Rapporto APA: l’industria cresce e punta su meno titoli e più qualità

Una maggiore selezione nella scelta dei progetti, e una maggiore attenzione alla loro circolazione internazionale: è questa l’inversione di tendenza più importante del mercato audiovisivo evidenziata oggi al MIA nel corso della presentazione del 7° Rapporto sulla Produzione Audiovisiva Nazionale.

Che si traduce in un maggior impegno nella ricerca della qualità a scapito della quantità, ricerca che deve essere garantita anche da un sistema di aiuti pubblici dotato di requisiti basati su rigore, rapidità, semplicità ed efficacia nelle erogazioni.

«Il valore aggiunto del nostro sistema produttivo è nelle imprese indipendenti: sono loro a garantire titolarità delle idee, flessibilità operativa e capacità di costruire progetti esportabili. Investire nella loro sostenibilità finanziaria e nella chiarezza delle regole significa rafforzare la competitività internazionale del prodotto audiovisivo italiano», ha dichiarato Chiara Sbarigia, Presidente APA.

In termini numerici, si registra uno deciso slancio, con  16,3 miliardi di euro generati dall’industria audiovisiva italiana nel 2024 (+9% rispetto al 2023, pari allo 0,73% del PIL): a guidarlo è la televisione lineare, protagonista grazie al boom degli investimenti pubblicitari, e il video online, in continua espansione a doppia cifra, confermando il ruolo centrale del comparto nel panorama digitale. La Televisione lineare rimane anche nel 2024 il primo mezzo audiovisivo con una quota del 52% sul totale del settore, che sale al 61% considerando l’area integrata degli Audiovisivi di Rete (offerte TV e Online Video), confermando il ruolo centrale degli operatori tradizionali anche nella transizione digitale.

Aumenta anche il costo complessivo di produzione delle opere audiovisive: oltre 2,165 miliardi di euro (+10%);  mentre il costo medio orario della fiction si attesta intorno a €1,65 miliardi, segnale di una crescente selezione sui progetti e di un orientamento a produzioni di alto valore.

La filiera coinvolge oltre 124.000 professionisti, con 4.747 donne imprenditrici e una significativa presenza di under 35, pur mantenendo un settore a prevalenza maschile e concentrato nel Lazio.  

Il tema della qualità e del valore produttivo è stato oggetto anche del panel che ha seguito la presentazione dei dati, a cui hanno partecipato  alcuni fra i principali commissioner: Maria Pia Ammirati (Direttore, Rai Fiction), Eleonora Andreatta (Vice Presidente per i contenuti italiani, Netflix), Daniele Cesarano (Direttore Fiction, Mediaset), Nils Hartmann (Executive Vice President, Sky Studios Italia) e Viktoria Wasilewski (Country Manager, Prime Video Italy).  

Se per Maria Pia Ammirati per il servizio pubblico il concetto di qualità deve andare d’accordo con quello di quantità (“La varietà che esprimiamo significa parlare più linguaggi per arrivare a pubblici diversi, e ogni titolo è un organismo a se stante che va trattato in maniera empirica”), Daniele Cesarano evidenzia una leggera sottoproduzione, per quanto riguarda Canale 5 (l’unica rete Mediaset che fa produzione originale), per mancanza di un certo tipo di autori, ” che riescano a scrivere la fiction che si faceva con produttori come Pietro Valsecchi o Alberto Tarallo. La parola chiave è massimalismo: le emozioni devono essere estreme, esibite, ma è difficile trovare qualcuno che sappia scrivere il melo'” spiega. “Quindi al momento stiamo facendo dei remake, una cosa per me terribile da confessare, ma necessaria, perché i volumi che vorremmo sono superiori a quelli che facciamo.”

Ma la qualità, sottolinea intelligentemente Nils Hartman, è anche qualità di comunicazione, “perché spesso non riusciamo a comunicare bene tutto ciò che facciamo, e anche questo è un problema.”

Secondo la ricerca, la produzione italiana continua a stupire con titoli di grande successo che guidano un panorama audiovisivo sempre più selettivo e ambizioso. 

Per Rai e Mediaset gli esempi che ritornano sono rispettivamente il ‘fenomeno’ Mare Fuori e Viola come il Mare.

Nils Hartman cita Gomorrah le origini “un prequel che ha avuto un approccio innovativo che non ricalca ciò che era già stato fatto nelle prime 5 stagioni”. Tinny Andreatta parla de Il Mostro di Firenze, di prossima uscita, che “ben interpreta la qualità per Netflix: una scrittura rigorosissima e molto sofisticata per raccontare una storia molto radicata in Italia e resa rilevante per pubblico di oggi. Insistendo sul fatto che non esiste la vera identità del colpevole, ma ognuno dei sospettati è stato un mostro nei confronti delle donne.”

Di prossimo lancio anche Roast in Piece,il nostro primo roast show con Michela Giraud” dice Viktoria Wasilewski. Si tratta di una forma di stand up comedy graffiante e divertente, in cui una persona viene messa alla berlina per divertire il pubblico e l’ospite d’onore-bersaglio…in questo caso si tratta di orazioni funebri per diversi vip!

Un esempio, quest’ultimo, di un altro dato emerso dal Rapporto, ovvero l’unscripted che cresce, con la produzione indipendente e il branded entertainment sempre più protagonisti.

Su come la ricerca della qualità domini anche sull’unscripted Wasilewski fa inoltre l’esempio di The Traitors,  un format conosciuto all’estero (ispirato al format olandese De Verraders, con un concept che ricorda quello de La Talpa, n.d.r.) e portato in Italia, in Trentino Alto Adige, “dove speriamo di trovare un pubblico.”
Puntare sulle meravigliose locations italiane è uno dei tratti distintivi di Prime: lo hanno fatto con Hotel Costiera, uscito recentemente (leggi qui) o “il film che lanceremo il prossimo anno Non è un paese per single, girato in Toscana in italiano, adattamento del best seller di Felicia Kingsley.

Ancora, citando dal rapporto: “lo short form emerge come nuova frontiera creativa e commerciale, tra TikTok e Instagram, trasformando il modo di raccontare storie e di coinvolgere il pubblico”.

Ma è in trasformazione anche la modalità di fruire le storie sulle piattaforme, nota Andreatta, citando una ricerca sul co-viewing nell’era streaming: “è interessante che lo streaming che ha inventato la visione individuale e  individualista  sia protagonista di questa nuova tendenza, che mette assieme generazioni diverse, motivate dal desiderio dei ‘genitori’ di condividere i contenuti della propria giovinezza  o da quello dei ‘giovani’ di parlare di sé stessi attraverso certi titoli quali Skam Italia o Tutto chiede salvezza.

Lo studio è stato realizzato da APA con il supporto di istituti di ricerca come eMedia, Ce.R.T.A. Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi  e Fondazione Symbola.

È possibile consultare la presentazione del Rapporto QUI

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