CUCINIELLO/La nuova Legge e i vecchi problemi

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Con Luigi Cuciniello, a conclusione del suo mandato alla presidenza ANEC, tracciamo un bilancio dei tre anni di vita associativa e dell’andamento del cinema in sala.
E’ d’obbligo partire dal pubblico, che quest’anno ha registrato un crollo nelle presenze in sala.

A metà novembre i dati Cinetel mostrano un calo del pubblico che supera il 13% rispetto allo scorso anno. Quali, secondo lei, le cause?
Il 2017 è stato un anno sicuramente molto negativo. Il pesante calo delle presenze è dovuto a due ragioni fondamentali. La prima è la situazione del cinema italiano, caratterizzata da una grave inconsistenza dei film prodotti e da una generale incapacità di dialogare con il pubblico, al di là di qualche felice eccezione e soprattutto di qualche segmento di nicchia, che non trovano però un reale riscontro nei numeri, ovvero nell’andamento delle presenze in sala.
Per trovare qualche segnale di vitalità dobbiamo risalire al primo semestre 2016, con “Quo vado?”,“Perfetti sconosciuti”,“Lo chiamavano Jeeg Robot” e “La pazza gioia”. Film che oltre tutto facevano ben sperare per una diversificazione di generi: dalla grande comicità popolare alla commedia sofisticata, dal film d’esordio realistico ma con uno stile molto originale e forti venature fantasy, al classico cinema d’autore.
Il secondo fattore è la situazione generale del mercato theatrical in Italia, un sistema sempre più folle e schizofrenico, in cui la distribuzione non programma i suoi titoli in maniera adeguata durante l’intero arco dell’anno. Non è un problema che riguarda solo il periodo estivo, oltre ogni decenza; altrettanto grave il sovraffollamento assurdo in determinati weekend, anche con dieci o più titoli nuovi in uscita.

Nonostante le migliori intenzioni esibite dalle parti, le criticità sono in effetti sempre le stesse: desertificazione delle sale d’estate, ingorgo delle uscite nel periodo natalizio… È, questo uno scenario che ha trovato al suo insediamento, e che lascia sostanzialmente invariato. Cos’è che non ha funzionato?
Abbiamo, in tutte le sedi e le occasioni, segnalato questi problemi atavici con forza: evidentemente la nostra controparte formata da produttori, distributori e autori non ha interesse e sufficienti motivazioni a invertire una linea di tendenza in atto da decenni, e che si sta aggravando di anno in anno; come si è visto a Natale 2016, con le cinque commedie italiane uscite a distanza di pochi giorni. Fenomeno, peraltro, destinato a riproporsi anche quest’anno. Dobbiamo amaramente prendere atto che lettere, denunce e incontri non cambiano lo stato delle cose, nonostante le conseguenze negative le paghino tutti, gli esercenti ma anche chi realizza, produce e distribuisce film.

Sale di città e cinema italiano: due temi a lei particolarmente a cuore. Anche qui le cose non sono cambiate…
L’Associazione è intervenuta sui temi su cui può intervenire. Come la questione IMU, dove abbiamo lottato con le istituzioni, anche locali, per un abbattimento delle imposte sugli immobili. Alcune sedi regionali sono riuscite a strappare ai comuni condizioni migliori, riuscendo a contenere tali imposte. Ma ANEC ha lavorato e sta lavorando con decisione affinché si possano estendere alcuni miglioramenti a livello nazionale. È recente l’iniziativa partita dal Piemonte, che la sede nazionale ha fatto propria rilanciandola alle Commissioni parlamentari e ai singoli senatori e deputati: l’obiettivo è l’annullamento, o quanto meno la riduzione, di questa imposta iniqua, che è una delle principali cause di sofferenza per la nostra categoria. Senza contare il lavoro sulla nuova Legge, che ha assorbito gran parte delle nostre energie in questi tre anni.

Il fatto più importante, durante la sua Presidenza, è stato appunto il varo di una nuova Legge per il cinema. Quali i punti qualificanti per l’esercizio, e quale è stato l’apporto dell’ANEC, soprattutto nella scrittura dei decreti attuativi?
Da vari decenni non c’era una legge complessiva di riordino del settore; e da dieci anni mancavano contributi diretti per le sale cinematografiche. L’azione di ANEC, subito dopo il mio insediamento, ha prodotto immediatamente la prima pronuncia della Consulta Cinema a favore delle sale, una priorità che fu condivisa da distributori, produttori ed autori.
A questo passo è seguito il lavoro svolto sulla prima ipotesi di riordino, portata avanti dalla senatrice Di Giorgi, e poi con il DDL del ministro Franceschini, di cui la stessa senatrice è stata relatrice.
Un provvedimento che ha recepito le istanze dell’esercizio, trovando dopo dieci anni nuovi fondi sia per le ristrutturazioni che per le nuove aperture: fondi che ammontano complessivamente a 82 milioni l’anno per i primi tre anni.
Una cifra superiore a ogni intervento del passato.
ANEC ha poi proseguito a lavorare nella fase successiva, intervenendo costantemente in molti aspetti che hanno riguardato la stesura dei Decreti attuativi, sottolineando la necessità di tradurre in pratica gli obiettivi della legge: in particolare con una modulazione di maggiore intensità nell’intervento a favore delle piccole e medie imprese indipendenti e italiane; e nell’introdurre acceleratori – in grado di correggere alcune storture dell’attuale situazione – come gli incentivi verso chi distribuisce film nel periodo estivo.

Che cosa lascia in eredità al suo successore?
Tre anni sono pochi, soprattutto per risolvere problemi che hanno radici ultradecennali.
In estrema sintesi, direi: in primis, la nuova Legge e l’attenzione alla sale cinematografiche e alle loro esigenze strutturali; l’accesso delle sale cinematografiche al rimborso prioritario per l’IVA; l’inserimento del cinema tra gli obiettivi prioritari dei piani formativi della scuola, nella Legge “La Buona Scuola”; l’inserimento del mercato del noleggio e della distribuzione dei film nel DDL sulla concorrenza, con relativo ampliamento dei poteri dell’Antitrust; la riduzione dei PDM (Piccoli diritti musicali) sugli incassi dal 2,10 al 2,00% (con ulteriore riduzione per le monosale del 4%, quindi all’1,92%), che tradotta in numeri significa un risparmio per le sale di centinaia di migliaia di euro l’anno; un accordo con la SIAE, attraverso l’esenzione delle sale associate dal deposito cauzionale e iniziative comuni a tutela del diritto d’autore, che riconosce alla Presidenza nazionale ANEC circa 1.400.000 euro in cinque anni e potrà garantire la stabilità economica dell’Associazione; la chiarezza dei conti tra Anec e società di servizio a essa collegate e un controllo dei costi di gestione; la revisione del rapporto con Zurich per servizi più efficienti in favore delle sale associate, più redditizia per la stessa ANEC nazionale. Insomma, ANEC oggi ha una struttura più solida e più chiara, dal punto di viste delle risorse e dell’organizzazione, dopo una serie di vicende associative e societarie che si protraevano da tempo.
Dal punto di vista esterno, siamo riusciti a riaffermare l’importanza della sala cinematografica, come luogo di aggregazione sociale e culturale e come elemento chiave del mercato, soprattutto grazie alla nuova legge.
Siamo consapevoli del cammino ancora lungo da fare. Adesso, per essere più efficace nella sua azione politica e di tutela dell’interesse degli associati, ANEC dovrà dimostrare maggior coesione, affrontando i vari problemi, ma anche tornando a essere più propositiva dal punto di vista culturale e sul fronte della comunicazione.

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