direttore Paolo Di Maira

Apertura con Evolution. Focus sulle registe georgiane

Un trittico su tre generazioni di una famiglia che cerca di guarire dalle ferite della Storia dai campi di concentramento nazisti alla Berlino multiculturale dei nostri giorni: è Evolutiondiretto dal regista ungherese  Kornél Mundruczó e scritto da Kata Wéber (che già avevano firmato assieme il fortunato Pieces of a Woman, premiato a Venezia e candidato all’Oscar), il film che aprirà il Trieste Film Festival il prossimo 21 gennaio, per poi arrivare nelle sale con Teodora il 27 gennaio, giorno di chiusura della manifestazione diretta da  Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo, che torna finalmente in presenza nelle tre sedi del Politeama Rossetti, del Teatro Miela e del Cinema Ambasciatori.

Il film, già presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, è una co-produzione fra Ungheria e Germania, e vede Martin Scorsese nel ruolo di produttore esecutivo. Proprio come il croato Murina di Antoneta Alamat Kusijanović, anch’esso passato dal Festival di Cannes, dove ha vinto la Caméra d’or come migliore opera prima, che, partendo dalla tensione tra una figlia adolescente e un padre ossessivo, destinata ad aumentare con l’arrivo in casa di un estraneo, mette l’accento sulle derive scioviniste di un intero paese. Il film è fra i lungometraggi in concorso, assieme ad un’altra storia di famiglia, corale e femminile, attraverso cui le due registe, le bulgare Mina Mileva e Vesela Kazakova, raccontano una società costituzionalmente maschilista e patriarcale, scossa dalle proteste nazionaliste contro la parità di genere: Women Do Cry, intrepretato da Maria Bakalova, diventata una star internazionale con Borat 2, è, fra l’altro, il film vinctore di When East Meets West 2020.

Molti i titoli che sono passati dal forum di coproduzione triestino: in concorso, il croato Mrak, sostenuto anche dal Fondo Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, vincitore di una menzione speciale, a This is IT; la coproduzione fra Kosovo e Nord Macedonia Looking for Venera di Norika Sefa (vincitore del Premio speciale della giuria all’ultimo festival di Rotterdam) e Orkester (Slovenia-Croazia) di Matevž Luzar, facevano parte entrambi della selezione di First Cut Lab-WEMW 2021.

Fuori Concorso troviamo un altro vincitore di When Est Meets West, Piccolo Corpo di Laura Samani e il documentario The Jungle di Christian Natoli, uno dei progetti selezionati a This Is IT 2020, sostenuto dal Fondo Audiovisivo FVG, e da FVG Film Commission. Fondo Audiovisivo e Film Commission hanno supportato anche Bosnia Express di Massimo D’Orzi (sempre fra i Documentari Fuori Concorso).

Torino Piemonte Film Commission ha invece sostenuto la coproduzione fra  Lituania, Italia e Svizzera I’ll Stand by Youdiretta da Virginija Vareikytė, Maximilien Dejoie, fra i documentari in concorso, assieme a 1970in cui Tomasz Wolski ricostruisce le proteste scoppiate nella Polonia comunista del 1970, raccontate dalla prospettiva inedita degli oppressori, e a Reconstruction of Occupation di Jan Šikl, che scava negli archivi cinematografici privati e amatoriali per mostrare – attraverso gli sbiaditi “home movies” d’epoca – l’invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia.

Coproduzione con fra Italia, Ungheria, Germania e Francia, realizzato anche con il sostegno di Roma Lazio Film Commission è The Story of My Wife, di Ildikó Enyedi, fra gli eventi speciali.

Tornando al concorso lungometraggi, è ispirato a una storia veraAs far as I can walk con cui Stefan Arsenijević adatta nella Belgrado di oggi, snodo della rotta migratoria dei Balcani, del poema medievale Strahinja Banović, in cui un giovane del Ghana diventa l’eroe nazionale serbo. Il film ha vinto il premio come Miglior film al festival di Karlovy Vary 2021.  
Il rumeno Radu Muntean, che in Întregalde si serve di una struttura drammaturgica da fiaba per mettere in crisi le certezze sulla solidarietà e l’empatia di un gruppo di amici in partenza per una missione umanitaria di fine anno.
Infine, la coproduzione Georgia-Regno Unito Bebia. À mon seul désir di Juja Dobrachkous, ritorno a casa di una giovane modella costretta a confrontarsi con il ruolo che la nonna appena scomparsa ha avuto nella sua infanzia, “apre” all’omaggio alle registe del cinema georgiano, protagoniste quest’anno della sezione “Wild Roses. Registe in Europa”.

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