direttore Paolo Di Maira

Cartoon Italia/ Zoom non anima il mercato

La sofferenza dell’audiovisivo italiano, causa pandemia, ha investito anche il comparto dell’animazione. Lo conferma Anne-Sophie Vanhollebeke, presidente di Cartoon Italia, l’associazione dei produttori d’animazione italiani. Con lei tracciamo un bilancio.

L’anno dell’emergenza ha segnato uno scostamento del volume d’affari rispetto all’anno precedente?

Purtroppo sì, soprattutto perché, anche se siamo riusciti a non bloccare le produzioni grazie allo smart working, queste nuove condizioni di lavoro hanno comunque comportato un abbassamento della produttività, un aumento dei costi e uno slittamento delle fatturazioni.

Inoltre, il fatto di non aver più avuto la possibilità di partecipare ai mercati internazionali, ha inciso molto negativamente sulle vendite internazionali e sulla ricerca di partner di coproduzione.

Sono diminuite anche le produzioni?

Sì, anche perché, come ben sapete, siamo ancora fermi ad un unico interlocutore/finanziatore che è la RAI e con la pandemia e il rallentamento citato prima, le consegne di molti episodi sono slittate nel 2021 erodendo il budget 2021 di Rai Ragazzi. Purtroppo quest’anno partiranno pochi nuovi progetti.

E i progetti di coproduzione?

Sono diminuiti anche quelli, perché facciamo molta fatica a trovare partner di coproduzione non potendo partecipare ai mercati. Che lo vogliamo o no, anche se i mercati hanno organizzato versioni online, convincere un produttore straniero ad investire da 2 a 3 milioni di euro su un progetto che non è suo, tramite un incontro su zoom, è molto, ma molto, difficile.

I pochi accordi di coproduzione che si sono concretizzati in questo periodo sono stati fatti tra produttori che si conoscevano da anni. Questo significa che per le start-up e i giovanni produttori è un momento molto complicato.

Come si è modificato il mercato ? Cosa ha comportato l’affermarsi di nuovi player ?

Con i broadcaster tradizionali europei, con cui avevamo già rapporti consolidati, siamo comunque rimasti in contatto ma quasi tutti hanno ridotto il loro volume di investimento perché si stanno ristrutturando per implementare le loro piattaforme digitali. A questo punto speravamo sugli OTT e la possibilità di instaurare nuovi rapporti di collaborazione con loro ma anche in questo caso la pandemia e la comunicazione zoom non aiutano ad instaurare nuovi rapporti di lavoro basati sulla fiducia reciproca.

La situazione del lungometraggio è la stessa delle serie tv?

A risentire della crisi dell’ultimo anno è stato anche il lungometraggio, che ha subito ritardi, perdite finanziarie e drastici blocchi a causa delle incertezze del mercato e della distribuzione. La chiusura delle sale ha provocato a catena un forte problema di acquisizione dei film cinematografici da parte dei broadcaster. Per fare un esempio, alcuni canali francesi con cui eravamo in contatto per accordi di pre-acquisto, hanno dovuto sospendere la diffusione di film fino alla riapertura delle sale. Se la legge non cambierà, centinaia di film resteranno bloccati e i canali tv non saranno stimolati a pre-acquistarne di nuovi.

Cartoon Italia ha sostenuto iniziative particolari durante l’ anno della crisi?

Sì, durante il primo lockdown, i produttori italiani hanno liberato gratuitamente i diritti delle serie animate più classiche per i canali digitali RAI per intrattenere il pubblico dei più giovani bloccati a casa. Ci sembrava importante poter partecipare a questo movimento di solidarietà che si è creato durante la pandemia tra tutti i cittadini in Italia, in Europa, nel mondo.

Abbiamo anche organizzato, sempre durante il lockdown, un’iniziativa online in diretta Facebook #CartoonEspresso che ha permesso di consolidare la solidarietà e rafforzare i rapporti di amicizia che esistono tra tutti coloro che operano nel mondo dell’animazione. Diciamo che la crisi e questa iniziativa sono stati un rivelatore, abbiamo preso coscienza che nel comparto dell’animazione in Italia siamo tutti molto uniti e c’è una fortissima solidarietà tra di noi. Ed è questa unione, il non sentirsi isolati a casa che ci ha permesso di andare in avanti e mantenere il morale alto durante questa pandemia. Di sicuro ne usciremmo ancora più forti.

Abbiamo anche sostenuto due iniziative importanti rivolte ai giovani autori, la prima è stata lanciata durante il lockdown con Rai Ragazzi, Anica, Videocittà e Asifa, era un contest per la realizzazione di 5 cortometraggi con il tema “Le emozioni ci cambiamo – le difficoltà si superano”. Abbiamo ricevuto 52 progetti, tutti con un messaggio e una profondità a livello emotivo molto forti sul periodo della pandemia.

La seconda è la nostra collaborazione al lancio del contest di Turner/Cartoon Network “What a Cartoonist”. E’ un’iniziativa volta a scoprire nuovi talenti nel mondo dell’animazione e nuovi linguaggi narrativi. A fine febbraio 2021 sono arrivati più di 300 progetti. E’ un bellissimo segnale, vuol dire che i giovani italiani hanno tanta creatività da esprimere.

Parallelamente, nonostante le zone gialle, arancioni, rosse, siamo riusciti a portare avanti i corsi gratuiti in animazione su Toon-Boom Harmony e Storyboard PRO rivolti ai giovani, finanziati dalla Regione Autonoma della Sardegna e promosso dalla Fondazione Sardegna Film Commission nel quadro del progetto NAS (New Animation in Sardegna), un laboratorio di produzione e formazione permanente per realizzare progetti di animazione per il cinema e la televisione.

Siete soddisfatti degli interventi statali per quanto concerne il vostro comparto? E cosa chiedete per la “ripartenza”?

Il fondo Cinema e Audiovisivo è stato aumentato da 400 milioni di euro a 640 milioni, e questo è molto positivo; il tax-credit è aumentato al 40%, e anche questo è molto positivo. Per la ripartenza abbiamo chiesto uno stanziamento per un contributo a fondo perduto in favore del comparto animazione nel quadro del decreto ristori e l’emanazione del regolamento sugli obblighi di investimento che, con l’auspicata introduzione di una sotto-quota per l’animazione, ci permetterà finalmente di operare in Italia su un mercato, non più quasi monopolistico (che è il principale freno alla crescita del comparto dell’animazione) ma concorrenziale, con nuovi player e opportunità di produzione.

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