cinema italiano: è l’esortazione posta a sottotitolo della ricerca della Bocconi e della Cattolica presentata a Roma alla vigilia degli Screenings d’Autunno.


Dallo studio, di cui parliamo diffusamente nelle pagine interne, risulta che i film con una forte caratterizzazione regionale sono in grado di ottenere buoni risultati. Potrebbero dunque rivelarsi vincenti le politiche volte a sfruttare questa tendenza al localismo.


In termini di : “Forte ancoraggio ad uno specifico contesto di riferimento di un film già  nella sua fase di ideazione (sceneggiatura, scelta del regista/attori); sfruttamento della localizzazione della produzione in un particolare luogo (Film Commission); distribuzione concentrata maggiormente nella regione o zona di riferimento”.


Il produttore per “rendere più caldo” il rapporto con lo spettatore deve sfruttare “” prescrive la ricerca- il potenziale evocativo degli spazi, e dunque ancorare ad uno specifico contesto geografico di riferimento il film già  nella sua fase di ideazione, individuando sceneggiature, location, regista, attori e stili di comicità  coerenti. Produttori e autori sono avvertiti.


Se si sente dire fino alla nausea quanto il cinema possa giovare alla valorizzazione di un luogo, meno spesso accade di sentire che sono i luoghi a fare il successo di un film.


Qualcosa dunque deve cambiare nel nostro cinema, generalmente riluttante a tutto quanto possa distoglierlo da ragioni tutte interne a necessità  autoriali. Perché un maggiore scambio con il territorio, le sue risorse, le sue energie, non assicura soltanto facilitazioni durante le riprese , ma può anche essere la condizione del successo del film in sala. E se le “raccomandazioni” di un economista e di un semiologo (Salvemini e Casetti, responsabili della ricerca) entrano in risonanza con quelle di un autore, allora il cerchio (virtuoso) si chiude.


Nelle pagine interne Davide Ferrario ha scritto per i lettori di Cinema & Video International un intervento sui luoghi nel cinema. Un intervento illuminante, come può esserlo solo quello di un artista, ma anche di una concretezza che potrebbe appartenere a un produttore.


Spiega la ragione del successo internazionale di “Dopo Mezzanotte”, ambientato a Torino e nel suo museo del cinema, in due parole : “Perché è fedele a un luogo”, e fa suo uno slogan di qualche anno fa per indicare la chiave del possibile rilancio del cinema italiano: “fiing globally, act locally”.


Sarebbe un buon risultato se che la ricerca contribuisse a creare rapporti di maggior collaborazione tra il mondo del cinema e le realtà  di promozione territoriale, in primo luogo regioni ed enti locali. Se gli autori non le avvertissero come una minaccia alla propria libertà  creativa, e i produttori non le concepissero unicamente come fornitori di servizi.


Su questa strada il mondo televisivo è più avanti: localizzazione della produzione, radicamento delle storie nel territorio con un ruolo sempre più significativo del paesaggio (si pensi a “Capri” e “Gente di mare”) sono ormai consuetudine. E forse non è un caso che il profilo del cinema italiano di successo che viene fuori dalla citata ricerca (localismo,coralità , genere) potrebbe essere quello delle attuali fiction televisive, da alcuni, a ragione, considerate le eredi della tradizione del cinema popolare italiano.


di Paolo Di Maira


Cinema&Video International   11/12-2006

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