direttore Paolo Di Maira

Cosa cambia?

di Anna Rotili


Se non è diventato il “˜caso’ dell’estate sta indubbiamente suscitando una forte attenzione il nuovo disegno di riforma del cinema che, presentato contestualmente alla Camera e al Senato, ha iniziato il 25 luglio il suo iter parlamentare alla Commissione cultura del Senato.
Un disegno di legge di “˜sistema’ in 33 articoli firmato congiuntamente dalla senatrice diessina Vittoria Franco e dall’onorevole della Margherita Andrea Colasio e frutto di un lungo lavoro di concertazione e di mediazione con il mondo del cinema e la politica.
Il testo originario presentato da Colasio alla Camera e rimesso a punto sulla base di un documento “˜tecnico’ della Franco ha dato vita ad un nuovo testo che è stato aggiornato e ritoccato fino alla versione definitiva con i contributi pervenuti da un ampio giro di audizioni tenute con le categorie del cinema e gli operatori televisivi e di telecomunicazione.
Si sarebbe voluto arrivare ad un unico disegno di legge targato Unione, ma Rifondazione Comunista e i Comunisti italiani in tandem con i Verdi si sono sfilati presentando due autonome proposte che la Commissione cultura del Senato ha iniziato ad esaminare insieme al testo Colasio-Franco.
Il che ovviamente rende meno agevole il percorso della riforma e toccherà  alla Franco, in quanto presidente della commissione Cultura, gestire il rapporto con i partiti dissidenti della coalizione e cercare alleanze tra i partiti dell’opposizione.
In Senato dove i numeri della maggioranza sono molto risicati, si prefigura la battaglia più difficile.
Forza Italia ha già  manifestato la sua contrarietà  ed ha presentato a sua volta un disegno di legge mirato esclusivamente all’adozione di misure di tax shelter.
In compenso c’è un’apertura da parte dell’Udc avendo il senatore Luca Marconi del partito di Pierferdinando Casini sottoscritto il testo Colasio- Franco.
Insomma nell’incrocio di lame tra disegni di legge e l’instabilità  permanente del governo, molti sono dell’avviso che i destini della riforma cinema siano già  segnati.
Si professa ottimista la Franco che punta a portarsi a casa un testo approvato dall’Aula “per Natale o al massimo con l’anno nuovo” perché “i diversi disegni di legge hanno molti punti in comune e soprattutto c’è condivisione sulla necessità  di una riforma di sistema che garantisca al cinema e all’audiovisivo un sostegno economico maggiore e costante e indipendenza dalla politica.
Tanto che tutti e tre i disegni di legge prevedono l’istituzione del Centro Nazionale per la Cinematografia dotato di autonomia gestionale”. Il fatto è che il progetto di riforma immaginato dai due politici del futuro Partito democratico non si limita, al pari delle leggi che lo hanno preceduto, a regolamentare semplicemente il rapporto tra lo Stato e il cinema, ma considera il cinema in sinergia col sistema dei media toccando molti tasselli della filiera completa della comunicazione, dal rapporto tra produttori e televisioni fino alle misure di defiscalizzazione e di tax shelter.
Tra gli obiettivi di fondo c’è la volontà  di rendere più plurale e competitivo il mercato dell’audiovisivo rafforzando le società  di produzione indipendenti.
Per la prima volta inoltre il cinema viene regolato insieme al complesso dell’audiovisivo per cui sono messi nello stesso calderone i film, la fiction, i documentari e i nuovi “˜formati creativi’.
La legge riprende e in parte ritocca gli obblighi di finanziamento e di programmazione per le opere italiane ed europee previste dalla 122 e introduce , altra novità  ricalcata dal sistema di aiuti francese , la “˜tassa di scopo’ sui fatturati di tutti gli utilizzatori del prodotto film, le sale, i distributori di Home video e Dvd, le televisioni pay e free, Internet e la telefonia mobile.


Cinema&Video International                 n.8-9 Agosto/Settembre 2007

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