direttore Paolo Di Maira

CINEMA SPAGNOLO/Nel Segno della Commedia

E’ andato alla coproduzione spagnolo-argentina (Oscar come migliore film straniero) “El Secreto de sus Ojos” il premio FAPAE, assegnato al film spagnolo che ha avuto maggiore successo internazionale: a ricevere il premio, durante la festa conclusiva di Madrid de Cine, il produttore spagnolo Gerardo Herrero, produttore di riferimento in Spagna, che con la sua Tornasol ha realizzato molti successi, coproducendo, fra gli altri, film di Ken Loach, Alex De La Iglesia, Francis Ford Coppola, Tanovic:


“Facciamo molte coproduzioni europee e con il Sud America “” ha dichiarato Herrero – anche quest’anno ne abbiamo realizzate diverse, come ad esempio “Balada triste de trompeta” di Alex De La Iglesia, dove sono presenti Francia e Italia”.
Il film, in concorso alla 67° Mostra del Cinema di Venezia, è stato definito dal direttore Marco Mueller “insolito, di un grande autore, a cui facevamo la posta da tempo”.


“Chiaramente la coproduzione è sempre benvenuta da un punto di vista economico “” mette in guardia Herrero – ma deve necessariamente avere anche una ragion d’essere dal punto di vista artistico. La commedia, ad esempio, è un genere difficile da coprodurre perché per sua natura è molto localizzata”
Il produttore sottolinea che “la Spagna è uno dei paesi che più incentivano le coproduzioni, mentre l’Italia e la Germania sono molto meno flessibili”.
Inoltre , nel caso dei film non americani, sostiene il produttore assieme alla collega, Mariela Besuievsky, il criterio della “commerciabilità “, è diventato oggi un deterrente all’esportazione: “Quelli che si vedono fuori, nei festival, sono soprattutto film d’autore: c’è molto poco spazio per i film più commerciali, al di fuori del proprio paese.
A Cannes “” ricorda polemicamente Herrero – “El Secreto de sus Ojos” è rimasto escluso dal Palmares, e questo ha provocato le proteste di tutta la critica, che si è schierata contro la giuria.”


Ad annunciare il premio FAPAE, nel corso della conferenza stampa di presentazione dei dati sul cinema spagnolo, è stata l’attrice Belen Rueda, madrina della quinta edizione degli Screenings Spagnoli, e presente in due film presentati al mercato: “Los Ojos de Julia”, di cui è stato presentato solo il trailer, un horror/thriller diretto da Guillem Morales, prodotto dal messicano Guillermo Del Toro e da Rodar&Rodar, (lo stesso team responsbile di uno dei più grandi successi spagnoli di tutti i tempi, “El Orfanato”, di Juan Antonio Bayona) e “El Mal Ajeno”.
Quest’ultimo, diretto da Oskar Santos, prodotto da Alejandro Amenabar (con Mod Producciones, insieme a Hipenà³ptero e Telecinco Cinema), e pesentato alla scorsa Berlinale nella sezione Panorama, è un thriller che unisce la vena nera-paranormale, tanto cara al suo produttore, ad un’ambientazione che sa un po’ di medical televisivo.
Nel corso degli Screenings il film è stato venduto al Giappone e alla Finlandia.
” Oggi i professionisti spagnoli sono molto richiesti oltreoceano, gli americani sono a caccia del nuovo Amenabar o Bayona. E la cosa più triste è che la nostra industria sia arrivata a questo livello alto proprio nel peggior momento finanziario”, commenta il regista, rivelando di avere avuto numerose offerte dai distributori americani.
Rincara la dose Eduardo Noriega, protagonista del film:
“Dipendiamo dalle televisioni, che adesso per legge potranno investire sempre più nei tvmovies, la tendenza è quella di fare le cose sempre con meno tempo, meno soldi, e con l’attenzione costante alla commerciabilità  di ogni progetto”
In Spagna, infatti, la Legge Generale sull’Audiovisivo stabilisce che i networks debbano investire il 5% dei ricavi nell’industria cinematografica (il 6% per quelli pubblici).
Il 40% di quest’investimento (per le tv private) e il 25% ( per quelle pubbliche) deve andare a film, serie o miniserie televisive; e di quest’ultima percentuale il 50% spetta di diritto a film o miniserie per la tv.

Noriega mette l’accento su due elementi chiave della cinematografia spagnola: le televisioni e la commedia,genere su cui queste ultime, da qualche anno, puntano molto.

“Gordos”, ad esempio, seconda prova registica dello sceneggiatore Daniel Sanchez Arevalo (presentata lo scorso anno a Venezia ne “Le Giornate degli Autori”), piccola commedia divertente e ben costruita, ha risollevato un 2009 non particolarmente brillante per il cinema spagnolo, assieme a titoli più altisonanti quali “Rec 2”, “Agorà “, “Celda 211”.
Dopo i successi dell’anno passato di “Fuera de Carta”, “Fuga de Cerebros” e “A Final de Camino”, la miscela commedia- volti televisivi famosi – produzione e promozione di un network (Antena 3 in questo caso), trionfa con “Que se Mueran los Feos” di Nacho Velilla, il primo vero successo del Box Office spagnolo del 2010, che ha sfiorato i 6,5 milioni di euro.
Si tratta di una commedia romantica politicamente molto scorretta, prodotta da Mediometrini e Antena 3 e distribuita da Warner Bros con protagonista una coppia d’eccezione, Javier Cà¡mara e Carmen Machi (quest’ultima protagonista anche de “La Mujer sin Piano”, raffinata opera seconda di Javier Rebollo, una delle proposte più interessanti del mercato, in trattative per la vendita in Francia).


“Una Hora mas en Canarias”, è invece una commedia musicale diretta da David Serrano (che già  si era cimentato in questo genere con successo, firmando la sceneggiatura di “El Otro Lado de la Cama” e “Los dos Lados de la Cama”).
Una coproduzione Spagna-Colombia giustificata dalla nazionalità  (colombiana) delle due attrici protagoniste.
Come appare chiaro dal titolo, il film è stato girato alle Isole Canarie, location molto frequentata dai set spagnoli per le bellezze paesaggistiche, ma soprattutto per un sistema di incentivi fiscali molto favorevoli al cinema.


“Una commedia che esplora la possibilità  di un amore impossibile”, così i registi Alvaro Pastor e Antonio Naharro descrivono “Yo Tambien”, delizioso film che racconta di Daniel, il primo giovane europeo affetto da sindrome di Down ad ottenere una laurea, (è così anche nella realtà , per il giovane attore rivelazione Pablo Pineda), che inizia a lavorare nell’amministrazione pubblica e fa amicizia con Laura (Lola Duena, premio Goya come migliore attrice), una donna solitaria e anticonformista di cui finirà  per innamorarsi.
Il film è passato anche a Sundance e a Rotterdam (premio del pubblico), e i due protagonisti hanno ottenuto anche las Conchas de Plata al Festival di San Sebastian .
Girato fra l’Andalusia, i Paesi Baschi e Castilla La Mancha con un budget di 1.300.000 euro (di cui un terzo sono finanziamenti regionali), il film è prodotto da Alicia Produce, società  che fa capo a Julio Medem (regista di “Lucia y el Sexo” e del chiacchierato “Room in Rome”) ed è stato venduto a 36 paesi (fra cui Francia, Benelux, Germania, in tutta l’Europa dell’Est, negli Stati Uniti, in Colombia, in Messico).


SCENARIO/Vocazione Internazionale
144,7 milioni di euro contro 104, 3: per il secondo anno consecutivo il cinema spagnolo ottiene maggiori risultati di box office all’estero che in patria.
A rivelarlo è Pedro Perez, presidente della FAPAE (l’associazione dei produttori dell’ audiovisivo), che, in occasione di Madrid de Cine, ha presentato i dati relativi al cinema dell’anno 2009.
Sono stati prodotti 186 film, contro i 153 del 2008, e, di questi, 75 sono usciti nei 18 paesi stranieri oggetto di indagine.
Fra i più visti, “Planet 51”, “El Secreto de sus Ojos”, “Los Abrazos Rotos” i due film su Che Guevara di Steven Soderbergh, “Mi Vida en Ruina”, “Vicky Cristina Barcelona” e “Fuera de Carta”.
Una varietà  di generi all’insegna delle coproduzioni: fra i titoli sopraccitati, solo il film di Almodovar è spagnolo al 100%.
“Quest’anno, a parte l’Oscar (ottenuto da “El Secreto de sus Ojos”, n.d.r), c’è stato un caso eccezionale, che ha “distorto” il mercato.
E’ il film d’animazione “˜Planet 51′, prodotto dagli spagnoli Ilion Animation Studios e dalla britannica Handmade Films, distribuito da Sony negli Stati Uniti, dove ha totalizzato 42.2 milioni di dollari”, dichiara Perez.

La Spagna costituisce la terza industria europea e la settima nel mondo per quantità  di film prodotti, anche se la quota di cinema spagnolo “visto in casa” si arena ad un 15,9% (contro il 37% di film francesi visti in Francia o il 91,8% di film americani negli USA).
Perez ribadisce quindi la “necessità  di produrre film competitivi”.
A questo proposito, Gonzalo Salazar-Simpson, produttore spagnolo e presidente dell’Associazione Statale di Cinema (AEC), ha sottolineato:
“il futuro sta nell’internazionalizzazione del nostro cinema, che passa attraverso le coproduzioni.
E’ necessario farne sempre di più per aiutare il cinema spagnolo ad uscire dai propri confini. E per essere competitivi, è necessario cercare un’integrazione non solo finanziaria, ma anche di contenuti”.


Madrid de Cine è stata l’occasione per Salazar Simpson di lanciare l’AEC, l’unica associazione esclusivamente cinematografica che ci sia in Spagna, e che ha riunito le tre associazioni di produttori di cinema già  esistenti, UPCT, PC e API.
Continua Salazar:
“Ad una forte contrazione delle windows corrisponde il sorgere di nuove possibilità : i finanziamenti devono arrivare dagli di investitori privati, che faranno sì che il cinema assomigli sempre più alle altre industrie, e dagli operatori di televisione via cavo, che adesso, con la nuova legge, hanno l’obbligo di investire”


E su questo tasto insiste anche Ignasi Guardans, direttore dell’ICAA: “Una delle nostre priorità  è fare in modo di dirottare gli investimenti privati al cinema, cercando di rendere più chiari i dispositivi delle leggi che lo permettono, e trasmettere sicurezza. Oggi, in fondo, investire nel cinema è più sicuro rispetto a qualche anno fa, paradossalmente perché qualunque altro investimento è diventato molto più insicuro. Non è più abissale come una volta, quindi, la differenza fra la certezza di un investimento in cinema o in biomedicina,o addirittura in borsa.
La produzione di cinema spagnolo si deve abituare a questo e dotarsi di strutture finanziarie adeguate.”
Ammettendo che in materia di cinema il regime fiscale “è un po’ confuso”, Ignasi Guardans ha constatato che ” in questo paese esistono molti più benefici fiscali di quanti realmente se ne sfruttino”. Per sopperire a questa carenza di informazione, l’ICAA ha anche editato un libro ,”Cine y fiscalidad en Espaà±a” di Và­ctor Viana y David Pérez- Bustamante.

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