INTERNAZIONALIZZAZIONE/I Fondi di Co-Sviluppo

di Silvia Finazzi* e Maria Giuseppina Troccoli**

La consapevolezza che un film prodotto in regime di co-produzione abbia un valore aggiunto rispetto ai film nazionali al 100% è diventata sempre più consolidata negli ultimi anni.
Un progetto in co-produzione è sintomo di una volontà di costruire un’identità culturale comune, nonché un’industria europea più matura e capace di penetrare sui mercati globali. Inoltre, il dialogo costante con i paesi extra europei è un motivo di orgoglio e di indispensabile scambio culturale.
La necessità che l’industria italiana si apra ad altri mercati, consolidando le relazioni esistenti ed esplorando nuovi territori, non è sfuggita alla Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che a partire dal 2013 ha dato un’ulteriore spinta all’internazionalizzazione del cinema italiano attra- verso la creazione di fondi di co-sviluppo.

Oltre alla volontà di incrementare il numero esiguo delle coproduzioni degli ultimi anni (nel 2013 sono state 29 su 166 film di nazionalità italiana prodotti, nel 2014 sono state 21 su 201 e, da dati provvisori, quelle prodotte nel 2015 sono state 26 su 191), i nuovi fondi favoriscono la cooperazione internazionale nella fase della creazione cinematografica che concerne la nascita dell’idea, la sua strutturazione creativa e il suo sviluppo anche produttivo, in modo che i progetti siano concepiti sin dall’inizio con un respiro internazionale.
La Direzione Generale Cinema presenta già una linea di intervento nazionale per lo sviluppo di progetti tratti da sceneggiature originali.
I fondi di co-sviluppo sono, invece, co-finanziati dai paesi che li sottoscrivono, vedono la completa collaborazione delle istituzioni e prevedono una commissione bilaterale di valutazione (e non sono da confondere con gli Accordi bilaterali di coproduzione, ovvero leggi tra i Paesi che regolano e definiscono i principi per il riconoscimento delle co-produzioni).

Il primo fondo ad essere stato creato, anche per ragioni storiche di proficua collaborazione, è stato quello siglato a Cannes nel 2013 con il CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée), che ha previsto lo stanziamento di 500.000 euro annui – Il finanziamento massimo non può superare i 50.000 euro a progetto e il 70% del budget di sviluppo – per incrementare il numero di co-produzioni di opere cinematografiche di lungometraggio.

L’anno successivo è stato firmato l’accordo – per un ammontare com- plessivo di 100.000 euro – con il FFA (Filmförderungsanstalt) tedesco, incentrato sul sostegno allo sviluppo di progetti a prioritario sfruttamento cinematografico, senza distinzioni di genere (il contributo massimo è di 30.000 euro e non superiore all’80% del preventivo di sviluppo). In entrambi i casi, condicio sine qua non è la presenza di un memo deal con una società di produzione straniera.

Nel 2015 è stata la volta del Canada; l’incentivo di co-sviluppo con il CMF (Canada Media Fund) è co-finanziato per un ammontare di 150.000 euro ed è destinato allo sviluppo di documentari, un genere che trova in Canada una delle sue più felici espressioni nel mercato  audiovisivo. Difatti, il fondo italo-canadese non solo è focalizzato sui documentari (lungometraggi o cortometraggi), ma apre la strada ai prodotti audiovisivi (non seriali), destinati sia alla tv che al web. In questo caso, il contributo massimo è pari a 40.000 euro e non può superare l’80% del budget italiano.

È rilevante citare l’esistenza di un fondo con l’Argentina – gestito dall’Istituto Cinecittà-Luce sulla base di un accordo siglato per la prima volta nel 2008 e prossimo a un rinnovo e di uno con il Brasile, gestito dal Centro Sperimentale di Cinematografia e incentrato principalmente sulle opere prime e seconde.
Per entrambi i fondi latino-americani l’intenzione della Direzione Generale Cinema è quella di dare vita a fondi bilaterali che seguano il modello italo-francese.

Se si considera che l’attività di sviluppo necessita di tempo per giungere al prodotto film che tutti conosciamo, si può oggi fare un bilancio indicativo unicamente dei progetti finanziati a valere sul fondo italo- francese (troppo presto per approfondite considerazioni sul fondo con la Germania, che nella prima edizione ha visto il finanziamento di 6 progetti, 3 maggioritari tedeschi e 3 maggioritari italiani).
I progetti finanziati a valere sul fondo con il CNC sono stati in tutto 44, di cui 22 maggioritari italiani.
Nel biennio 2013-2015 dieci sono stati i progetti che hanno chiuso lo sviluppo e di questi otto sono stati presentati dalle società di produzione per il contributo alla produzione a valere sul FUS e l’hanno ottenuto. Inoltre, tra i pochi già arrivati alle fasi conclusive della copertura del piano finanziario, due hanno anche ottenuto il sostegno Eurimages. Un bilancio, seppur parziale, positivo che spinge l’Amministrazione a voler continuare su questa strada.

Per il 2016, è certa l’attuazione di un fondo con la Macedonia sulla base di un accordo di co-sviluppo siglato nel 2015.

La volontà della Direzione Generale Cinema è quella di allargare le sue prospettive future ad altri paesi europei e guardare verso nuovi orizzonti produttivi.
Parallelamente a questa attività, vi è il continuo impegno per creare ulteriori Accordi di coproduzione al fine di definire nuovi partner nel settore dell’audiovisivo.

*Consulente – DGC-MiBACT
                                                                                                 **Dirigente Ufficio Cinema e Audiovisivo – DGC-MiBACT 

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