direttore Paolo Di Maira

DOCUMENTARIO /Miseria e Nobiltà 

Proprio mentre in questi ultimi mesi e settimane nel nostro paese sono continuate e continuano le perigliose “manovre” sui numerosi fronti di intervento, aperti da Doc/it- Associazione Documentaristi Italiani nel vasto mare delle relazioni istituzionali e politiche, per la tutela e talora la “battaglia per la vita” del documentario italiano, arrivano segnali indiscutibili di un sempre più ampio riconoscimento del documentario italiano in varie parti del mondo.


Siamo di fronte ad uno dei soliti paradossi italiani: quella che era sembrata un’operazione dovuta, naturale e finalmente innovativa -e cioè utilizzare uno strumento “tecnico”, coerente e tempestivo (ndr: 15 mesi fa !), vale a dire il rinnovo del Contratto di servizio tra Rai e Ministero delle Comunicazioni, voluto specialmente da un nuovo Ministro di un nuovo Governo, con la possibilità  di dare finalmente un nuovo assetto, una nuova missione e nuove energie ad un’azienda per certi versi decotta e arrancante come il Servizio pubblico radiotelevisivo nazionale- si sta rivelando una specie di “triangolo delle Bermude”, in cui ogni processo di buon senso e buon management viene inghiottito nel più inverecondo degli immobilismi (un’azienda dello Stato non obbedisce alla Stato).
Questo naturalmente è il punto di vista dei documentaristi italiani, che stanno vivendo una situazione kafkiana (l’immagine è letteraria, ma la sostanza è veridica) di vedersi negato il diritto all’esistenza, come genere, come espressione della cultura e della memoria del paese, come settore di lavoro ed esercizio della conoscenza.


Ne dovrebbe conseguire “”e sarebbe più che legittimo- uno stato di “spleen” esistenziale, una malinconia diffusa che dovrebbe segnare la vita dei documentaristi, le loro famiglie e le loro frequentazioni umane”¦ E invece “¦ e invece ci si ritrova a fare i conti con una splendida “”per quanto miserabile, come in un film con Totò che tutti hanno nel cuore, appunto “Miseria e nobiltà “- situazione di vero “appeal” internazionale del documentario italiano (parlo di quello prodotto dai produttori indipendenti, non c’è timore di smentite al riguardo).


Sul piano dei riconoscimenti artistici, tutto è cominciato a Locarno, con la memorabile serata di chiusura del Festival con “L’orchestra di Piazza Vittorio” di Agostino Ferrente (prod. Lucky Red e Pirata MC); è continuato a Roma alla Festa del Cinema con la scoperta di un’opera originale come “La vera leggenda di Toni Vilar” di Giuseppe Gagliardi (prod. Tico Film di Roma e Avocado Film di Bologna) e con la presentazione (prima della distribuzione nelle sale, in attesa della lunga corsa verso la candidatura all’Oscar) di “La strada di Levi” di Davide Ferrario (prod. Rossofuoco di Torino); è proseguito con Amsterdam a fine novembre, dove ha trionfato nel gradimento del pubblico “La vita come viaggio aziendale” di Paolo Muran (prod. Pierrot e la Rosa di Bologna), spassoso viaggio nel mondo dei viaggiatori di commercio con testi di Ermanno Cavazzoni e Gianni Celati; ha avuto un nuovo culmine nella presenza di tre documentari italiani al recente Festival “Cinéma du Réel” a Parigi, a metà  marzo; e altri 2 documentari inediti al prossimo “Vision du Réel” di Nyon (Svizzera), in aprile.


Sarebbe tuttavia facile obiettare che casi di buoni documentari non bastano a fare un mercato; e infatti le vere novità  sono altre.
Per la prima volta il MIPDOC di Cannes, il primo grande evento di trade dedicato esclusivamente al documentario che si colloca immediatamente prima del MIP-TV in aprile, ha deciso di dare all’Italia il ruolo di “special guest”, e i responsabili di Reed Midem hanno invitato Doc/it ad organizzare una presentazione di cinque produzioni recenti, illustrate dai rispettivi produttori (3 di Roma: G. A. & A., Citrullo Int.nal, DocLab, e 2 di Torino: Stefilm e Zenit).


Per la prima volta, al prossimo Festival (e più grande mercato del Nord America) Hot Docs di Toronto, ancora ad aprile, l’Italia figura come “special guest” nel “Toronto Documentary Forum”, a cui partecipano oltre 60 televisioni europee e americane.
Una delegazione di 25 produttori viene accompagnata da Doc/it, con il sostegno dell’ICE, a questo importante appuntamento: circa una trentina di progetti di appeal internazionale sono stati mandati dall’Italia ai selezionatori, due sono stati accettati nella lista dei progetti selezionati per il “pitch” pubblico (gli altri nella library); a fine giugno oltre 20 imprese si sono già  prenotate per il “Sunny Side of the Doc”, che si terrà  a La Rochelle, per negoziare accordi di coproduzione, vendite e partecipazioni.
E da parte di FilmItalia inizia tra poco (delegazione di documentaristi al Festival del cinema Indipendente di Buenos Aires) una campagna di promozione internazionale del documentario italiano.


Dunque, un sentimento di orgoglio, perché in una situazione di mercato inesistente, di sostegni risibili nonché non regolamentati (fa eccezione l’istituzione di un “Piemonte Doc Film Fund”, con una dotazione di 500.000 euro annui, recentemente messo in piedi a Torino), si assiste alla crescita di nuovi talenti e di società  di produzione diffuse in tutto il territorio, capaci di confrontarsi con il documentario lungometraggio destinato alla sala; ma anche un sentimento di amarezza e di impotenza, pensando a quanto si rafforzerebbe il settore se una parte di quel 5% della quota complessiva dell’investimento da parte di Rai a sostegno della produzione di opere europee, come ha chiesto la Commissione parlamentare di Vigilanza e come invece si ostina a negare l’azienda, arrivasse davvero, celermente e sulla base di linee editoriali finalmente elaborate secondo capacità , competenza e passione.


ALESSANDRO SIGNETTO
(Presidente di DOC/It Associazione dei documentaristi italiani)


Cinema&Video International    3/4-2007

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