direttore Paolo Di Maira

DEBORA SERRACCHIANI/Est, Progetto Europa

Presidente Serracchiani, cosa rappresenta l’audiovisivo nelle strategie future della Regione Friuli Venezia Giulia?
Riveste un ruolo molto importante per la nostra regione non solo perché rappresenta un impegno globale in ambito culturale, turistico e produttivo, ma perché si sta configurando come un settore con vaste possibilità di sviluppo.
Abbiamo intenzione di sostenerlo attivamente con politiche nuove a vocazione internazionale con l’obiettivo di posizionarci in qualità di leader del settore.
Le esperienze legate al cinema e all’audiovisivo in questa regione vantano una lunga tradizione e una programmazione, che anche grazie all’università, alla cineteca ed alle mediateche ed ai nostri Festival, ci posiziona ad ottimi livelli.
Sarà compito mio e del mio collega Bolzonello consolidare e rafforzare il settore partendo da una politica globale e strutturata attenta allo sviluppo di aree dedicate all’innovazione e alla formazione di alto livello di cui i linguaggi dell’audiovisivo sono parte fondamentale.
A conferma del nostro impegno nel settore ricordo che la regione FVG ha prodotto documenti importanti relativi al tema degli aiuti di stato in ambito cinematografico, votati dalla Commissione delle Regioni per i Beni culturali che saranno presentati alla Conferenza Stato Regioni al Governo e in particolare al Ministro Bray.

Come immagina il rilancio della Film Commission?
La situazione in cui abbiamo trovato la Film Commission FVG è stata un sintomo chiaro di quanto venga sottovalutato il settore che, pur avendo dimostrato la professionalità di un management giovane e dinamico, ha pagato la presenza di una classe dirigente miope ed impaurita dalla crisi.
E’ importante ri-finanziare e ri-configurare tale organismo, attraverso azioni multiple: una modalità di consolidamento almeno triennale, nuove formulazioni in ambito giuridico amministrativo e infine la ricollocazione del fondo a livello strategico di struttura.
Proprio nella Regione FVG riteniamo importante superare la visione che confina le Film Commission quali organismi di sola ricaduta nel marketing territoriale, per sottolinearne invece l’ottica più vasta dedicata alla progettazione e condivisione trasfrontaliera di matrice europeista.

Come commenta la presenza a Venezia di “Zoran, il mio nipote scemo”?
Questo film, che narra di una storia di confine dove i confini non esistono più, è semplicemente l’ennesimo segnale della strada da percorrere e del naturale sviluppo verso il nostro più significativo bacino di collaborazione territoriale, culturale ed economico.
La storia produttiva della regione dipende in parte anche dal potenziale che riusciremo a proporre in questi territori (Slovenia, Croazia e Carinzia). Abbiamo avviato in tal senso importantissime collaborazioni con politiche che armonizzano i territori trovandone ed evidenziandone le specificità.

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