direttore Paolo Di Maira

ALTO ADIGE/La Sostenibile Leggerezza del Set

Qui si respira un’aria serena, genuina, è un posto che ha la stessa magia di Castellabate: lì c’è il mare, qui ci sono le montagne”. Lo confida Alessandro Siani a Cinema & Video International durante una pausa delle riprese di “Il principe abusivo”.
Il posto in questione è Merano, dove, aggiunge l’attore, “ho trovato grande affetto e attenzione da parte delle persone”.
E’ fine luglio, al Castello di Rubein, uno dei set del film nei dintorni della città altoatesina: qui, dopo aver interpretato i fortunati “Benvenuti al Sud” e “Benvenuti a Nord”, Siani si è cimentato per la prima volta con la regia, in una commedia tutta giocata sull’antica contrapposizione tra ricchi e poveri. Oltre che dallo stesso Siani il film è interpretato da Sara Felberbaum, Christian De Sica, Marco Messeri e Serena Autieri.
Prodotto da Cattleya e Rai Cinema con il sostegno della BLS, Film Fund & Commission, uscirà in sala nel prossimo anno distribuito da 01. “Il principe abusivo” promette di essere un nuovo spot per una regione già entrata nelle case degli italiani grazie a Terence Hill, protagonista di “Un passo dal cielo”, la fiction tv ambientata e girata in Val Pusteria. Quest’estate c’era anche la produzione di “Un passo dal cielo”, tornata a girare sul lago di Braies per realizzare la sua seconda serie.
Un’estate, quella appena trascorsa, molto movimentata per la regione, che nell’arco di tre mesi ha ospitato ben 11 produzioni: niente male per un territorio dove fino a qualche anno fa per trovare tracce di cinema occorreva risalire a titoli come “Per favore non mordermi sul collo” di Polanski, o il “Decameron” di Pasolini; e sapere che in Alto Adige avesse girato Hitchcock (“The Mountain Eagle”) e che addirittura Eric Von Stroheim avesse realizzato la sua opera prima (“Blind Husbands”) era roba da cinefili. Casi “nobili”ma sporadici, in una terra dove la grande ricchezza creativa è sempre stata assorbita dal documentario, genere presidiato dalla gloriosa scuola “Zelig”.
Qualcosa è cambiato , e il punto di svolta l’ha segnato la BLS Film Fund & Commission, nata nel 2010. Noi di Cinema & Video International siamo andati in Alto Adige ad incontrare professionisti e aziende della comunità audiovisiva del luogo, cercando tracce del cambiamento. Quello che segue è quello che siamo riusciti a ricostruire.

IL DOCUMENTARIO NON BASTA: ALLA RICERCA DI KNOW HOW
“Abbiamo spinto per anni perché si creassero anche qui da noi una Film Commission e un Film Fund”, racconta Patrick Kofler, presidente della FAS, l’associazione che rappresenta i produttori e i cineasti della regione. Perché “il soggetto può essere bello quanto vuoi, ma se non porti nemmeno un euro è difficile trovare co-produttori. Noi altoatesini volevamo avere la stessa base di partenza, e nella BLS abbiamo trovato un interlocutore con cui condividere la nostra visione: un film deve essere un connubio tra economia e cultura”.
Quella di Patrick è una cultura imprenditoriale modellata sul valore della sostenibilità (“in Alto Adige può e deve esserci uno sviluppo so- stenibile”), una filosofia che permea anche i rapporti di lavoro (“non può essere che la gente venga pagata poco o il doppio del normale”).
E’ questo il primo biglietto da visita che viene presentato a “chi viene da fuori, attratto dalle possibilità aperte dal Fondo”.
Kofler approva l’atteggiamento rigoroso adottato dalla BLS nel vagliare le richieste di insediamento in Alto Adige di aziende audiovisive: un’attenzione con- cretizzatasi in un regolamento ad hoc, in grado di evitare i rischi di insediamenti fittizi. “Questi soldi – commenta a proposito del Fondo – sono stati tolti ad altri settori , e se risultasse che vanno fuori dall’Alto Adige, sarebbe una mazzata per l’intero sistema”.
Titolare della Helios, impresa di comunicazione specializzata nelle tematiche della sostenibilità, è stato lo scorso anno tra i fondatori di Alpinisten.it, società di service rivolta prevalentemente alle produzioni documentaristiche di lingua tedesca. Il salto di qualità Kofler lo ha fatto ad inizio 2012 con la Filmberg, casa di produzione cinematografica messa su assieme al producer torinese Joseph Geminale, mirata al cinema italiano di qualità con una prospettiva internazionale. Filmberg ha già un progetto: “Crisalide”, thriller psicologico che Igor Maltagliati e Federico Greco dovrebbero girare nel prossimo inverno tra le montagne dell’Alto Adige, e che, con un budget di 1 milione di euro, può già contare su una distribuzione internazionale (Industry Works Pictures).
La mancanza di know how è attualmente il nodo più stretto attorno allo sviluppo dell’audiovisvo in Alto Adige. La Scuola Zelig, storico punto di riferimento creativo sul territorio, insegna a fare documentari (“siamo in grado di produrre ai più alti livelli” rivendica orgogliosamente Kofler), ma non cinema e fiction. Questo problema affiora in tutte le conversazioni con i professionisti locali.
“La nascita della BLS ha prodotto la nascita di una nuova domanda che si è riversata sul territorio”, osserva Debora Scaperrotta, autrice di documentari ma attualmente location manager “per esigenze territoriali”.
Infatti, “proprio perché la nascita della Film Commission l’abbiamo voluta noi filmaker altoatesini, abbiamo sentito il dovere, noi per primi, di adattarci alle nuove esigenze”.
Come location manager Debora ha iniziato con “Un passo dal cielo”, di cui sta seguendo anche la seconda serie, e ha lavorato per altri film tra cui “Il volto di un’altra”di Pappi Corsicato.
Considera strategico lo sforzo della BLS, che con MOV[i]E.it ha avviato – assieme alla scuola Zelig – corsi di assistente alle riprese e assistente alla produzione. “Senza il corso alcune persone non avrebbero scoperto quella che poi si è rive- lata proprio la loro vocazione”, motiva.
Ed è accaduto per Ana Magdalena Wenter, che durante la frequenza al corso di assistente alla produzione ha fatto uno stage in “Un passo dal cielo”, e subito dopo è stata assunta in una produzione tedesca come location manager. Parla con entusiasmo dell’esperienza di MOV[i]E.it: “ Ho imparato tantissimo – dice – e soprattutto ho avuto tantissimi contatti”.

ASSOCIARSI PER COMPETERE: PICCOLE AZIENDE CRESCONO
Ma i corsi non bastano: Debora Scaperrotta è convinta che molto si impari lavorando, e per questo ritiene che si debbano favorire partnership tra aziende locali e ditte audiovisive “storiche e solide”, che funzionino come dei veri e propri “apprendistati”.
Fa un esempio: “C’è una cooperativa sociale, la Oasis, che si occupa di giardinaggio, montaggio palchi, costruzioni: io li ho coinvolti in due film, dove hanno instaurato una buonissima relazione con Scenarredo, storica azienda romana, “hanno lavorato insieme e ora stanno pensando di creare qualcosa di più solido e strutturato ricorrendo ai finanziamenti europei”
Un caso esemplare, dunque: “Scenarredo aiuterà la cooperativa Oasis ad imparare a costruire per il cinema”.
Che l’arrivo delle produzioni “romane” (ma anche tedesche e austriache) faccia crescere le maestranze locali, lo sa bene Giuseppe Tedeschi, che ha studiato regia alla Zelig, e ha avuto la sua prima esperienza come assistente alla regia nel film di Corsicato; attualmente è impegnato, come aiuto regista, nel debutto cinematografico di Alessandro Rossetto: “Piccola patria”, storia d’amore e razzismo nel nord est italiano. “L’avvento della BLS ha segnato il passaggio al cinema e alla fiction – dice – e il suo ausilio è stato straordinario in questa fase di start up”. Ma bisogna guardare avanti, camminare con le proprie gambe: “ E’ l’unione che fa essere autonomi. Questo, secondo me, è l’imput della BLS”.

E infatti Tedeschi condivide con altri professionisti uno spazio, ma soprattutto un progetto, con Die Filmwerkstatt, neonata azienda di post-produzione che fornisce un’ampia gamma di servizi, dal montaggio al color grading al missaggio audio. Il titolare è Jochen Unterhofer, regista, che assieme a Karl Prossliner ha potuto stavolta realizzare un’impresa già tentata senza successo nel 2000. “Ma noi altoatesini siamo teste di legno”, commenta Jochen accogliendoci nel grande spazio ancora in allestimento.
Lì saranno create 4 sale di montaggio e postazioni di lavoro per i professionisti associati, che coprono specialità diverse, come sound designer, fonico, musicista, montatore, operatore camera, sviluppo progetti, assistente alla produzione, internet.
“Una volta c’era solo la Rai, qualche filmato d’immagine, documentari servizi redazionali… così sono andato a lavorare fuori”. Ma ora “che arriva tanta gente da fuori”, Jochen ha potuto realizzare la sua ambizione, e assieme ai suoi partner è in grado di assicurare, oltre alla post- produzione, la realizzazione di istallazioni per musei, spot pubblicitari, documentari, video aziendali.
“La cosa fantastica della presenza della BLS è che la gente si sta professionalizzando, ognuno acquisisce una professionalità specifica, mentre prima ognuno faceva un po’ tutto”, dice, ma aggiunge: “lo svantaggio è che comincia a mancare personale”.
E’ questa la ragione per cui Jochen sta pensando ad organizzare internamente corsi professionali. L’edificio (era originariamente un forno, adiacente a un mulino), dove ha preso sede Filmwerkstatt, è sulla strada che collega Bolzano con Merano.
“E’ un tratto strategico, ideale dal punto di vista logistico per accogliere le produzioni cinematografiche, perché ci sono molti alberghi e piccoli centri abitati che possono offrire una serie di servizi utili alle produzioni”: lo sostiene Philipp Moravetz, che ha una società di service production a Bolzano (“Giafatto Filmproductions”), e dallo scorso gennaio ha fondato una casa di produzione, EchoFilm, con tre soci: Karl Baumgartner, titolare della storica “Pandora Film” in Germania, Andreas Pichler, regista di film documentari , e Georg Tschurtschentaler producer per una società di produzione berlinese.

Ambizione della neonata società è sviluppare progetti altoatesini, scritti, diretti e coprodotti da altoatesini, “ma siccome l’inizio è duro – ammette con realismo Philipp – la EchoFilm funge anche da service production”, organizzando il lavoro, dalla preproduzione fino alla fine delle riprese, sui set che vengono girati in Alto Adige: collabora con case di produzione provenienti da Roma, Germania, Austria e Svizzera.

Prima di tornare a Bolzano Philipp ha fatto esperienze di cinema in giro per il mondo, tra Roma, Monaco e Los Angeles : “Ho frequentato a Roma il Centro Sperimentale per quattro anni, poi sono andato via perché lì non si muove nulla, mentre a casa mia stanno succedendo cose interessanti e in poco tempo ho conosciuto parecchia gente di cinema. Se fossi rimasto a Roma, a Monaco o a Los Angeles sarei stato uno dei tanti, qui sono uno dei pochi che fa questo mestiere e che ha fatto esperienze anche in lingue diverse”.

Il primo service come Echo Film é stato fatto nel 2012 per il progetto “Karl der Grosse” (Carlo Magno), coproduzione tra Taglichtmedia (Germania) e Pretv (Austria), dove la nuova società ha organizzato tutto il set in Alto Adige per otto giorni di riprese tra Aldino, Alpe di Siusi e Val Sarentino.
EchoFilm è stata produttore esecutivo per la parte italiana del film.
L’ambizione di Philipp è poter offrire in loco tutto ciò che occorre per una produzione completa, ma sa che c’è ancora parecchia strada da fare: “Abbiamo undici produzioni sul territorio tra giugno e settembre, e le maestranze non sono sufficienti. Poi, in inverno, le produzioni calano, anche per la mancanza dei teatri di posa”. Quella dei teatri di posa è una cosa che torna con insistenza nella conversazione con Philipp: “penso che se in un prossimo futuro non verranno creati, sarà un problema per il territorio: io non posso mandare la produzione a Monaco per un cover set e poi farle fare altri 280 chilometri per tornare a dormire in Alto Adige per poter rispettare i requisiti di spesa sul territorio”. Ma sa anche, Philipp, che i teatri di posa non sono attualmente nei pensieri della BLS, perché al momento la loro costruzione sarebbe un rischio troppo alto sia per il settore pubblico che per quello privato. Lui non si perde d’animo, e nel frattempo pensa a come poter riconvertire una tipica risorsa locale: i magazzini di mele.

L’IMPATTO SULLA COMUNITA’: UN SOGNO LUNGO PIU’ DI UN GIORNO 

Si è parlato finora delle nuove opportunità che da un paio d’anni si offrono a chi lavora nell’audiovisivo in Alto Adige, e di come l’impulso istituzionale abbia dato la spinta a fare impresa e ad associarsi.
E’ però altrettanto interessante osservare come “l’arrivo del cinema” stia incidendo sulle attese della comunità locale, non soltanto quella audiovisiva. Siamo in una regione dove praticamente non esiste disoccupazione. “Gli artigiani che motivazione hanno di lavorare nel film se il lavoro già ce l’hanno?” la domanda è di Kofler, che prova anche a dare una risposta : “Pochissimi hanno la necessità economica di dedicarsi al film: io penso che quelli che si stanno muovendo adesso in questa direzione sono quelli che hanno una vera passione per il film. Noi non siamo solo una terra di contadini e albergatori come ci vedono magari dalla Germania, bravi a produrre solo vino e mele”.
Ma non ci sono solo le ragioni dell’orgoglio.
Il cinema può funzionare anche se non c’è “vocazione”; gli albergatori, per esempio, pur essendo abituati a una diversa tipologia di clienti (famiglie e anziani), si avvicinano con curiosità alle esigenze della gente di cinema: “dopo una iniziale diffidenza ho visto che si abituano e ci chiedono quando tornano le troupes”, racconta Moravetz.
Strano, in apparenza, perché il modello di lavoro del cinema è opposto al loro, e non solo nei ritmi.
“In Alto Adige costruire significa costruire per la vita, mentre al cinema si costruisce per poi distruggere dopo poco”, conferma Scaperrotta, che proprio per il suo lavoro sulle location è un ottimo sensore dei comportamenti della gente del luogo.
Nella ricerca dei perché non va trascurato il fatto che l’audiovisivo, proprio per il suo impatto “leggero” sul territorio, meglio di altri settori può convivere con il concetto di sostenibilità, molto presente nella cultura della gente del luogo. C’è poi il bilinguismo (anzi, le lingue sono tre: italiano, tedesco e ladino), considerato un “patrimonio” dagli altoatesini: perché può garantire – in barba ai luoghi comuni – una maggiore apertura, elasticità e capacità di comprendere e accogliere sia le produzioni “romane” che austriache o tedesche.
La sensazione, in Alto Adige, non è quella del confine, che invece si avverte nettamente nella vicina Friuli Venezia Giulia. L’Alto Adige somiglia piuttosto a un’isola, anzi, a un’arcipelago, con tanti dialetti quante sono le valli. Una solitudine che non è isolamento: “Sono persone che ti danno l’anima nel momento in cui riconoscono in te una buona causa, quando trovano una motivazione diversa da quella che hanno normalmente, nel quotidiano”, dice ancora Scaperrotta, mostrando un percorso più semplice.
“Quando partecipi a questi progetti puoi raccontare una storia ai tuoi figli”, esplicita Peter Trenkwalder, affermato imprenditore, titolare dell’omonima azienda che da quarant’anni realizza istallazioni di tetti in metallo, coperture per rifugi in alta montagna, grondaie.

A SCUOLA DAL CINEMA: GRANDI AZIENDE DIVERSIFICANO
“Due anni fa – racconta – mi ha chiamato un amico che fa la guida alpina: serviva una piattaforma in montagna, in parete, dove mettere la gru della camera”. Serviva per “Der Sommer der Gaukler”, produzione tedesca del 2010. Poteva essere un lavoro come tutti gli altri, ma Peter è una persona molto curiosa: “avevo buoni rapporti con il responsabile della produzione e gli ho chiesto di spiegarmi come funzionava il loro mestiere: ho capito che per noi come team sarebbe stato l’ideale”. Da circa dieci anni, infatti, Trenkwalder lavora assieme a Wolf Haus (prefabbricati in legno), e Air Service Center (elicotteri).
“Ci siamo messi attorno a un tavolo e abbiamo deciso di sfruttare quest’opportunità; ci siamo chiesti: cos’altro può servire alle case produttrici?”
E’ nata così T&P Filmpool, megastruttura che sotto il coordinamento di Trenkwalder non fornisce soltanto costruzioni in alta quota, ma assicura un ciclo più ampio di servizi: ufficio di ingegneria per progetti e pratiche burocratiche, trasporti con elicottero, costruzione di pareti in legno, lavori di falegnameria, pittura, stuccatura, carpenteria, guide alpine, catering, ospitalità alberghiera e location management.
Tutti lavorano nella zona di Vipiteno, “collaboriamo da tanti anni sui cantieri; funziona tutto bene perché sia tra le aziende che tra le persone c’è fiducia”.

Quest’anno T&P Filmpool ha lavorato a “La montagna silenziosa” di Ernst Gossner prodotto da Sigma Filmproduktion, e “Die schwarzen Brüder” diretto da Xaver Koller e prodotto da Enigma Film.
Adesso il pool è impegnato a Solda, ai piedi dell’Ortles, in “Gletscherblut” horror diretto da Marvin Kre e prodotto da Allegro Film di Vienna. Per questo film, ambientato in un osservatorio sulle Alpi, il pool diretto da Peter Trenkwalder è arrivato a costruire le scene a quota 2700 metri. “E’ stato stressante ma molto divertente, lì devi essere veloce, competente, abbiamo imparato a vedere le cose in un altro modo: noi costruiamo una grondaia che può resistere 50 anni ad esempio, a loro invece serve qualcosa che costi poco, che sia veloce e che possa tenere 7, 8 settimane, e questo all’inizio non era tanto facile da capire… allora vai alla ricerca di materiale usato, che altri buttano via, perché a loro non serve materiale nuovo ma vecchio. Mi hanno insegnato quanto si possa risparmiare in tempo e costi”.

Anche se il fatturato generato dall’audiovisivo rappresenta una quota minima del giro d’affari delle aziende del pool, l’entusiasmo di Peter Trenkwalder è pienamente giustificato. Un film infatti, mi spiega, è un ottimo lavoro per un settore che vive di piccoli cantieri (“per fatturare quanto in media fatturo con un film dovrei andare a cercami 10 casette a cui fare il tetto”). Inoltre, dal cinema Trenkwalder ha imparato– è lui a dircelo – a pianificare il lavoro, e col cinema ha scoperto i vantaggi di un modello “orizzontale”, associativo, e dunque più elastico e leggero, rispetto a quello “verticale”, gerarchico, che vige nel suo settore.

Anche Gabriel Kostner sostiene di aver molto imparato dal cinema. La sua specialità e la sua passione sono le Dolomiti, che conosce come pochi, volandoci con il suo elicottero da oltre vent’anni. Nel 1998 fondò assieme al fratello Marco la Elikos per il trasporto a gancio di materiali ad alta quota, e questa è rimasta l’attività prevalente, assieme al Soccorso Alpino (“nel giro di tre minuti dalla chiamata siamo in grado di decollare con medico a bordo”).

Poi, nel 2002 , arriva “The Italian Job” e Gabriel scopre un’emozione nuova. “Muoversi tra le montagne non è semplice, e co- noscere il territorio è importante”, dice, ma fare le riprese è un’altra cosa ancora: “devi vedere con l’occhio del regista”. Una volta “facevamo riprese con la porta scorrevole aperta, l’operatore fuori legato con i piedi, e una cinepresa sulla spalla”; niente a che vedere con la qualità e la precisione che si ottengono oggi: “la telecamera è fuori, e dietro il pilota c’è una cabina chiusa dove regista e operatore lavorano con un grande monitor; anche il pilota ha un monitor, più piccolo, dove vede quello che vede l’operatore. E’ importante conoscersi, e che operatore e pilota giochino assieme”. Sia per l’alto costo che per la rapidità con cui le telecamere “invecchiano”, la Elikos ha scelto di non acquistare ma di noleggiare l’equipaggiamento, adeguandolo alle esigenze del cliente (riprese in 16mm o 35, in HD ora persino in 3D), rivolgendosi di norma alla Cineflex.

Lavorando anche con produzioni hollywoodiane (ha realizzato alcu- ne riprese aeree di “Quantum of Solace”, della serie di James Bond) Kostner ha imparato a soddisfare ogni richiesta in tempi rapidi, dalle location, ai permessi, alla dotazione delle apparecchiature di ripresa. Molto del lavoro è assorbito dalla pubblicità (Peroni, Mercedes, e, lo scorso anno, lo spot del videogioco “Need for Speed – Hot Pursuit”, che Kostner ricorda con eccitazione) ma non mancano la fiction (le riprese aeree sono la cosa che più colpisce della serie “Un passo del cielo”) e il cinema (il già citato “Gletscherblut”, attualmente in lavorazione).

L’audiovisivo copre non più del 10% del lavoro della Elikos, ma Kostner, che ama l’avventura, non rinuncia a tutto quello che di nuovo sa di poter scoprire.
Imparare il volo delle aquile, per esempio, dato che un’aquila è protagonista di un film di produzione tedesca, attualmente in preparazione, di cui Kostner non vuole (non può) dirmi altro.

 

DUE ANNI DI BLS FILM FU&COMMISSION
Istituita nell’autunno 2010, BLS Film Fund & Commission dell’Alto Adige è una divisione della Business Location Südtirol, società interamente controllata dalla Provincia Autonoma di Bolzano che si occupa dell’insediamento di imprese sul territorio e di marketing territoriale.
Diretto da Christiana Wertz, Head of Film Fund & Commission, lo staff è composto da Sara Valduga (project manager), Carmen Cian (Film Production & Location Service), Marco Dreysse, Marion Wagner e Alexia Demez (Film Funding Consultants).
La sua vocazione è creare nuove opportunità di sviluppo per il territorio.
L’obiettivo prioritario è, di conseguenza, il coinvolgimento delle infrastrutture e delle professionalità del luogo.
Il principale strumento d’intervento è il Film Fund, con una dotazione annua di 5 milioni di euro, erogata in tre tranches e aperta alle produzioni di documentari della durata di almeno 30 minuti, di film e serie televisive della durata minima di 45 minuti e di lungometraggi della durata minima di 80 minuti.
Requsito base per poter beneficiare del Fondo è l’effetto territoriale, cioè la spesa sul territorio che non deve essere inferiore al 150% dell’importo erogato.
Dal suo insediamento il Fondo ha sostenuto finanziariamente 54 film per un importo complessivo di 10,5 milioni di euro.
Oltre al Fondo e ai sevizi alle produzioni, BLS gestisce una serie di iniziative mirate alla formazione.
Quest’anno insieme alla scuola Zelig ha organizzato un corso professionale di formazione breve per assistenti alla produzione e assistenti operatori, figure molto richieste dalle produzioni. Il corso è iniziato ad Aprile ed è durato 7 week end, prevedendo, per i mesi estivi, un tirocinio all’interno di produzioni televisive o cinematografiche.
Per il prossimo anno è previsto un nuovo corso, rivolto ad altre figure professionali. Tra il 2011 e il 2012 BLS ha organizzato anche RACCONTI#1, Script Lab per sceneggiatori, la cui seconda edizione sarà presentata al Lido di Venezia, durante la Mostra del Cinema.

PRINCIPALI AZIENDE SORTE IN ALTO ADIGE DOPO LA COSTITUZIONE DI FILM FUND&COMMISSION
Echo Film (produzione, produzione esecutiva)
Alpinisten.it (service)
Die Filmwerkstatt Meran (rental e service)
FilmBerg (produzione cinematografica)
T&P Filmpool (costruzioni, ufficio ingegneria, logistica e guide alpine)
Albolina Film (service)
Dolomyte Media Marketing (Product Placement)

 

FILM E FICTION TV GIRATI IN ALTO ADIGE TRA GIUGNO E SETTEMBRE 2012

Lungometraggi
Il Principe abusivo produzione Cattleya (Italia)
Controra coproduzione Interlinea Srl (Italia) e Ripple World Pictures
(Irlanda)
The Best Offer produzione Paco Cinematografica (Italia)
La montagna silenziosa produzione Sigma Filmproduktion GmbH
(Austria).
I fratelli neri produzione Enigma Film (Germania)
Karl der Große coproduzione Taglichtmedia (Germania) e Pretv (Austria)
Das Märchen der Prinzessin, die unbedingt in einem Märchen
vorkommen wollte produzione FR Entertainment (Germania)
Gletscherblut produzione Allegro Film (Austria)
Wir haben gar kein Auto produzione Eyeworks Fiction & Film e ZDF
(Germania)

Serie TV
Das kulinarische Erbe der Alpen produzione Megaherz per Bayerischen
Rundfunk (Germania)
Un passo dal cielo produzione Lux Vide per Rai Uno (Italia)

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