direttore Paolo Di Maira

APE/Grande cinema a Milano

interviste raccolte da Lara Dall’Antonia, coordinatrice dell’Ape


La risposta del territorio


“The International è stato girato a Milano perché è la città  che meglio simboleggia il potere industriale: il grattacielo Pirelli in particolare è molto presente nel film “” spiega David Nichols – Parte della sceneggiatura ruota intorno ad un industriale “” politico italiano, interpretato da Luca Barbareschi.
Una delle scene più importanti (che riproduce l’assassinio del politico) è stata realizzata in Piazza duca d’Aosta , di fronte alla Stazione Centrale con circa 1200 comparse: forse la più grande scena di massa mai girata a Milano, durata 5 giorni di lavorazione.”

“Milano non è “” o non lo è stata fino a poco tempo fa “” una città  abituata al Cinema, o perlomeno alle produzioni cinematografiche di queste proporzioni, – continua Nichols,- ed all’inizio abbiamo avuto non poche difficoltà  a rapportarci con le istituzioni locali.
Non c’era un ufficio Cinema che ci poteva risolvere in breve tempo le pratiche, ma circa 10 o 15 entità  burocratiche diverse, molto collaborative, ma poco coordinate fra loro. La difficoltà  maggiore è stata l’ottenimento dei permessi ufficiali per girare, che abbiamo avuto solo una settimana prima delle riprese: è difficile lavorare in questo modo quando alle spalle si ha una mega “”produzione che ha già  speso parte del budget e preme per ottenere delle risposte certe.”


 Dello stesso avviso Stefano Biraghi, anche se pare che le cose siano migliorate dopo le riprese di “The International”, svoltesi in novembre (“The Other Man” è stato girato in Marzo fra Milano e il lago di Como) “A differenza di altri comuni italiani quali Roma, Venezia e Torino, dove il Cinema è considerato dagli Enti Pubblici come attività  produttiva, a Milano le riprese cinematografiche sono considerate un’ attività  eccezionale, non proceduralizzata.”

Entrambi i produttori concordano nell’indicare il Comune e la Regione come preziosi alleati: “Abbiamo avuto tantissima collaborazione da parte della regione (la cui sede è proprio il grattacielo Pirelli), dell’Ufficio del Sindaco Moratti, dell’Assessore Terzi e del Presidente Formigoni (che appare anche in un piccolo cameo in una scena del film)” afferma Nichols.
Biraghi cita anche AEM, ATM, Grandi Stazioni: “Le necessità  logistiche di questi film sono straordinarie, basti pensare che un comune film italiano occupa ogni giorno circa 120-130 mq di suolo pubblico.
Su “The International” alcuni giorni occupavamo più di 4.000 mq.”


Le professionalità  Locali


Per quanto riguarda le maestranze locali, erano pochissimi (su “The International”) gli italiani nella troupe, che è stata mandata quasi per intero dalla Germania (quasi 100 persone).
Inoltre, 50 furgoni di materiale tecnico sono stati importati da Berlino:


“Il punto cruciale non sono le paghe italiane e tedesche, che più o meno si equivalgono, ma gli oneri sociali. I contributi delle paghe tedesche sono il 17% rispetto al 37 % di quelle italiane; inoltre, trattandosi di una co-produzione anglo tedesca, circa il 20% dei costi tedeschi vengono rimborsati alla produzione, ovvero più soldi vengono spesi in Germania più soldi in percentuale la produzione può poi recuperare.( vedi legge german federal film fund-www.ffa.de)


Il ruolo della Film Commission


“La FilmCommission opera da anni a Milano. Solo negli ultimi tempi però sono riusciti ad ottenere un abbattimento del costo della Tassa COSAP (occupazione suolo pubblico), grazie all’intervento dell’Assessore al Tempo Libero, Giovanni Terzi.
Questo, a detta del Production Supervisor della Film Commission Julian Birri, è solo il primo passo verso la piena operatività  della Lombardia F.C.
Per il momento però l’ottenimento dei permessi è nelle mani di diversi Uffici Concessioni che variano da un minimo di 3 giorni, per i progetti più semplici, a più di 30 per i progetti di maggiore impatto con il territorio.” Sostiene Biraghi.


 


MA LE LEGGI NON CI CONSIDERANO/3 domande a Carla Perrina


Lei spesso lavora con le produzioni straniere, sopratutto americane, che girano in Italia. Quali sono le difficoltà  da affrontare dal punto di vista amministrativo all’arrivo di una grande produzione hollywoodiana?


Le problematiche amministrative non sono legate all’arrivo delle produzioni straniere.
Il problema nel nostro Paese è che le normative vigenti non prendono in considerazione l’audiovisivo, poiché sono state studiate per altri settori che, a differenza del nostro, gestiscono un tipo di lavoro costante nel tempo (l’Industria, il commercio, i servizi).

Un esempio è la nuova normativa sul collocamento, che prevede che la comunicazionedell’assunzione all’uffi cio di collocamento debba avvenire entro 24 ore dall’assunzione stessa. Questo ci complica le cose, perché nel nostro settore si assumono moli notevoli di personale saltuario in breve tempo: si possono effettuare anche 500 assunzioni in un giorno. Ad altri settori, come ad esempio ai pubblici esercizi, che occupano lo stesso tipo di personale ma in misura nettamente inferiore, è stata concessa una deroga, per cui dispongono di 5 giorni di tempo per effettuare la comunicazione, come prevedeva la vecchia normativa.
Il nostro settore è stato invece completamente ignorato.


Il nostro sistema amministrativo-legislativo è estremamente complicato in confronto agli altri paesi. Da noi, ad esempio, si pagano le tasse sulle tasse (IRAP) un concetto inconcepibile per gli stranieri. Anche la “Detraibilità  Indetraibilità  dell’I.V.A.” e “Costi Deducibili e Non” sono concetti ostici per gli stranieri: per rapportarci con loro in modo migliore occorrerebbe una semplificazione del sistema.


Ultimamente ha lavorato su due grandi produzioni straniere che hanno girato a Milano. Che differenza c’è dal suo punto di vista fra Roma e Milano?


Milano è una città  meno abituata al cinema rispetto a Roma. Uno dei problemi che mi viene da sottolineare è legato ai depositi cauzionali a tutela di eventuali danni che le amministrazioni pubbliche richiedono alla produzione per poter girare in determinati luoghi.
I tempi di rimborso di queste somme di denaro variano da 3 a 4 mesi e per le produzioni straniere comportano un immobilizzazione anche ingente di capitale.
Gli uffici preposti dovrebbero ridurre questi tempi, visto che la constatazione dei danni è quasi immediata.


Cos’è che renderebbe il nostro paese competitivo e appetibile per le grosse produzioni straniere?


Come ho già  detto sarebbe necessaria una semplificazione del sistema, oltre, ovviamente, a delle incentivazioni a livello economico, come quella realtiva al tax credit, purtroppo non ancora operativa.
Spero che la norma che attuerà  questo incentivo sarà  semplice da applicare e che permetterà  un recupero del credito veloce, quasi immediato.
Lo stesso discorso vale anche per il credito I.V.A.


   

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