direttore Paolo Di Maira

SCENARI/Capitali on the Mov(i)e

di Francesca Medolago Albani*

La produzione cinematografica italiana ha potuto registrare anche nel 2011, come da alcuni anni a questa parte,
segno positivo davanti al valore degli investimenti.
Volendo considerare i soli capitali italiani indirizzati ai 146 film a componente totalitaria o prevalente italiana prodotti nel 2011 (132 titoli italiani al 100% e 14 coproduzioni maggioritarie), il valore degli investimenti ha toccato i 333 milioni di euro totali (1).
Il 2011, tuttavia, è il primo anno in cui per la prima volta emerge anche con evidenza dai numeri la trasformazione nella composizione di questo valore, trasformazione che ha caratterizzato l’evoluzione dell’industria e delle sue dinamiche economiche a partire dalla seconda metà del decennio scorso.
Il primo dato è il progressivo ridursi dei contributi pubblici nazionali diretti, di provenienza Fondo Unico per lo Spettacolo, che sui film prodotti nel 2011 sono giunti a incidere solo per l’8% del totale, per un valore assoluto inferiore ai 30 milioni, ripartito tra sostegno ai lungometraggi di interesse culturale nazionale e ai lungometraggi opere
prime e seconde.
Il secondo dato è la dimensione, in soli 3 anni dalla loro introduzione, realizzata dal cumulo degli incentivi fiscali rivolti alla produzione cinematografica,anch’esso suddiviso tra diverse linee di intervento, tra le quali spicca quella riferita all’investimento di soggetti esterni alla filiera cinematografica.
Non sfugge l’osservazione dell’ammontare complessivo degli apporti delle imprese esterne, che ha raggiunto – nel primo anno solare completo che è possibile osservare – la ragguardevole soglia dei 25 milioni di euro (solo di qualche unità inferiore al valore dei finanziamenti statali storici), ma deve anche emergere la novità “accessoria”: per la prima volta da molti anni a questa parte si tratta di risorse “fresche”, completamente nuove rispetto a quanto tradizionalmente affluisce al settore dalle varie fonti, private o pubbliche che siano.
Questo, di fatto, è il tema. Ricco di sfumature che vanno acquistando sempre maggiore evidenza, su cui gli operatori stanno lavorando e su cui alcune risposte stanno – palesemente – arrivando.  Come stimolare il flusso di nuovi capitali in ingresso – investimenti privati perché risorse pubbliche (almeno su base nazionale) non ce ne sono più – in questa orribile congiuntura economica?
La forza e la potenzialità reddituale delcinema italiano sono state dimostrate dalla costante crescita sia artistica che commerciale dell’ultimo decennio; la dimensione complessiva degli investimenti necessari a consolidare la crescita è risibile rispetto a quella che qualsiasi altro settore economico richiederebbe; i risultati positivi sia per lo Stato che per le imprese coinvolte sono ormai anche dimostrati  da accurati studi sulle ricadute economiche degli incentivi fiscali (2).
Non era riuscita a tanto risultato l’introduzione del product placement per via legislativa con il Decreto Urbani del 2004: le ragioni sono numerose, ma sinteticamente riferibili alla selettività di quel tipo di investimento privato, fortemente legato all’elemento narrativo e stilistico da un lato e alle esigenze e modalità di comunicazione delle aziende dall’altro.
L’automatismo degli interventi – tipico delle agevolazioni fiscali – sembra invece essere la chiave di volta delle più recenti ed efficaci innovazioni ottenute dagli operatori per ridare ossigeno ed effettuare un profondo restyling alla struttura economico-finanziaria del settore.
Grande merito ha avuto in questo positivo processo la logica di collaborazione pubblico-privato, che ha mostrato un’accelerazione cui probabilmente l’esaurirsi delle fonti classiche non è estraneo: l’ascolto delle esigenze delle imprese e l’individuazione di soluzioni amministrative innovative sono andati di pari passo, dimostrando la bontà di metodo
della condivisione e del partenariato. E’ successo con gli incentivi fiscali, fortemente voluti, sostenuti e difesi dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dall’industria; è successo di nuovo e molto recentemente con la modifica delle disposizioni operative che regolano l’utilizzo del Fondo Centrale di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese del Ministero dello Sviluppo Economico, accordata dal Comitato di Gestione del Fondo, che ha deliberato lo scorso 10 maggio l’introduzione di elementi di natura qualitativa nel processo di valutazione delle imprese che chiedono la
garanzia sul credito bancario ordinario.
A livello nazionale, si tratta di un’innovazione di tutto rispetto. Uprecedente può essere rintracciato nel MEDIA Production Guarantee Fund, Fondo di Garanzia alla produzione audiovisiva che la Commissione Europea ha reso operativo nel 2011, rivolto a facilitare l’accesso al credito per le piccole e medie imprese del settore. In questo modo la
Commissione Europea ha inteso incentivare da una parte un maggiore coinvolgimento delle banche e degli istituti finanziari nell’industria del cinema e dell’audiovisivo, e dall’altra facilitare l’accesso al credito
ordinario per i produttori europei indipendenti. Si tratta, quindi, di un fondo di garanzia specializzato, gestito da due organismi finanziari (IFCIC in Francia e Audiovisual SGR in Spagna) che si sono aggiudicati la gara indetta per la gestione delle risorse individuate nel bilancio di MEDIA. La Commissione Europea, evidentemente ritenendo positivi i risultati ottenuti, ha riservato uno spazio importante all’accesso al credito anche nella sua proposta di Regolamento per il nuovo Programma Creative Europe, in cui convergeranno i Programmi MEDIA e Cultura per il settennio 2014-2020, con l’obiettivo di ampliare il sistema delle garanzie anche alle PMI operanti negli altri settori delle industrie culturali
e creative.
Nell’ambito del Marché du Film di Cannes, il 23 maggio scorso all’Hotel Majestic, ANICA – in collaborazione con IFCIC e Audiovisual SGR e grazie al sostegno del Ministero dello Sviluppo Economico – ha organizzato una tavola rotonda che, proprio partendo dalle esperienze del primo periodo di attività del Fondo e basandosi su casi concreti, ha consentito un approfondimento e uno scambio di vedute tra gli operatori coinvolti nel day by day sul tema dell’accesso al credito bancario ordinario per un settore atipico come quello cine-audiovisivo.
Si è parlato delle garanzie richieste dal sistema bancario all’industria cine-audiovisiva per aprire linee di credito, dell’importanza di controgaranzie pubbliche (specializzate o trasversali) per ovviare al problema della scarsa capitalizzazione delle imprese, della necessità di introdurre letture qualitative per valutare correttamente la capacità reddituale delle imprese di produzione cinematografica, attività atipica sia rispetto agli indicatori abitualmente adottati nel rating bancario, sia al periodo (anno fiscale) abitualmente considerato per valutare la capacità di un’impresa
di far fronte ai propri impegni.
Proprio in questa occasione la Presidente del Comitato di gestione del Fondo Centrale di Garanzia per la PMI del MiSE, Claudia Bugno, ha scelto di presentare l’innovazione deliberata dal Comitato a maggio 2012 per introdurre parametri qualitativi nella valutazione delle richieste di accesso al Fondo. Si tratta di un annuncio fortemente atteso dall’industria,
frutto di un lavoro di condivisione e di dialogo durato molti mesi, su un tema che è tanto più cruciale in un periodo di scarsa liquidità e circolazione di denaro. Di seguito l’intervento della Bugno a Cannes.
“Il Comitato di gestione del Fondo di garanzia ha approvato una mo-difica molto importante alle disposizioni normative dello strumento, intervenendo sulla possibilità di accesso anche per imprese, come quelle del cinema, caratterizzate da cicli produttivi ultrannuali e operanti su commessa o a progetto. Su queste imprese si era riscontrata una difficoltà
diffusa ad accedere al Fondo. Infatti, anche se in crescita (+43,2% le domande accolte nel 2010 rispetto all’anno precedente;+71,7% la crescita delle operazioni nel 2011 rispetto al 2010), l’accesso al Fondo da parte di imprese del settore audiovisivo, risulta ancora contenuto:
– 53 le operazioni accolte nel 2010 che hanno permesso di attivare finanziamenti
per 10,7 milioni di euro per un importo garantito di 5,5
milioni di euro
– 91 le operazioni registrate nel 2011 che hanno permesso di attivare
finanziamenti per 19,9 milioni di euro, per un importo garantito di
10,5 milioni di euro.
Un’operatività contenuta se si pensa che nel 2011, il Fondo di garanzia ha accolto oltre 55.000 operazioni che hanno attivato finanziamenti per circa 8,4 miliardi di euro per un importo garantito di 4,4 miliardi di euro.
Dopo un lavoro di approfondimento tecnico, si è riusciti a individuare i nodi da sciogliere: la criticità era legata al disallineamento temporale dei flussi finanziari (concentrazione costi nella fase iniziale e rientro flussi attesi più o meno graduale).
La presentazione del business plan e la sostituzione del parametro “fatturato” con il parametro “valore della produzione” sono state le scelte introdotte per favorire l’utilizzo del Fondo da parte di questa categoria di imprese che in Italia costituiscono un’importante fetta del settore produttivo: oltre 6.000 imprese attive e circa 200.000 addetti”(3) .
Si tratta, va osservato, di una rivoluzione copernicana anche rispetto all’importante iniziativa di MEDIA (e del futuro Creative Europe): non più fondi che nascono su una specializzazione settoriale, in ragione della matrice culturale del prodotto, ma un Fondo orizzontale e transsettoriale che adotta parametri di valutazione aggiuntivi in virtù della conoscenza diretta delle dinamiche economiche e produttive di un dato settore di attività.
Anche in questo caso, come in quello del tax credit, si tratta di meccanismi automatici e che aiutano la crescita strutturale del settore attraverso una maggiore conoscenza e trasparenza. Il risultato è complementare: con una misura si incentiva l’ingresso di nuovi finanziatori privati, attratti tanto dal credito fiscale quanto dalla remunerazione (economica e di comunicazione) dell’investimento; dall’altro si rafforza la struttura d’impresa, si fa crescere la fiducia e l’apertura del sistema bancario (che riduce se non azzera il rischio), si qualifica un settore produttivo identificandone il valore e la capacità reddituale nei suoi meccanismi propri, si dà ossigeno a nuova progettualità.
Dovrebbe essere un circolo virtuoso.
*Responsabile Area Studi, Sviluppo e Relazioni Associative ANICA.

NOTE

1) Per approfondimenti sui dati citati nel presente articolo, si rinvia a “Il cinema italiano in numeri – anno solare 2011” pubblicato il 19 aprile 2012 sia sul sito dell’ANICA www.anica.it sia su quello della Direzione Generale Cinema del MiBAC www.cinema.beniculturali.it
2) A giugno 2012 viene resa disponibile la pubblicazione della ricerca, sostenuta dalla DGCinema del MiBAC e con la collaborazione del suo Centro Studi,realizzata da ANICA e LUISS Business School, sulle ricadute degli incentivi fiscali al cinema. La ricerca ha avuto un’evoluzione pluriennale: alcuni dati parziali sono stati resi disponibili in una presentazione e alcuni paper già nell’ottobre 2010, ma la versione completa, riferita all’anno di osservazione 2010 e preceduta da una ricognizione internazionale, è stata completata a inizio 2012.
3) Claudia Bugno, intervento al Seminario ANICA “Access to bank credit – Exploring intruments supporting EU audiovisual compagnie”, Cannes, 23 maggio 2012

 

IL FONDO CENTRALE DI GARANZIA PER LE PMI
Il Fondo Centrale di garanzia è uno strumento di politica industriale attivo presso il Ministero dello Sviluppo Economico
che rilascia garanzie pubbliche a favore di banche e confidi sui finanziamenti concessi alle imprese. Il Fondo Centrale si
è rivelato uno strumento importante a supporto delle imprese proprio nel momento di crisi (aumento esponenziale delle
operazioni a partire dal 2008).

COME FUNZIONA
Governance – Il funzionamento dello strumento è riconducibile a due organi: il Gestore, formato da un pool di banche, che si occupa dell’istruttoria delle operazioni che vengono presentate; il Comitato di gestione, che amministra il Fondo con l’apporto di diversi soggetti: dalle Amministrazioni Centrali, alle Amministrazioni locali, ad ABI, alle Categorie in rappresentanzadegli interessi delle imprese.

I PUNTI DI FORZA DELLO STRUMENTO
Il Fondo di garanzia presenta diversi punti di forza grazie ai quali offre vantaggi sia nei confronti del mondo imprenditoriale, ma anche degli operatori e di altri enti:
• la possibilità di accesso tramite un doppio canale: il Fondo opera con operazioni di garanzia diretta, controgaranzia e
cogaranzia, così che le imprese hanno la possibilità di accedere sia tramite il canale bancario che il canale dei Confidi. Ad oggi il canale più utilizzato per richiedere la garanzia del Fondo è quello dei confidi e di altri fondi di garanzia (le operazioni di controgaranzia sono circa il 70% del totale) anche se negli ultimi anni è aumentato il peso della garanzia diretta.  Anche per le imprese del cinema, il canale della controgaranzia è il più utilizzato.
• la ponderazione zero: dal 2009 le garanzie rilasciate dal Fondo sono coperte dalla garanzia dello Stato che permette alle banche di azzerare l’assorbimento di capitale sulle garanzie dirette e sulle controgaranzie a prima richiesta garantite dal Fondo Centrale: ciò si traduce anche in un miglior prezzo applicato all’impresa.
• l’utilizzo della rete territoriale degli operatori per il raggiungimento delle imprese su tutto il territorio nazionale:
grazie alla rete territoriale, gli operatori riescono a costituire un punto di raccordo con i beneficiari finali: le imprese (si pensi che sono oltre 2.000 i soggetti accreditati che possono presentare domande on line).

LE RISORSE A DISPOSIZIONE DELLO STRUMENTO: IL RIFINANZIAMENTO, L’EFFETTO LEVA e IL DECRETO FUND RASING
Lo strumento può contare su un’importante dotazione, in particolare grazie al rafforzamento degli ultimi anni:
• nel periodo 2008-2012 lo strumento è stato rifinanziato per circa 2 miliardi di euro.
• con il Decreto Salva Italia (approvato lo scorso dicembre), oltre ad importanti misure per l’ampliamento dell’operatività, il Fondo è stato rifinanziato per un totale di risorse pari a 1,2 miliard i di euro, 400 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e
2014.

 

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