Oltre il 27%: è da un dato, la percentuale delle donne che lavorano nell’industria audiovisiva europea, che è nata l’idea del MIA di avere un confronto fra alcune delle migliori rappresentanti di questa percentuale, all’interno dell’omonimo panel (Beyond 27%: Shaping European Drama).
E l’importanza dei dati è una degli elementi più importanti emersi dalla discussione.
In Germania nel 2017 abbiamo iniziato a guardare ai numeri e ci siamo resi conto che negli slots del prime time la quota di registe donne era solo del 18% (nei ruoli tecnici i dati erano ancora più bassi). Per questo abbiamo iniziato a prendere misure e abbiamo messo a punto un programma che fornisse supporto e una rete di network a giovani registe con poca esperienza, permettendole di girare inizialmente un episodio di 45 minuti di una delle serie del pomeriggio tardi, e successivamente un episodi di 90 di una delle serie del prime time. Già 14 di loro hanno partecipato al programma, ed è stata una cosa molto utile anche per noi, che ci permette di stare in contatto con i talenti. E oggi, a sette anni di distanza, quel 18% è diventato un 42%: non ancora parità, ma vicino” Racconta Jasmin Maeda, SVP per la serialità internazionale, le co-produzioni e le acquisizioni a ZDF.
“A Channel 4 analizzavamo gli slates per vedere come erano composti i nostri team in base al genere. Perché il primo passo è rendersi conto dove sono i gaps da colmare”. Aggiunge Caroline Hollick produttrice esecutiva e già responsabile della sezione Drama di Channel 4.
Il problema è sia strutturale: Maeda sottolinea come “il dovere della mia generazione è cambiare le regole, in modo da rimuovere per le prossime generazioni gli ostacoli che abbiamo avuto noi”, sia legato all’azione individuale. Un’altra parola chiave della discussione è stata quella di fiducia o della mancanza di fiducia che caratterizza tante giovani donne, “ma le migliori persone spesso non sono quelle che ostentano sicurezza durante un colloquio di lavoro, sarebbe utile ricordarselo” dice Hollick, che aggiunge anche un altro utile suggerimento: “ci sono tanti programmi dedicati a donne produttrici, sceneggiatrici o registe, dovremmo focalizzarci di più sui lavori meno rappresentati nell’industria, quello delle compositrici di colonne sonore ad esempio. Ce ne saranno moltissime, magari impiegate in industrie limitrofe.”
Essere una mentor per il proprio team, passargli la propria, chiara visione e creare una cultura veramente inclusiva fa parte dei ‘doveri’ di una professionista affermata, dice Claudia Bluemhuber CEO and partner della svizzera Silver Reel.
Certamente il periodo storico non è favorevole: se l’industria (che, già di per sé, aggiunge Chiara Cardoso, direttrice di Balckbox Multimedia, non è mai stata particolarmente amante del rischio), è lo specchio della società, l’attitudine a pensare fuori dagli schemi si riduce ancora di più in un momento caratterizzato da contrazioni dei budget e minori investimenti: “una tendenza è quella di tornare a lavorare con i nomi familiari e già sperimentati, e molte poche volte si tratta di donne”. Aggiunge Bluemhuber.
Non solo, molte aziende stanno anche rimuovendo le politiche di inclusione, fa notare Caroline Hollick.
Per questo Laura Abril, scripted and business development di Buendia Estudios (joint venture di produzione fra Telefonica e Atresmedia) è particolarmente felice di annunciare l’avvio, in novembre, delle riprese della serie Netflix Sira, continuazione di El Tiempo entre Costuras (trasmessa in Italia con Il tempo del coraggio e dell’amore) serie di enorme successo in Spagna. “Tratta, come la precedente dal nuovo, secondo romanzo della scrittrice María Dueñas, il progetto ha due produttrici (Sonia Martínez e Paloma Molina) esecutive, due registe (Marina Seresesky e Olga Osorio), e tre sceneggiatrici (la coordinatrice Irene Rodríguez, assieme a Alba Lucío e Flora González) ”.

Inoltre, riguardo al tema dei programmi di mentorship, Abril approfitta del palco del MIA per denunciare anche una certa ipocrisia dell’industria: “quando sono rimasta incinta mi hanno subito rimosso dal mio incarico di mentor in programmi dedicati alle donne….e mi hanno sostituita con un collega uomo che un anno dopo ha lasciato per ragioni familiari!”
E a questo proposito, conclude Caroline Hollick, “un consiglio che darei agli uomini è proprio quello di assumere le donne che magari andranno in maternità, perché sono le più toste lavoratrici che ci possano essere!”



