direttore Paolo Di Maira

COPRODUZIONI/Danza a tre

“Dancing with Maria” di Ivan Gregolet è l’unico film italiano in concorso alla 29esima edizione della Settimana Internazionale della Critica, il primo documentario ammesso al concorso nella storia di questa sezione.
E’ una coproduzione italo-sloveno- argentina questa storia speciale, che racconta dell’esperienza di vita straordinaria di Maria Fux, danzatrice e coreografa argentina ultranovantenne, che a Buenos Aires è diventata un’istituzione con la sua scuola di danza-terapia dedicata principalmente a persone con deficit motori e mentali.

“Davanti al mio stupore per il fatto che il primo documentario in gara fosse il nostro, i selezionatori hanno ribattuto che in realtà questo è proprio un film per il cinema”, racconta Igor Princic, che ha prodotto il film con la sua Transmedia, in coproduzione con la slovena Staragara (gli stessi co-produttori di “Zoran il mio nipote scemo”, film che l’anno scorso alla Settimana della Critica ha vinto il Premio del Pubblico).
Coproduzione resa possibile dal sostegno del Fondo Audiovisivo FVG diretto da Paolo Vidali, dello Slovenian Film Centre diretto da Jozko Rutar (oltre che dall’INCAA argentino, da MEDIA e da altri investitori privati.)
Fruttuose cooperazioni transfrontaliere; e intanto Princic sta mettendo in cantiere un’altra coproduzione, stavolta minoritaria, assieme alla slovena Gustav Film: “Mama”, di Vlado Škafar (che era già passato dalla SIC quattro anni fa con “Dad”), una piccola storia intima sul difficile rapporto madre-figlia “un film sloveno, che si è girato a Cividale delFriuli, – spiega Princic. – Il nostro è un territorio che fornisce naturalmente occasioni di coproduzione, gli studios di Lubiana si trovano ad un’ora da noi, e noi collaboriamo stabilmente con Staragara da circa 7 anni ormai”.
Su “Dancing with Maria”, coproduzione maggioritaria italiana, l’apporto sloveno ha riguardato principalmente la post-produzione, oltre, ovviamente, al finanziamento del Film Centre.

“Abbiamo supportato “Dancing with Maria” con 25 mila euro, anche se non era una storia slovena, ma i criteri con cui assegniamo il fondo non sono automatici, bensì si basano sulla qualità e sulla bontà del progetto, che in questo caso era una storia personale molto interessante”, aggiunge Rutar.

Princic la definisce “una storia ambientata in Argentina ma universale, diretta da un autore locale.”
Che però, come Princic stesso, ha doppia cittadinanza: “siamo sloveni di madrelingua, viviamo in zone dove i confini si sono spostati continuamente.”

“I confini non sono più tanto fisici, geografici, quanto mentali, – rincara Rutar, -ci sono minoranze slovene in Italia, italiane in Slovenia, e lo stesso vale per la Croazia; siamo tutti stati parte dell’impero austroungarico e condividiamo una storia, una cultura, un senso dell’umorismo. Credo che il cinema sia il mezzo perfetto per costruire e far emergere questo senso di identità, di cooperazione, europea, di storie condivise.”
Va in questa direzione la costituzione del Fondo transfrontaliero fra queste tre regioni, Friuli Venezia Giulia, Croazia e Slovenia, che sarà lanciato proprio a Venezia, in concomitanza con la presentazione di “Dancing with Maria”.
“L’idea è quella di rafforzare la collaborazione fra le nostre regioni con un progetto comune, che preveda un fondo di co-sviluppo e un programma di training” anticipa Rutar.
Un progetto che è stato a lungo coltivato.
Cinema & Video International ne parlò con Hrvoje Hribar, direttore del Croatian Audiovisual Centre, a Cannes nello scorso maggio: “Siamo fatti un po’ della stessa pasta – spiegava Hribar – siamo tutti appartenenti a questa regione asburgica, per questo penso che questo progetto possa essere abbastanza forte. E’ una terra feconda di storie, tra le Dolomiti e Quarnaro, che comprende le città di Fiume, di Pola, di Capo d’Istria, Trieste, Udine. Tutta una civiltà poco conosciuta oltre i suoi confini. Abbiamo deciso di fare uno sforzo per dare visibilità a queste nostre storie, ce ne sono molte, ad esempio, degli esuli dell’era mussolinana”.

“Abbiamo fiducia – conclude Hrvoje Hribar- nel fatto che, grazie a que- sto fondo, si possano sviluppare progetti che le raccontino, contribuendo a ricostruire la memoria in un modo più intelligente rispetto al passato.”

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