direttore Paolo Di Maira

CINEMA ITALIANO / Alla ricerca di nuove ispirazioni

“La DG Cinema sta lavorando ad un decreto ristori per i distributori rivolti soprattutto coloro che hanno posizionato i loro film in uscita nel momento immediatamente precedente alla prima chiusura e che hanno perso fra l’80 e l85%”: questa è la novità uscita del confronto di ieri mattina, 12 gennaio, fra il Ministero e l’associazione dei distributori dell’ANICA, guidata da Luigi Lonigro, che l’ha rivelata nel corso dell’incontro “Cinema in cerca di nuove ispirazioni: quale il futuro dell’ecosistema audiovisivo in Italia dopo il Covid?” svoltosi ieri e organizzato da Vento&Associati in cooperazione con AGICI – Associazione Generale Industrie Cineaudiovisive Indipendenti e Cineuropa (moderato da Valerio Caruso).

“Chiaramente c’è sempre pregiudizio nei confronti dei distributori che sono sempre stati considerati la parte più forte del mercato, non lo siamo più”, precisa Lonigro, oltre a ricordare, che comunque, sul fronte dei ristori, i distributori si sono messi ‘in coda’ lasciando il primo posto agli esercenti, che senza dubbio sono stati i più colpiti dalla crisi. 

E in effetti è proprio nell’incertezza generale legata al futuro del cinema in sala, che si disegnano, all’interno del convegno, due posizioni, una più fiduciosa, l’altra carica di una buona dose di riserve.

Dalla parte dei distributori e degli esercenti prevale l’ottimismo, che fa affidamento soprattutto sugli ottimi dati del 2019, che hanno visto l’Italia come primo territorio in Europa nella crescita degli spettatori. Lonigro ha sottolineato anche la nuova era dei film d’essai, “che non si possono più relegare alla nicchia visto che vincono gli Oscar, e che i grandi studios hanno creato strutture deputate allo sviluppo e alla produzione dei giovani autori, come Fox Searchlight con Sony Classics. Il prodotto di qualità diventerà sempre più importante, con un mercato spacchettato fra multiplex e sale di città”.
Mario Lorini, presidente dell’ANEC, conta molto sul rinnovamento anche tecnologico delle sale, “ce ne sarà modo grazie ai fondi straordinari e a quelli di Next Generation se consideriamo il green e la digitalizzazione”.

Profonda preoccupazione esprime Carlo Fontana, Presidente dell’Agis e Confcommercio Cultura Italia: “Oltre al fatto che si sta creando una desuetudine a frequentare luoghi di spettacolo, non possiamo nasconderci dietro il dito dei buoni dati del 2019, sappiamo benissimo che il pubblico che frequenta i cinema e i teatri non è giovane, e che, per intercettarne di nuovo, è necessario cercare nuovi stimoli, forse fare un ragionamento sui linguaggi e sui prodotti.” Fontana auspica una strategia in tema di riaperture per il mondo dello spettacolo, il cui percorso, specifica, “deve essere indicato e promosso dal nostro Ministero.”

Più cauto sulla salute del cinema italiano è anche Giancarlo Leone, Presidente APA – Associazione Produttori Audiovisivi: “parliamoci chiaro, il cinema non andava già bene prima, si producevano 200 film l’anno di cui solo 20 erano visti da un numero consistente di spettatori, e tutto questo precipiterà drammaticamente dopo la crisi.”

Il nuovo mondo del dopo, dice, sarà tutto diverso: “i formati  produttivi saranno sempre più allineati a quello che oggi è il sistema, tv movie, serie miniserie da 4, 6 puntate. C’è sempre di più voglia di produrre serialità, docu-fiction o documentari d’inchiesta, di grande impegno, cosa di cui si è sentita la mancanza: penso ai lavori di Giovanni Fasanella, a  “Cernobyl”,  a “Sanpa”. Tutto questo non verrà meno con il nuovo mondo, ma il vero tema è: come attrezzarci per affrontarlo?” 

Leone ha anche sottolineato, però, come la produzione seriale e cinematografica in Italia abbia ripreso con grande intensità grazie ai produttori indipendenti e alle iniziative del MIBACT che,  aumentando il tax credit, ha controbilanciato l’ aumento dei costi  generato dal Covid. Le piattaforme on demand senza dubbio aprono maggiori opportunità in termini di pluralismo produttivo, a patto, però,  che lavorino a strettissimo contatto con gli indipendenti, non si sostituiscano a loro, e non facciano valere la loro forza economica per imporre principi produttivi diversi da quelli del nostro paese.”

A questo proposito è siginificativo l’interrogativo posto da Roberto Olla,  direttore esecutivo di Eurimages: “è vero che il video on demand è l’unico settore in crescita, ma la domanda per i produttori, soprattutto in questo momento, è: quanto la Vod interviene in produzione? La mancanza dei pre-acquisti con minimi garantiti da parte dei distributori, adesso in sofferenza, sarà compensata dal preacquisto VOD? Io  credo di no, perché di solito le piattaforme aspettano di vedere i film finiti.”

Per il direttore di Eurimages, naturalmente,  la scommessa è sugli aiuti  pubblici, su “quanto questi riusciranno a bilanciare il ridotto intervento da parte del mercato e a mantenere vivace la produzione in Europa.”
Questo tema si lega poi a quello della coproduzione internazionale, la cui importanza anche a livello di networking, è stata stressata da Cristina Priarone, presidente di Italian Film Commission.
“Affinché queste possano continuare a realizzarsi in questo momento difficile,- dice Olla, – sarebbe necessario che i governi rivedessero le condizioni concernenti i livelli di cooperazione artistica e tecnica richiesti, e che, per come sono definiti ora, prevedono che artisti e maestranze debbano viaggiare da un paese all’altro.”

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