direttore Paolo Di Maira

CANNES 2/La Stanza del Papa

di Franco Montini


E’ un Vaticano reinventato e ricostruito fra i teatri di posa di Cinecittà  e alcune prestigiose location romane quello proposto da Nanni Moretti in “Habemus papam”.
Come è noto, il film si svolge prevalentemente fra la basilica di San Pietro e i palazzi apostolici e, nell’ovvia impossibilità  di girare dal vero, individuare quali potessero essere le location alternative è stato uno dei primi problemi che la produzione si è posta fin dal momento della preparazione del film.
Tanto più che il desiderio di Moretti era quello di realizzare un film per certi versi assolutamente realistico, rispettoso degli ambienti, capace di raccontare e di riprodurre nella maniera più autentica i cerimoniali che accompagnano l’elezione di un nuovo pontefice.
Per ciò che riguarda le scene relative al conclave, che si svolge tradizionalmente all’interno della cappella Sistina, la soluzione obbligata non poteva che essere quella di ricostruire scenograficamente la struttura, con tanto del celebre affresco michelangiolesco del Giudizio Universale, in studio, e così è stato, con una costruzione, in scala all’80% della grandezza reale, realizzata a Cinecittà .
Sempre negli studios romani di via Tuscolana in esterni si è anche realizzata la scenografia della loggia di San Pietro, dalla quale il cardinal camerlengo si affaccia alla fine del conclave per annunciare al mondo il nome del nuovo pontefice.

Per ciò che riguarda invece gli interni vaticani, naufragata presto (almeno stando a quanto ricordato in un’intervista dalla co-sceneggiatrice del film Federica Pontremoli) l’ipotesi di girare all’interno del palazzo della Cancelleria, di proprietà  della Santa Sede, che pure era stato concesso per qualche fiction televisiva, Moretti e la sua scenografa Paola Bizzarri sono andati alla ricerca di ambienti il più possibile somiglianti ai palazzi apostolici.


“L’immagine che Moretti voleva comunicare- racconta Paola Bizzarri, alla sua prima collaborazione con il registaera quello di un mondo austero, intimo, che evitasse i trionfalismi del barocco e i festoni dei damaschi”.
Così sono stati utilizzati una serie di palazzi romani del cinquecento e del seicento: le scene nell’appartamento papale sono state girate a Palazzo Muccioli; la sala della ricreazione, dove Moretti, alias il professor Brezzi, legge al collegio cardinalizio brani della Bibbia, è in realtà  uno spazio del Palazzo Spinola di piazza Campitelli.
Per le scene con il papa che vaga incerto in un periplo di corridoi si sono utilizzate dimore private come Palazzo Muccioli e Palazzo Sacchetti.
Ma la maggior parte delle riprese all’interno dell’immaginario Vaticano si sono svolte a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia.
Per ben tre settimane la troupe di “Habemus papam” ha praticamente occupato la sede diplomatica, con scene realizzate nell’ufficio dell’ambasciatore, nella galleria del palazzo, nel cortile (dove si svolge il torneo di pallavolo fra i porporati), sulla loggia che affaccia sul giardino del palazzo.

Non è la prima volta che l’ambasciata di Francia diventa un set; precedentemente era accaduto nel 1992 per la realizzazione di una “Tosca” televisiva con Ruggero Raimondi, realizzata esattamente nei luoghi del libretto e pertanto a Sant’Andrea della Valle e a Castel Sant’Angelo, oltre che a palazzo Farnese.
Tuttavia un’occupazione così ampia e prolungata della sede diplomatica francese non si era mai registrata e difficilmente si ripeterà .
I funzionari di palazzo Farnese spiegano, infatti, che il permesso accordato a Moretti e al suo film deve considerasi un evento abbastanza eccezionale, concesso proprio in virtù della fama e del prestigio di cui il regista gode anche in Francia.
Tuttavia “”informano ancora dall’ambasciata- prima di rispondere affermativamente alle richieste di Moretti, verificata anche l’eventualità  che le riprese del film non impedissero il normale funzionamento della sede diplomatica, l’ambasciatore francese si era premunito di verificare che il film non fosse offensivo nei confronti della Chiesa cattolica e per questo erano state richieste, seppure informalmente, precise garanzie all’ambasciata di Francia presso la Santa Sede, dalla quale sono arrivate in proposito ampie rassicurazioni.


In ogni caso l’occupazione di una sede diplomatica da parte di un film ha suscitato curiosità  anche in Francia e del caso si sono occupati diversi giornali transalpini che hanno rivelato anche l’ammontare del compenso che la produzione di “Habemus papam” avrebbe versato a palazzo Farnese: circa 100mila euro.
Per la cronaca si può ricordare, infine, che in “Habemus papam” non mancano anche sequenze che si svolgono fuori dal Vaticano, realizzate in giro per Roma.
La rappresentazione teatrale de “Il gabbiano” di Cecov, alla quale assiste in incognito anche il papa fuggiasco, è stata girata al Teatro Valle; l’albergo che ospita la compagnia di attori è l’hotel San Giusto dalle parti di piazza Bologna; la chiesa dove il papa in abiti civili ascolta la predica di un giovane sacerdote è Santa Dorotea; mentre l’incontro fra il portavoce vaticano e il papa in fuga si svolge sullo sfondo del Foro di Augusto.
Infine c’è anche una sequenza girata fuori Roma: per la scena nei giardini vaticani si è in realtà  utilizzata Villa Lante a Bagnaia.

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