direttore Paolo Di Maira

APE/Girare nelle isole

Sardegna, lo slalom tra gli incentivi di una legge controversa


Flavia Oertwig vanta un curriculum di ispettore/direttore di produzione, head of development , finance finder per società  americane e tedesche.
Come line producer ha lavorato soprattutto a Roma (lo scorso gennaio ha seguito la produzione di “Religulous” di Larry Charles, il “padre” di “Borat”) e, da poco, opera in Sardegna, dove, nel 2006, ha fondato Intrigo Internazionale:
“Sto girando un documentario lungometraggio, ” Zona Militare “” Military Zone”, sulla popolazione di un piccolo villaggio che da 50 anni convive con i militari nella zona “off limits” della base militare e sperimentale di Quirra nel sud-est della Sardegna; sarà  una co-produzione italo-francese.
L’esperienza di questo documentario mostra che in Sardegna, più che altrove forse, è necessario conoscere la mentalità  del luogo, anzi dei singoli luoghi.
La gente è molto ospitale, ma inizialmente è diffidente, soprattutto se arrivi con la telecamera.
Essere mezza straniera per me spesso è un vantaggio: da un lato sono più indulgenti quando sbaglio, dall’altro il fatto di avere origini sarde mi rende già  simpatica.
In generale credo che i sardi amino più gli stranieri che i cosiddetti “continentali”.
Sto anche producendo un corto, “Smother Party” dello sceneggiatore Filippo Kalomenidis, per il quale stiamo chiedendo il finanziamento alla Regione Sardegna .
Sempre con Kalomenidis sto sviluppando una commedia ambientata fra Sassari e Alghero.”


La nuova legge regionale per lo sviluppo del cinema (20/9/2006), mette a disposizione circa 2 milioni di euro.
I fondi sono partiti quest’anno, (il bando per la richiesta scadeva a marzo) e sono così suddivisi:150 mila euro per la sceneggiatura (5 progetti), altrettanti più o meno per i cortometraggi e 1.300.000 euro per i lungometraggi (in questo caso però la legge parla di prestiti quinquennali per un importo non superiore al 40% del costo del film, e al 50% per le opere prime e seconde, fino ad un ammontare massimo di “400.000 per ogni progetto, elevabile a 500.000 in caso di coproduzione internazionale.)
Ci sono poi altri fondi riguardanti la distribuzione, (70mila euro), i Festival cinematografici, la ricerca (50 mila euro) e le scuole.

“Nell’ambiente cinematografico sardo questa legge è stata molto criticata, – continua Oertwig,- solo le case di produzione possono fare domanda di contributo, e c’è una clausola secondo cui queste devono essere “iscritte al pubblico registro e distribuite nel circuito nazionale”. Non sono quindi ammissibili le società  estere (che devono ricorrere ad una compagnia italiana) e le società  che fanno servicing e solamente produzione esecutiva.
Il fatto che si possa far domanda solo una volta all’anno poi, rende il tutto poco flessibile.
Per questo sono molto importanti le società  di service del luogo, che forniscono contatti istituzionali, soprattutto a livello comunale e provinciale, e si attivano per cercare finanziamenti privati locali”


Cauto nei confronti della nuova legge è Federico Floris, che da più di sette anni opera con Eia Sardinia:
“Si stanno completando le analisi dei progetti , ma si aspetta ancora che la Regione lanci il Bando alle Banche ( cosa fondamentale ) per poter designare i vincitori.”
Floris giudica comunque positivamente gli incentivi: “Le cose si stanno pian piano muovendo e la Sardegna ha tutte le potenzialità  per diventare il più grande teatro di posa naturale d’Europa.
Il nostro vantaggio sta proprio nella grandezza dell’isola e nella scarsissima densità  di popolazione e di costruzioni.”


Sono soprattutto le spiagge, spesso deserte ed accessibili per lo più gratuitamente, ad attrarre le produzioni: si tratta molte volte di spot, ma stanno iniziando ad approdare nell’isola anche vari lungometraggi: “Stiamo registrando una crescita di produzioni straniere, -prosegue Floris, – l’anno scorso abbiamo girato due film tedeschi: “Il sorriso sardonico” di Tilo Koch, fra Santa Teresa di Gallura, Olbia, Arzachena e “Alle Anderen” di Maren Ade fra le province di Cagliari e Nuoro.
Per quanto riguarda la Francia, due anni fa abbiamo lavorato in Costa Smeralda per “Les Bronzées 3”, grande successo commerciale di Patrice Leconte e adesso stiamo preparando “Océan”, che Jacque Perrin girerà  fra Carloforte, Portoscuso e le loro tonnare.
C’è poi un altro progetto: il film “La vedova scalza” di Ciro Ippolito, tratto dal libro di Salvatore Niffoi, premio Campiello 2006″


 


Sicilia terra di talenti, ma la fiducia è il ponte da costruire


Chico Paladino conferma il dato secondo cui le nostre isole sono una meta ambita soprattutto dalle produzioni straniere:
“L’80% dei nostri clienti proviene dall’estero.
Dalla scorsa primavera allo scorso autunno siamo stati coinvolti con la produzione esecutiva (dal Trapanese fino alle Eolie) di “Largo Winch”, di Jerome Salle, produzione francese da 25 milioni di euro della Pan Europeenne, con Tomer Sisley e Christine Scott Thomas.
E’ un film d’azione, pieno di effetti speciali che uscirà  nelle sale il prossimo Natale.
Ci sarà  anche un “LargoWinch 2”, che seguiremo sempre noi.
In aprile abbiamo girato l’ultimo videoclip del gruppo musicale Coldplay, in collaborazione con Aetnei/Scenari, una casa di produzione di Catania.”


E questo flusso di stranieri in Sicilia ne ricalca un altro, inverso, generato negli anni dalle maestranze autoctone, una sorta di “fuga di cervelli dell’audiovisvo”:
” La Sicilia ha un enorme potenzialità  ancora tutta da sfruttare, fatta di professionisti che si sono formati nei luoghi più rinomati del settore cinematografico e fotografico e che, solo ora, stanno facendo ritorno nella loro terra apportando il know how acquisito negli anni sui set più importanti.
Ma non sono molti a tornare. -Continua Paladino- Io credo di essere uno dei pochi che, dopo aver girato per 20 anni tra Milano, Parigi, Londra, New York, Miami, Los Angeles, ha sentito forte il “mal di Sicilia”. Sono rientrato nel 2000 e ho fondato la Chico Paladino Productions che organizza e inquadra produzioni non solo in Sicilia e in Italia, ma anche in Tunisia, Kenya, Tanzania, Sud Africa, Seychelles, Mauritius, Madagascar, Venezuela, Costa Rica, e Brasile.
Credo che se tutti gli altri specialisti siciliani del settore sparsi per il mondo tornassero ad operare sull’isola, si potrebbe dar vita a una nuova e concreta realtà .”


Per quanto riguarda lo stanziamento di fondi regionali, anche Paladino è prudente ma speranzoso:
“La Regione Sicilia da poco ha aperto gli occhi sulle potenzialità  dell’Isola : da qui è nato un frutto, lo scorso autunno, che deve ancora però maturare: un fondo per Cinema e Audiovisivi che aiuta economicamente chi investe non solo sul territorio, ma anche e soprattutto, sulle maestranze locali.
E’ ancora prematuro parlare di risultati in tal senso, stiamo a vedere.”


E circa il rapporto con le Film Commission:
“Abbiamo ottimi rapporti con le strutture comunali di Palermo e Catania, mentre con l’istituzione regionale non c’è una collaborazione molto assidua: è stata attivata “sulla carta” ma deve ancora prendere forma dal punto di vista del sostegno effettivo alle produzioni esecutive in loco.
Basti pensare che non esiste ancora una guida regionale che cataloghi le locations o che censisca le maestranze locali o le case di produzione attive sull’isola.”


Paladino conclude ricordando uno dei fattori a suo avviso più penalizzanti per l’industria audiovisiva dell’isola: “Credo che questa terra sia ancora oggi vittima di personaggi, che si impongono nel settore con modalità  a limite della legalità , che hanno un ascendente su chi, da fuori, decide di lavorare qui .
Se tutti insieme smettessimo di dar loro credito, riusciremmo a lavorare in un territorio libero da vincoli che devono appartenere solo al passato e che certo sono un freno per lo sviluppo del settore in Sicilia.”


Gianfranco Barbagallo si è occupato della produzione esecutiva di”The Palermo Shooting” di Wim Wenders, girato nel capoluogo siciliano dall’8 ottobre al 2 novembre scorso
“La AAPIT di Palermo da diversi anni stanzia dei fondi per la realizzazione di opere culturali che abbiano valenza di promozione per il territorio.
Dal 2002 invitavano Wenders a considerare la città  come ambientazione di una delle sue straordinarie storie: gli hanno concesso un finanziamento di un milione di euro.
Lavorare a Palermo è stato molto facile e la location manager, Chiara Scardamaglia ha fatto un lavoro impeccabile.
L’unico inconveniente è stato il maltempo piuttosto persistente ed inaspettato in quel periodo.”


Interviste raccolte da Lara Dall’Antonia, coordinatrice dell’Ape

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