E’ la serie tv di animazione Roc e Lola, diretta da Andrea Giro e prodotta da Primal Shape, il progetto italiano al quale è andato il Women in Film and Television Italia-WIFTMI Award per il maggior potenziale legato a temi di eliminazione della disuguaglianza di genere e inclusione, scelto fra i titoli all’interno del Co-Production Market & Pitching Forum delle divisioni Animation, Drama e Film dell’ultimo MIA, Mercato Internazionale Audiovisivo di Roma.
Un settore, quello dell’animazione, al centro di un grande cambiamento. Per affrontare criticità e opportunità con dati alla mano, Nicolas Edmery, Film Market Analyst all’European Audiovisual Observatory (Francia) ha illustrato uno studio molto interessante, sebbene limitato al solo settore theatrical che come noto in Italia non gode di buona salute. Di 190 film di animazione distribuiti nel mondo all’anno, l’8 per cento di questi rappresentano il 20% dei top 20. Di questi, l’8% sono film made in USA e rappresentano ben il 64% di tutti gli ingressi, contro il 32% di film europei che invece racimolano solo il 5% degli ingressi. Il resto è rappresentato dal Giappone (29% dei film) Cina (13%) e altri. Di questi 190 film in animazione, sono 61 quelli europei distribuiti all’anno nel mondo, con un budget medio di 5,9 milioni di euro contro i 3,6 milioni del live action. Perché si sa, l’animazione è molto più costosa di un film dal vero.
“In Europa non c’è una major che può investire milioni di euro per un film da essere distribuito in tutto il mondo come fanno le major USA”, ha ricordato Philippe Alessandri, CEO e Fondatore dello studio di animazione francese Watch Next Media, e poiché il pubblico si è spostato sulle piattaforme che non investono molto in animazione, il problema si fa serio anche per le serie tv, che, ha auspicato Alessandri, meriterebbero un’analisi dell’European Audiovisual Observatory. “Le entrate da YouTube sono basse rispetto al numero delle visualizzazioni. E’ YouTube il primo broadcaster europeo?”, si è chiesto Alessandri. Dunque, il “game changer” sono le regole, in particolare gli obblighi di investimento. “Siamo vicini ad ottenere la subquota per l’animazione”, ha detto con ottimismo Cristian Jedzic, responsabile dell’internazionalizzazione per Cartoon Italia, l’associazione italiana dei produttori di animazione, nonché fondatore di BeQ Entertainment. Certo è che, banche a parte, come la francese Coficiné, rappresentata dall’account manager per l’Italia Barbara Tonelli che concede crediti alla maggior parte dei film e prodotti audiovisivi del Bel Paese, senza ulteriori investitori (costituiti in Italia finora praticamente solo dalla Rai) le specificità culturali europee, qualunque cosa ciò voglia dire, spariscono.
Di questo ne sono molto consapevoli le emittenti pubbliche del Vecchio Continente. Così, i broadcaster dei servizi pubblici dei cinque grandi Paesi europei, riuniti al Mia in un confronto a porte chiuse per individuare priorità editoriali comuni, favorire opportunità di co-sviluppo e rafforzare l’allineamento tra i territori, hanno condiviso un documento con questi obiettivi. “La soluzione si trova insieme”, ha detto nell’incontro poi aperto al pubblico Patricia Hidalgo, Director of Children & Education, BBC, che ha coniato una frase molto calzante per offrire contenuti non solo educativi come nella mission dei servizi pubblici, ma anche divertenti, come i programmi prodotti dai competitor privati: occorre dare ai bambini “broccoli and sweets”. E d’altronde, come vendere broccoli in questo oceano di dolci? “Dobbiamo ancora trovare la ricetta giusta”, ammette Pierre Siracusa, Director of Animation, Children & Youth Department, France Télévisions. Per Patricia Vasapollo, Head of Family & Fiction, HR/ARD (Germania), “occorre tempo (per sviluppare contenuti nrd), budget e commissioning editor coraggiosi”. Se per Roberto Genovesi, Direttore di Rai Kids, le piattaforme non sono un nemico, ma al momento un problema, Yago Fandiño, Head of Children’s Content and Director of Clan TV, RTVE-Clan (Spagna) ricorda che i servizi pubblici hanno regole e tutti dovrebbero averne. Peraltro, proprio Pierre Siracusa, ha richiamato l’esigenza di superare l’”imperialismo francese” nella produzione di cartoni animati, perché “non c’è più la possibilità di continuare a finanziare come fatto finora”.
Infine, come aveva riferito Alessandra Principini, Foundraiser, Movimenti Production e vice presidente Cartoon Italia nel panel “Trasformare la crisi in opportunità: affrontare i cambiamenti nel settore dell’animazione”, il nuovo direttore di Rai Kids “vuole esplorare nuovi target e nuovi format”. “Stiamo immaginando la realizzazione di un brand dedicato ai ragazzi dai 14 in su”, ha confermato Genovesi che ha aggiunto: “non abbiamo paletti di riferimento, possiamo affrontare qualunque argomento, ma c’è un tema legato alla scrittura”. “In animazione il target oltre i 12 è molto ristretto” ha avvertito il direttore Animation, Children & Youth di France Télévisions. Dunque, con i “pochi soldi, cosa dare a questa fascia di spettatori che non siano gli anime giapponesi?”, domanda Siracusa. “I numeri sono importanti, altrimenti non ha senso”, ha concluso Patricia Hidalgo, ex Disney e Turner, preoccupata del rischio della “perdita di rilevanza culturale europea” nonostante il suo budget alla BBC non comprenda acquisti europei perché finiscono in un indistinto “produzioni estere”.




