Oltre 120 eventi tra film, documentari, corti (38 nelle diverse sezioni competitive), masterclass e incontri: saranno delle “bussole nuove, capaci di orientarci in una geografia umana sempre più complessa” secondo Nicoletta Romeo, che così definisce le visioni in programma al 37° Trieste Film Festival, il più importante appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro orientale, da lei diretto, che si svolgerà a Trieste dal 16 al 24 gennaio, fra il Politeama Rossetti, il Teatro Miela e il Cinema Ambasciatori.
Come di consueto, la manifestazione avrà una doppia apertura: il 16 al Teatro Miela con Franz, biopic su Franz Kafka, della regista polacca Agnieszka Holland (distribuito in Italia da Movies Inspired), selezionato per la Polonia agli Oscar 2026 e nella shortlist EFA. Il 20 gennaio al Politeama Rossetti, ci sarà The Disappearance of Josef Mengele di Kirill Serebrennikov (distribuito in Italia da Europictures), esordio nazionale dopo l’anteprima mondiale alla sezione Cannes Premiere: al centro, proprio la vita e la storia dell’uomo noto come «L’Angelo della Morte». Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, Josef Mengele, il medico nazista di Auschwitz, fugge in Sud America per ricostruirsi una vita in clandestinità: attraverso gli occhi di suo figlio che lo ritrova, Mengele è costretto a confrontarsi con un passato che non può più ignorare. Il regista Kirill Serebrennikov terrà una masterclass la mattina dopo (21 gennaio, ore 11.30, al Rossetti), moderata da Joël Chapron, storico collaboratore del Festival di Cannes ed esperto di cinema russo e sovietico.
La chiusura del festival sarà invece dedicata a Silent Friend di Ildikó Enyedi(distribuzione italiana Movies Inspired), già in concorso a Venezia – dove all’attrice Luna Wedler è andato il Premio Marcello Mastroianni – e in shortlist per gli EFA, nella serata di sabato 24 gennaio al Politeama Rossetti. Lo stesso giorno, sempre al Rossetti alle 17.00, la regista ungherese incontrerà il pubblico in una masterclass.

Nel cuore di un giardino botanico in una città universitaria medievale della Germania si erge un maestoso albero di ginkgo: questo testimone silenzioso ha osservato per oltre un secolo i quieti ritmi di trasformazione attraverso tre vite umane. Dal 1908 al 1972, fino all’ultima nel 2020, seguiamo gli incerti tentativi dei protagonisti di entrare in contatto, mentre vengono trasformati dal potere silenzioso, duraturo e misterioso della natura.
Altri importanti titoli shortlist agli EFA sono Two Prosecutors di Sergei Loznitsa, già in concorso a Cannes (e poi in distribuzione italiana con Lucky Red), che dopo la partecipazione dello scorso anno (con il documentarioThe Invasion) che gli valse il premio Eastern Star 2025, riporta lo spettatore alla fiction, precisamente in Unione Sovietica nel 1937. Migliaia di lettere di detenuti falsamente accusati dal regime vengono bruciate in una cella di prigione: contro ogni previsione, una di queste lettere arriva a destinazione, sulla scrivania del neonominato procuratore locale, Alexander Kornev, che farà tutto il possibile per incontrare il prigioniero, vittima di agenti corrotti della polizia segreta, l’NKVD.
E In die Sonne schauen (Il suono di una caduta / Sound of Falling, distribuito in Italia da I Wonder Pictures), opera seconda della regista tedesca Mascha Schilinski, Premio della giuria al festival di Cannes e candidato dalla Germania agli Oscar 2026 nella categoria Miglior film internazionale, racconto di quattro ragazze, separate dal tempo ma unite da un luogo, la fattoria in cui trascorrono la loro giovinezza, e da un trauma che riemerge al punto da far rispecchiare le loro vite l’una nell’altra.
Sempre tra gli eventi speciali fuori concorso, il festival presenta Lagūna di Šarūnas Bartas, tra i massimi esponenti del cinema baltico, in un lavoro intimo e potente. Al centro la sua stessa famiglia: sulla costa pacifica del Messico, nella terra che la figlia Ina Marija aveva scelto come casa prima di morire troppo presto, il padre – lo stesso regista – e sua sorella minore Una intraprendono un viaggio per ripercorrere i suoi passi, in una laguna colpita dagli uragani ma perpetuamente rinata. In anteprima italiana in programma Mirrors No. 3 di Christian Petzold, già nella sezione Quinzaine des Cinéastes a Cannes (in italia con Wanted): il film, tra gli esempi più lirici del cinema contemporaneo, presenta Laura, una studentessa di pianoforte di Berlino, che durante un viaggio sopravvive miracolosamente a un incidente d’auto. Fisicamente illesa ma profondamente scossa, viene accolta da una donna del posto che si prende cura di lei con devozione materna. Vincitore del Premio Leone del Futuro a Venezia, nella sezione ci sarà anche Short Summer di Nastia Korkia, ritratto di una quotidianità dalla Russia: Katya, 8 anni, trascorre l’estate con i nonni nella campagna russa. Qui il tempo sembra essersi fermato, gli adulti tacciono e una guerra sullo sfondo distrugge vite.
Degli 8 lungometraggi in gara, 6 hanno protagoniste donne: saranno giudicati dalla giuria composta da Rebecca De Pas, comitato di selezione di Visions du Réel e del Rotterdam IFF, project manager del “Fondazione Prada Film Fund”, Reta Guetg, vicedirettrice Zurigo Film Festival e membro Swiss Film Academy ed European Film Academy, e Mariëtte Rissenbeek, dal 2019 al 2024 direttrice esecutiva della Berlinale e da allora consulente e creative producer.
Fuori Concorso
Fuori Concorso, due cortometraggi di registi di origine triestina: Ether di Vida Skerk in cui una coppia si ritrova ad affrontare tensioni represse, mentre cerca di comunicare su questioni di ruoli e responsabilità, e Cos te costa di Davide Del Degan, una storia di divisione e ricordo, a cavallo tra Italia e Jugoslavia, un commovente omaggio alla Gorizia tagliata a metà nell’immediato Dopoguerra.

A proposito di Gorizia, si potranno a vedere a Trieste anche i vincitori del bando Corti senza confine della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Direzione centrale cultura in collaborazione con FVG Film Commission – PromoTurismoFVG, una selezione di sette cortometraggi realizzati da registi europei che raccontano il territorio transfrontaliero, selezionati dal regista Gabriele Salvatores. Faranno parte delle ”proiezioni accessibili” per persone con disabilità uditive e visive, grazie alla collaborazione con INCinema, il primo festival in Italia accessibile anche alle persone con disabilità sensoriali, assieme a Caravan di Zuzana Kirchnerová, progetto avviato a Trieste nell’ambito della sezione work-in-progress “This is IT” e presentato all’ultimo Festival di Cannes, road movie intimo e poetico che affronta il tema del desiderio di libertà e della genitorialità di un figlio con disabilità.
Premio Corso Salani
Il Premio Corso Salani presenta al festival sei opere italiane indipendenti che non sono ancora state distribuite nelle sale nazionali, a partire dall’anteprima assoluta On Defiance di Giovanni C. Lorusso, un racconto dalla lontana Gambia che vede protagonista un padre in attesa del ritorno della moglie, tra speranza e fede. Dalla profonda Africa alle zone recondite della Sardegna, Nella colonia penale firmato da Gaetano Crivaro, Silvia Perra, Ferruccio Goia e Alberto Diana immerge lo spettatore in luoghi inaccessibili come le ultime case di lavoro all’aperto attive in Europa, regimi carcerari lontani dalla nostra società ma che allo stesso tempo riflettono la contemporaneità. Ancora, Leila di Alessandro Abba Legnazzi, Clementina Abba Legnazzi e Giada Vincenzi, una fiaba che mescola realtà e fantasia con al centro Clementina, una bambina di 10 anni che trasforma l’assenza della madre in un’avventura magica, ePaul a Mayerling – Un Ritratto (Paul in Mayerling – A Portrait) racconto personale e corale firmato daAntonio Pettinelli sulla figura del regista e sceneggiatore Paul Vecchiali. Chiudono la sezione Abele di Fabian Volti, spaccato del pastoralismo errante dal Medio Oriente al Mediterraneo che indaga i segni di una peculiare condizione umana, e White Lies di Alba Zari, regista triestina, dove il passato più intimo e doloroso dell’autrice – nata nella controversa setta dei ‘Children of God’ – emerge attraverso il confronto con la madre e la nonna, nel tentativo di capire le ragioni che le hanno portate a unirsi al culto e che hanno segnato una ferita profonda nella famiglia (Menzione Speciale al Festival dei Popoli, leggi QUI).

Wild Roses
Nella sezione dedicata alle registe europee, che quest’anno celebra le voci femminili del cinema sloveno: curata da Nerina T. Kocjančič, responsabile della Promozione e della Distribuzione del Centro di Cinema Sloveno di Lubiana, troviamo un altro esordio candidato agli EFA proprio come migliore opera prima: Kaj ti je deklica (La ragazza del coro / Little Trouble Girls, distribuito in Italia da Tucker Film, e candidato ufficiale della Slovenia agli Oscar 2026), storia di amicizia e primi conflitti tra donne, ma soprattutto di risveglio della sensualità femminile. Si segnalano, inoltre, Fantasy, opera prima di Kukla, presentato in anteprima italiana anche nel concorso lungometraggi, e Ida Who Sang So Badly Even the Dead Rose Up and Joined Her in Song film debutto di Ester Ivakič, Premio speciale della giuria all’ultimo Torino Film Festival, opera che ritrae il momento di passaggio dall’infanzia all’età adulta.



