CEPI/Ora più che mai c’è bisogno del sostegno dell’Europa

“Abbiamo realizzato una sorta di mappa dei danni causati dalla crisi, che è dolorosa ma quanto mai necessaria, visto che la Commissione Europea sta valutando l’entità degli aiuti che devono essere corrisposti. Oltre il 66% delle società di produzione hanno dovuto stoppare completamente produzione e i contratti, quindi c’è un effetto a catena: questa crisi è ancora in corso e lo sarà nel lungo periodo, per cui è veramente necessario un sostegno da parte delle istituzioni europee. Questo è quanto rivelato da Elena Lai, Segretario Generale del CEPI, l’European Audiovisual Productions Association, intervenuta al webinar organizzato dal MIA: “Drama Le misure europee per ricostruire l’industria audiovisiva“.

“All’interno della commissione e del parlamento europeo ci sono stati dibattiti e esistono molti fondi a cui però le piccole e medie imprese non trovano il modo di accedere: CEPI ha quindi insistito molto con la commissione affinché trovi una via agevole con cui le società più piccole riescano a capire se possono fare ‘match-fund’ quando non è più possibile agire a livello nazionale.- Ha proseguito Lai- A questo proposito è interessante la grande discussione in corso sullo strumento della garanzia da parte del programma media: il 37% delle società che fanno parte di CEPI dicono che non vogliono prestiti, ma hanno bisogno di cash flow, e l’87% di queste società chiede sussidi senza cui non sopravviveranno nei prossimi 6 mesi, e non solo le più piccole.”

Ancora una volta, la questione più spinosa ed emergente è quella dell’assicurazione, anche a causa dei diversi approcci adottati dai paesi europei (in alcuni casi lo stato è intervenuto con un fondo di garanzia: 50 milioni in Francia, messi a disposizione dallo Stato e dal CNC, 25 milioni in Austria).

Anche su questo, le associazioni premono perché ci sia un’azione a livello europeo, Dariusz Jabłoński, CEO della polacca Apple Film Productions, e Nicola De Angelis, CEO di Fabula Pictures, concordano che sia un passo fondamentale per non compromettere ulteriormente il destino delle coproduzioni europee.

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