ANIMAZIONE/Roger Rabbit ha 20 anni

di Monica Tasciotti


Il periodo d’oro dell’animazione non è quello passato ma questo, il miglior periodo di sempre”.
Parola di Richard Williams, 75 anni, tre volte premio Oscar di cui due per “Chi ha incastrato Roger Rabbit”.
Per i migliori effetti visivi e uno speciale Achievement Award per la direzione dell’animazione e la creazione dei personaggi originali: la conturbante Jessica, il simpatico Roger, il terribile Baby Herman, e tutti gli altri comprimari del film che nel 1988 sbancò i botteghini di mezzo mondo con i suoi rivoluzionari effetti speciali.

Per la prima volta nella storia del cinema infatti, attori in carne ed ossa e cartoon interagivano per tutta la durata della pellicola in un susseguirsi frenetico di trovate.


“E’ stata l’abilità  di Bob Hoskins (il detective Eddie Valiant, ndr) a rendere credibile il film “” ridimensiona Williams – Se guardate bene Julie Andrews in “Mary Poppins”, i suoi occhi fluttuano da una parte e quelli di Van Dyke dall’altra.
Bob invece guardava esattamente dove doveva: era incredibile”. Proprio per colpa di Mary Poppins, Williams stava per dire no a Robert Zemeckis, futuro regista di “Polar Express”, di “Beowulf ” e del prossimo “A Christmas Carol” (di nuovo con Hoskins nel cast, in uscita a novembre).
Film che combinano la live action al computer 3D attraverso la tecnica della performance capture.
Per Williams, infatti, in “Mary Poppins” non era convincente il mix fra attori e cartoni.

“Chi ha incastrato Roger Rabbit”, invece, non è solo una pietra miliare nella storia della convergenza “animazione- live action”, ma segnò anche la rinascita del film d’animazione tout-court, prima che la rivoluzione digitale ne decretasse imperitura fortuna.


“Zemeckis veniva dal grande successo di “Ritorno al futuro” “” racconta – ma alla Disney le cose non andavano tanto bene, aveva perso una notevole quota di mercato, ecco la ragione di questo matrimonio temporaneo con la Amblin di Steven Spielberg.
Il film però uscì con la Touchstone e non con il marchio Disney per il contenuto adulto di alcuni dialoghi, specialmente quelli di Baby Herman”.


Senza considerare che per la prima – e ultima – volta i celebri personaggi animati della Disney e i Looney Tunes della rivale Warner Bros. condividono lo schermo, da Paperino a Pippo, da Bugs Bunny a Gatto Silvestro.


A celebrare i venti anni dall’uscita del film cult è stata la decima edizione del Forum International des Technologies de l’Animation organizzata dal Pà´le Image Magelis di Angoulàªme nel dicembre scorso, dove il papà  di Jessica e Roger è stato festeggiato con tutti gli onori del caso.


Canadese di nascita e inglese d’adozione, Richard Williams è anche l’autore dell’imprescindibile “The Animator’s Survival Kit”, bibbia di ogni animatore, tradotta in 8 lingue, che proprio in questi giorni esce in 16 DVD con sessioni delle sue altrettanto celebri Master Class, registrate nei Blue Sky Studios di New York, quelli di “Ice Age”.
4 anni per realizzare la versione animata del rinomato manuale che contiene solo disegni originali e oltre 350 esempi animati.
“Non ho segreti “” dice – il mio sapere è tutto qui dentro. Sono sfinito, ma così potrò smetterla di fare master class!”.
E dedicarsi così finalmente al suo lungometraggio, concepito a 15 anni. Il titolo?
“Will I live to finish this?” (Vivrò abbastanza da finirlo?) – risponde con una battuta – L’avrei fatto quando sarei stato pronto, è quello che sto facendo ora.
Un film senza dialoghi, le parole sono “rubbish” (robaccia, ndr).”


Solo disegni fatti a mano anche per il nuovo film, perché “non c’è niente di meglio del computer ma neanche niente di peggio, perché puoi cambiare le cose infinite volte e questo non va bene: è bene sapere quello che si sta facendo dall’inizio”.


Sapevano bene quello che volevano Zemeckis e Jeffrey Katzenberg, allora capo dello studio Disney.
“Ero spaventato a morte per la complessità  del lavoro che ci aspettava, ma i big boss no! “” ricorda – Però sapevo che avrebbe funzionato: vidi alcuni test e non ebbi dubbi.
Ho sentito dire che ne vogliono fare un altro in 3D.
Non so se è vero, ma non funzionerebbe, sarebbe un’altra cosa.
Roger Rabbit è un film ambientato negli anni ’40, quando i cartoni erano piatti, a due dimensioni.
Noi li abbiamo realizzati in due dimensioni e mezzo, ma erano “rotondi” abbastanza per vivere insieme agli umani”.
Una magia ancora ineguagliata, anche dopo la rivoluzione digitale.

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