direttore Paolo Di Maira

MODELLI/Quando le storie viaggiano

È curioso come, in un mercato che ha fatto delle co-produzioni il proprio perno , uno dei trend emersi nel soft talk dedicato all’internazionalità e all’esportabilità delle storie (stories that travel), è che la co-produzione non è più il modello preponderante.
Soprattutto se la si considera “nell’accezione di mettere insieme elementi creativi diversi perché legati alla possibilità di finanziamento” ha precisato Jan Mojito, CEO di Beta Film, che ha moderato il panel assieme a Virginia Mouseler (The Wit).

“Questo modello sta cambiando molto, prima si co-producevano molte mini serie, ora è il momento delle grandi serie tv girate in inglese, più produzioni internazionali che co-produzioni. – ha detto Tinni Andreatta, a capo di Rai Fiction.- Un esempio sono “I Medici”, dove ci siamo noi, Lux Vide e Wild Bunch che la vende nel mondo.” (“Il costume è un genere che permette di viaggiare, come l’animazione”, ha detto Matilde Bernabei di Lux Vide).
“Altri prodotti che funzionano oggi sono quelli locali ma con un forte valore di produzione, storie che si distinguono per la loro unicità, che spesso so sono girate in dialetto, come “Montalbano “, o “Gomorrah” – prosegue Andreatta. – o come “Suburra”, la, prima produzione italiana di Netflix, che abbiamo co- prodotto con Cattleya”.
La via per l’internazionalità passa attraverso un format molto forte, come “Braccialetti Rossi” (prodotto sempre da Rai Fiction con Palomar), che, ha annunciato Andreatta, è stato nominato agli International Emmy Kids Awards, che saranno assegnati a Cannes, nell’ambito del prossimo Miptv, il 5 aprile.
E come “Una mamma imperfetta”, realizzata per internet e per Rai 2 e poi prodotta in Germania con Beta, opzionata da ABC Usa, venduta in Spagna, e con opzioni in corso in Francia e Russia.
“I brand sono importanti, – afferma Bettina Brinkmann, responsabile tv della svizzera EBU– perché il mercato è sommerso da tantissima fiction.”Una mamma imperfetta”, come “Borgen”, uno dei prodotti di punta del tanto in voga nordic noir, toccano un punto importante, con una madre single come protagonista, che cerca di conciliare famiglia e lavoro.”
“L’ultima cosa a cui pensavamo quando l’abbiamo ideata era l’internazionalità del prodotto -dichiara Ivan Cotroneo, autore de “Una mamma imperfetta”, e di altri successi televisivi  molto “italiani” come “Tutti pazzi per amore” che, ha annunciato,è stato venduto in Cina per un remake.
Cotroneo ha presentato al Festival di Roma “Due di noi”, una serie co-prodotta con Indigo, che mostra quanto ognuno di noi sia in realtà due persone diverse, a seconda che si trovi da solo o con gli altri. “Stiamo cercando di capire qui al MIA se può funzionare all’estero, io credo di sì, perché parla di paure, ansie che tutti condividono.”
Il successo globale del nordic noir, che rappresenta un modello più culturale che economico (la tv ha diffuso moltissimo la cultura scandinava), è indicativo di due cose, ha sottolineato Jan Mojito: quanto sia importante la tradizione letteraria per la produzione di “high quality drama”, e come, oltre al prodotto locale e alle grosse produzioni internazionali, si stia affermando qualcosa di intermedio, che corrisponde a aree geografiche che comprendono paesi ‘affini’: la Scandinavia, appunto, ma anche l’Europa dell’Est (Antony Root, alla guida di HBO Europe, ha parlato della nuova serie rumena “Umbre”, che riflette proprio questa volontà di sostenere e promuovere i talenti di aree specifiche).
“Local is the new global” è uno dei concetti più forti emersi dal panel, come ribadito anche da Nils Hartman di Sky Italia, e condiviso dalle pay tv di quei paesi, come l’Italia o la Francia, che hanno un audience sufficientemente consistente da poter guardare più al mercato interno che oltre confine. Certo, prosegue Hartman, “con la nostra piattaforma così allargata (Italia-Germania e Regno Unito n.d.r.), abbiamo una grande opportunità per le co-produzioni internazionali, come quella che stiamo realizzando per “The Young Pope” di Sorrentino, che vede coinvolti anche Canal Plus e HBO. A parte il caso Sorrentino, però, che ‘si fa da solo’, le grandi co-produzioni internazionali saranno sempre più rare, perché sono estremamente complesse, sia da un punto di vista editoriale che economico.”
Saranno necessari, quindi, budget sempre più importanti per competere a livello internazionale, conclude Mojito, aggiungendo: “in questo nuovo scenario mi sembra evidente che la forza propulsiva è quella dei produttori, è da loro che arrivano le cose nuove, e sempre meno dai broadcasters, che sono soprattutto finanziatori.”

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