direttore Paolo Di Maira

CINECITTA’/Provaci ancora, Roma

di Chiara Gelato


Erano anni, forse decenni, che non passava da Roma, sempre più assuefatta alla caotica invasione di troupe cine-televisive, una produzione in grado di tenere con il fiato sospeso un’intera città , catalizzando l’attenzione dei media di tutto il mondo e riaccendendo i riflettori su una Capitale ex diva che torna a far parlare di sé.

Eppure, di produzioni straniere che hanno attraversato le piazze e le strade romane, specie quelle del centro storico, ce ne sono state, da “Mangia prega ama” con Julia Roberts a “The Rite” con Anthony Hopkins o “La versione di Barney” con Paul Giamatti e Dustin Hoffman, per citare solo le più recenti.
Ma la lavorazione di “Bop Decameron”, l’ultimo attesissimo film di Woody Allen – girato tra luglio e agosto a Roma in sessantanove diverse location, dal Colosseo e Via Veneto ad Ostia – ha coinvolto e continua a coinvolgere istituzioni locali, addetti ai lavori e gente comune, rimbalzando dai media italiani a quelli internazionali.
Tanto da far pensare all’inizio di un nuovo corso per unacittà  che fatica a ricordare i fasti del passato.


“L’attenzione dimostrata dalla stampa e il coinvolgimento generale nelle riprese del film di Allen”, commenta Lamberto Mancini, direttore generale di Cinecittà  Studios, “confermano la profonda sensibilità  di Roma per il cinema, dimostrando come quel cromosoma sviluppato dal dopoguerra ad oggi, mai del tutto sopito, sappia riconoscere l’eccezionalità  di una lavorazione come quella di “Bop Decameron”: un film firmato da Woody Allen che racconta la Roma contemporanea mettendo insieme i migliori volti del cinema italiano e di quello internazionale”.
Un titolo che per Cinecittà  Studios ha significato il debutto nella produzione esecutiva “” qui in collaborazione con David Nichols – nuova voce che va ad affiancarsi all’offerta di teatri, servizi, scenografie e post-produzione.


“Il meccanismo del Tax Credit “” uno dei migliori in Europa, che restituisce al produttore internazionale il 25% di quello che viene speso in Italia, fino al 60% del budget complessivo del film – richiede la presenza di un produttore esecutivo italiano per i film internazionali che beneficiano degli incentivi fiscali, motivo per cui abbiamo sviluppato questa nuova linea strategica.
Per Cinecittà  Studios è stata la prima volta, ma non sarà  l’ultima, visto che sono almeno tre le produzioni straniere con cui stiamo per chiudere un accordo”.
Effetti del Tax Credit e degli incentivi fiscali in genere, che sembrano pesare più del fattore clima e location nell’attrarre le produzioni oltre oceano.
“I produttori internazionali che scelgono di girare a Roma piuttosto che in Ungheria o a Praga – dove non c’è l’euro, il che comporta un 30% di competitività  maggiore, ma mancano gli incentivi fiscali “” chiedono rassicurazioni sul Tax Credit, si interessano dei contratti delle troupe, dei costi di alberghi e servizi.
Le dinamiche interne, le competizioni tra singole Regioni non c’entrano più: conta il Sistema Paese, contano incentivi fiscali, finanziamenti e servizi”.
Messaggio ormai universalmente assimilato:
“Negli ultimi cinque anni l’arena competitiva internazionale è cambiata radicalmente, in quanto tutti i paesi europei e gli stati americani si sono dotati di forme di agevolazione fiscale.
Questa competizione mondiale, cui si è aggiunta la drammatica riduzione del potere d’acquisto del dollaro, ha comportato una drastica contrazione della domanda, specie tra il 2008 e il 2010.
Fino ad arrivare agli eventi degli ultimi mesi in materia di Tax Credit, la cui instabilità  ha danneggiato enormemente il nostro Paese, dando un’immagine di precarietà  al mondo e portando l’utente internazionale a scegliere altre vie, perché le alternative non mancano. Un’incertezza che stiamo pagando ancora”.
Ora la garanzia degli incentivi riapre le porte dell’Italia alle grandi produzioni straniere, ma “ci vorrà  del tempo prima che la situazione si stabilizzi.
I primi segnali positivi vengono dal mercato della serialità  televisiva, in cui registro una crescita della domanda internazionale, anche statunitense, che comincia a guardare all’Europa.
Stanno partendo nuove, robuste serialità  che si affiancano al cinema americano classico e questo, altre a fare bene alla nostra industria, contribuisce a diffondere l’immagine del Made in Italy all’estero”.
Sono lontani i tempi in cui la Loren, la Cardinale e Fellini entravano nelle case degli americani (Marco Spagnoli ne ha fatto un bel documentario, “Hollywood Invasion”, selezionato al Festival di Venezia in Controcampo Italiano), ma è anche vero che la riflessione per cui “è stato il cinema estero girato in Italia ad aver fatto storicamente la migliore promozione al nostro Paese” è ancora valida oggi.
Purché, nel caso di Roma, si smetta di parlare di “Vacanze Romane” per voltare pagina e guardare avanti.
Che il prossimo sia proprio “Bop Decameron”?

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